Post mercoledì 7 dicembre 2011

RIFLESSIONI AL VANGELO DI MONS. VINCENZO PAGLIA

Lunedì 12 dicembre
Mt 21,23-27

Il Vangelo ci presenta Gesù che, tornato a Gerusalemme, si reca nel tempio. Il giorno prima aveva scacciato i mercanti dall’atrio e guarito molti malati. Ora inizia ad insegnarvi. Il primo segno messianico l’aveva compiuto: guarire i malati; ora si aggiunge l’altro, quello di parlare con autorità. In verità, fin dall’inizio della sua predicazione i Vangeli notano che Gesù insegnava con autorità, e non come gli scribi. La sua predicazione non era un esercizio di dottrina, ma esigeva il cambiamento del cuore, una vera e propria trasformazione della vita. Di fronte a questa pretesa gli scribi gli chiedono di spiegare questa sua pretesa. In realtà vogliono eludere la sua parola e privarla dell’autorevolezza. Gesù prende spunto dalle loro obiezioni e, attraverso l’esempio del Battista, afferma ancora una volta che la via della salvezza è la conversione del cuore, è vivere questo tempo di attesa della sua venuta come un’occasione per un rinnovamento interiore. Nessuno può ostinarsi, come quei sacerdoti e anziani del popolo, nel ritenere di possedere la salvezza da se stessi. Non ci sono meriti o privilegi che esimono dal cercare, dal camminare, dal seguire il Vangelo. Chi crede resta sempre discepolo di Gesù. La reazione infastidita dei capi del popolo nasce proprio dal rifiuto di essere figli per restare schiavi di se stessi e delle proprie tradizioni.

Martedì 13 dicembre
Mt 21,28-32

La parabola che il Signore ci annuncia è semplice: un padre invia i due figli a lavorare la vigna. Il primo dice sì ma poi non va, mentre il secondo fa esattamente il contrario. È il secondo a compiere la volontà del padre. Aveva detto no; ma si pente. Forse ha scorto il volto del padre addolorato per la stupidità della sua risposta, oppure ha visto lo stato deplorevole in cui la vigna è ridotta. Insomma, si pente. E il pentimento cancella un gran numero di peccati. Non è un male non aver voglia; è male continuare a dire no. Questa parabola evangelica mette a nudo la contrapposizione tra il dire e il fare che spesso caratterizza la nostra vita. È, infatti, una contrapposizione che non divide gli uomini tra loro: da una parte quelli che fanno e dall’altra quelli che parlano. In verità, divide piuttosto la vita di ognuno di noi, talora sprecata nelle troppe parole. Il Signore viene a dirci che contano i comportamenti. Lo aveva detto già un’altra volta: «Non chiunque mi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Gv 7,21). La fede non è pronunciare delle formule ma mettere in pratica il Vangelo. Oggi il mondo ha bisogno di testimoni, ossia di discepoli che sanno mostrare con la loro vita la verità e la bellezza del Vangelo. Così ha fatto Gesù per primo, nascendo in mezzo a noi come un umile bambino, forte solo dell’amore di Dio.

Mercoledì 14 dicembre
Lc 7,19-23

Giovanni sta in carcere, e anche da lì, quasi a rappresentare le catene che bloccano il mondo, attende il Messia liberatore. L’uomo della giustizia non ha smesso di attendere e di sperare, non si è lasciato addormentare dal clima molle e superficiale del mondo. Manda i suoi da Gesù perché gli chiedano: «Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettarne un altro?», Giovanni crede alle promesse di Dio e, in certo modo, le vuole affrettare. La risposta di Gesù richiama un brano del profeta Isaia ove si descrive quanto accade all’arrivo del Messia: «I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona novella». Giovanni comprende che questa profezia si è avverata. Ancora oggi sono questi i segni che manifestano la venuta imminente del Messia e la vicinanza del regno di Dio. Servire i malati e i deboli, ridare la vista a chi non vede e la forza a chi non cammina, annunciare il Vangelo ai poveri, è la risposta più autentica e chiara alla domanda di salvezza che nasce dagli uomini.

Giovedì 15 dicembre
Lc 7,24-30

Dopo che i discepoli del Battista si sono allontani, Gesù tesse l’elogio di questo profeta davanti a tutta la folla. Dice che Giovanni è più che un profeta, perché è venuto per preparare la strada al Messia. In questo senso, potremmo dire che ogni credente e la stessa comunità cristiana sono un po’ come il Battista: debbono cioè preparare i cuori ad accogliere Gesù. Il discepolo, infatti, non vive per parlare di se stesso e delle sue imprese, e neppure per affermare le proprie idee o le proprie convinzioni. Tutta la vita del discepolo è al servizio del Vangelo. Egli opera perché il Vangelo raggiunga i confini della terra, tocchi il cuore degli uomini e si convertano a Dio. Ai discepoli e alle comunità cristiane è chiesto di continuare a indicare al mondo Gesù e a dire: «Ecco l’agnello di Dio». È necessario dirlo con le parole e con la testimonianza di vita, appunto come fece il Battista con Gesù, affrettandoci così incontro al momento della sua venuta.

Venerdì 16 dicembre
Gv 5, 33-36
Gesù torna a parlare di Giovanni Battista che ha reso testimonianza alla verità. Egli non era la luce, ma il testimone della luce, che era, appunto, Gesù (Gv 1,8) come si legge nel prologo del quarto Vangelo. La testimonianza di Giovanni è stata comunque efficace, sottolinea Gesù. Basti pensare, possiamo aggiungere noi, che due dei suoi discepoli lo hanno lasciato per seguire il giovane profeta di Nazaret che aveva appena battezzato nel Giordano. Ma ora Gesù rivendica una testimonianza più grande di quella venutagli dal Battista. E la fa discendere direttamente dal Padre. Gesù chiede di guardare le opere che lui compie. È Dio stesso che gli ha comandato di portarle a compimento. È un tema che ritorna nel quarto Vangelo. Durante la predicazione al tempio nella festa della Dedicazione dice alla folla: «Le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza» (Gv 10,25). E nell’ultima cena rivolgendosi ai discepoli dice loro: «Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse» (Gv 14,11). La missione di Gesù non è fatta di affermazioni astratte e lontane dalla vita. Egli è venuto a cambiare il mondo concretamente. È a dire che la fede richiede necessariamente di esprimersi in una novità di vita. Questa è l’opera nuova che sgorga dalla sequela di Gesù. E l’opera di trasformazione inizia a partire dal cambiamento del cuore. Potremmo dire che è questa la prima opera che il Padre ha affidato da compiere a Gesù. E per questo egli viene nel mondo.

Sabato 17 dicembre
Mt 1,1-17

Matteo, attraverso un lungo elenco di nomi, vuole condurci a scoprire la centralità di Gesù, «Figlio di Davide, figlio di Abramo». Egli ha scritto il suo Vangelo per una comunità composta da persone provenienti sia dall’ebraismo che dal paganesimo. Con i due titoli dati a Gesù, «figlio di Davide» e «figlio di Abramo», vuole spiegare ai due gruppi che Gesù è il compimento della promessa di Dio per entrambi. La tavola genealogica traversa la storia di Israele sino a giungere a «Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo». Gesù non vive al di fuori della storia, ne è anzi il compimento. In lui tutte le generazioni trovano conforto e salvezza; non appartiene a una sola cultura, o a una razza o a una sola civiltà. Non a caso nella lista genealogica entrano anche alcune donne pagane, come Racab e Rut, oppure donne che sono macchiate di colpa come Tamar e la moglie di Uria. Gesù è il re d’Israele e di tutti i popoli, è colui che salva e redime, è il culmine della storia. In quell’elenco perciò possiamo inserire anche i nostri nomi e quelli dei nostri cari o di chi incontriamo. Il Signore Iddio ha scelto di camminare con noi: Gesù è davvero l’Emmanuele, Dio con noi.

LA PAROLA

ESSERE CRISTIANI

La Parola di Dio impegna il mio tempo: Dio stesso entrò nel tempo e ora vuole che gli dia il mio. Essere cristiani non è affare di un attimo, richiede tempo.    (Dietrich Bonhoeffer). 

NOTIZIE

IL LIBRO DEL PAPA ARRIVA NEI PAESI ARABI

In arrivo l’edizione araba di «Luce del mondo», il libro intervista che Benedetto XVI ha rilasciato al giornalista tedesco Peter Seewald. Il testo, pubblicato un anno fa, è già stato tradotto in 27 lingue. Da oggi tutti i Paesi Arabi, dal Marocco      all’Iraq ai Paesi del Golfo, potranno leggere il volume del Santo Padre, grazie alla pubblicazione e distribuzione della casa editrice  araba Al Farbi.

La nuova edizione di «Luce del Mondo» sarà presentata ufficialmente presso la Fiera del libro arabo di Beirut. Interverranno il direttore della Libreria editrice vaticana don Giuseppe Costa, il responsabile editoriale padre Edmondo Caruana e Fouad Turc, ambasciatore, cattolico, direttore emerito del Ministro degli esteri del Libano.

«Nour al Aalam» è il titolo del libro in lingua araba, la copertina, riferisce l’Osservatore Romano, sarà in giallo, bianco e rosso, per accostare i colori della bandiera vaticana con quella libanese.

SOLIDARIETÀ, AD AGRIGENTO MOSTRA DI PRESEPI PER GLI ALLUVIONATI DI MESSINA

Un concorso di presepi per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni alluvionate di Messina. È l’idea per il Natale 2011 delle suore salesiane di Agrigento e dell’Ufficio di pastorale giovanile della diocesi.

Il concorso, chiamato significativamente Dal nulla…la speranza è aperto a oratori, parrocchie e scuole. Per partecipare basta realizzare un presepe. Sono due le categorie in gara: partecipanti da 7 a 11 anni e da 12 anni in su. La mostra sarà aperta al pubblico dal 19 al 22 dicembre. Il costo del biglietto di ingresso è di 1 euro. Saranno i visitatori della mostra, attraverso una scheda di valutazione a decretare il vincitore. Il 50% del ricavato dei presepi, che saranno adottati, sarà devoluto a sostegno degli alluvionati di Messina e il rimanente ai bambini di Ismani. Gli organizzatori dell’Ufficio pastorale giovanile spiegano: «È un modo per avvicinare i ragazzi alla tradizione antica ma sempre attuale della preparazione del presepe, rappresentazione della venuta del bambino Gesù tra noi e del suo messaggio di salvezza».

ANGELO SCOLA METTE ALL’ASTA I REGALI DA PATRIARCA PER BENEFICENZA

Gli oggetti regalati al cardinale Angelo Scola quando era Patriarca saranno messi in vendita al Mercatino di Natale di Venezia dall’8 all’11 dicembre.

È stato lo stesso cardinale prima di partire a lasciare in dono al patriarcato quanto ricevuto.   L’obiettivo: raccogliere fondi per completare l’Opera Santa Maria della Carità nel complesso di Villa Elena per malati oncologici terminali.

Tutti gli oggetti sono stati catalogati e per ognuno di essi è stato indicato un contributo minimo, lasciando alla libertà dell’acquirente la possibilità di aumentare la propria offerta.

Circa trecento doni – come presepi, icone, sculture in vetro di Murano, penne ecc – andranno sui banchi del mercatino di S. Teodoro. Per un altro centinaio di regali, di valore prezioso, si è seguita la strada alternativa dell’asta di beneficenza, che si terrà nella prossima primavera e che vedrà anche la realizzazione di un apposito catalogo per descrivere e visualizzare bene gli oggetti. «Questi oggetti valgono doppio – spiega don Natalino Bonazza, delegato patriarcale per la città di Venezia, che sta coordinando l’iniziativa – perché hanno una storia particolare: la generosità e l’affetto dei donatori e il fatto che il Patriarca Angelo, nella stessa logica, ha scelto di spogliarsene per dare vita ad un’ulteriore opera di carità. In questo senso si è doppiamente grati a chi ha fatto questi doni, perché questo loro slancio ha così un seguito».

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07 Dic 2011 alle 12.12 Post

10 Commenti su Post mercoledì 7 dicembre 2011

  1. Seguo sempre, con grande interesse ed attenzione, sia la parte televisiva del sabato su RAI 1 (la registro e me la guardo in settimana ); sia le riflessioni al Vangelo di Mons. Vincenzo Paglia, che trovo spiegate con un liguaggio piacevole, rigoroso e nel contempo facilmente comprensibile.
    Un plauso particolare vanno a Don Ermes Ronchi ( per la sua erudizione e nel contempo per la semplicità nell’ esporre con chiarezza anche i temi più delicati e difficili ) ed al conduttore di Sua Immagine Carrello per l’impegno e la briosità che mette e trasmette durante la trasmissione televisiva. Grazie per il vostro prezioso servizio. Ivano

  2. Ivano Dadò il 08 Dic 2011 alle 08.08
  3. Il Cardinale Scola ha fatto un bel gesto mettendo in vendita tutti i regali ricevuti a Venezia. Sarebbe bello che tanti altri facessero come Lui….
    e invece capita di sentire che certi Prelati lasciano un testamento con beni notevoli: non erano sicuramente seguaci di San Francesco

  4. Eugenia Mazzer il 10 Dic 2011 alle 12.12
  5. Salve ho apprezzato molto che due settimane fa (ovvero la prima domenica di avvento ) avete messo ,oltre al commento, anche il testo del vangelo.Chiedevo se in futuro fosse possibile averlo ancora, perchè questo mi è stato molto di aiuto a comprendere meglio.

    Grazie

  6. Simona il 10 Dic 2011 alle 04.04
  7. Mando i ringraziamenti per la Vostra trasmissione, in particolare a Padre Ermes, in quanto, dopo aver oltrepassato il 90° anno, con l’aiuto della mia amata nipote Francesca che mi dà lettura del vostro giornale, mi date tanta forza e protezione.

    Da Capri,

    Iolanda White

  8. Iolanda White il 12 Dic 2011 alle 04.04
  9. Buongiorno,
    sono contenta del giornale che mi permette di riflettere sul senso del Vangelo , perchè la parola è vicina al quotidiano e non delle frasi ripetute a memoria.
    Grazie

  10. Angela fortunato il 13 Dic 2011 alle 12.12
  11. Grazie per il commento che mi permette di riflettere sul senso della parola di Dio.

  12. Angela fortunato il 13 Dic 2011 alle 12.12
  13. La lettura quotidiana del Vangelo con relative riflessioni,miaiutano ad affrontare la giornata con maggior bserenità. Grazie

  14. Amalia Giusti il 16 Dic 2011 alle 08.08
  15. la lettura continua delle parole del Vangelo porta sempre ad un progressivo arricchimento della sua conoscenza.

  16. vittorio tartaglione il 19 Dic 2011 alle 11.11
  17. grazie per il commento della parola del signore che mi aiuta a riflettere

  18. imma paparusso il 10 Gen 2012 alle 09.09
  19. grazie di esistere

  20. luigi il 13 Gen 2012 alle 01.01

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