Post 29 dicembre 2011

COMMENTI AL VANGELO DI MONS. VINCENZO PAGLIA

Lunedì 2 gennaio
Gv 1,19-28

La prima persona che si incontra nel quarto Vangelo è il Battista, uomo giusto e austero. Vive nel deserto, lontano dalla capitale religiosa e politica. Eppure, in molti vanno da lui per ricevere un battesimo di penitenza ed essere così rigenerati. Tutti lo stimano, al punto da indicarlo come il Messia, o come Elia, o comunque come un grande profeta. Egli si schernisce e insiste nel dire: “Non sono il profeta, non sono il Messia”. Di se stesso dice solo: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: raddrizzate la via del Signore”. E cos’è una voce? Poco più che nulla. Eppure le parole che il Battista pronuncia non sono vane: provengono da un cuore giusto. Sono parole vere che giungono sino al cuore. Questa è la sua forza: una forza debole, che riesce però a toccare il cuore di chi lo ascolta. Giovanni è figura dei testimoni del Vangelo, potremmo dire figura della stessa Chiesa: essere cioè una voce che indica agli uomini Gesù. Giovanni non si appartiene, non è (e non vuole essere) al centro della scena; egli indica un altro: il Signore. È un modo di concepirsi e di vivere ben lontano dalle abitudini usuali di chi si mette al centro della scena. E’ questa la vocazione del discepolo, e anche la sua gioia.

Martedì 3 gennaio
Gv 1,29-34

Giovanni Battista vede venire Gesù verso di sé. In effetti, prima che siamo noi ad andare verso Gesù, è lui che viene verso di noi. E lui che avanza e scende nella nostra vicenda umana. E appare diverso da come noi lo vorremmo. Gesù non è fatto a nostra immagine e somiglian­za, è altro, molto altro da noi. Anche Giovanni dice: “Io non lo conoscevo”. Ma, illuminato dallo Spirito, appena lo vede vicino dice: “Ecco l’agnello di Dio”. Il Battista contempla in quell’uomo che ha davanti colui che salverà tanti, che prenderà sulle spalle (questo significa il verbo “toglie”) il pec­cato del mondo, che cancellerà i legami antichi e violenti che rendono schiavi uomini e donne. Colui che libererà tutti dalla radicata logica del peccato, colui che farà precipitare le poten­ze cattive di questo mondo liberando chi soffre a causa della tirannia del male. E non aggiunge altro. L’evangelista più avanti farà dire a Pilato: “Ecco l’uo­mo”. Davvero questo salvatore è un agnello indifeso; non è un sapiente con un grande seguito. E’ il Figlio di Dio, ma è come un agnello. Un agnello, per di più, condotto al ma­cello. Eppure in quell’uomo, nella sua parola, nei suoi gesti, nel suo cuore, è racchiusa la realtà della nostra salvezza: e un uomo che non è vissuto per se stesso, fino al punto di dare la propria vita per gli altri.

Mercoledì 4 gennaio
Gv 1,35-42

Due discepoli di Giovanni si staccano dal gruppo e si mettono a seguire Gesù. Evidentemente sono stati colpiti dalle parole del Battista. Accade così per ogni incontro con il Signore. C’è sem­pre una parola che colpisce il cuore, all’origine di qualsiasi espe­rienza religiosa. Quei due hanno intuito che quell’uomo è dav­vero colui che aspettano, colui di cui hanno bisogno. Vale perciò la pena di andare con lui. Fanno un po’ di strada, dopo di che Gesù si accorge di loro, si volta indietro e chiede: “Che cerca­te?”. Sono le prime parole che Gesù pronuncia nel quarto Van­gelo, ma è anche la prima domanda che viene posta a chiun­que si avvicini al vangelo: “Che cerchi?” o, in altri termini: “Che cosa ti aspetti dal vangelo?” E i due: “Rabbì dove stai?” Non gli chiedono cosa insegni, che mestiere faccia, ma solo: “Dove stai?” E’ la nostra domanda. E Gesù: “Venite e vedete”. E’ tutta qui la nostra fede: incontrare Gesù e stare con lui. Se ci accade la nostra vita cambia, come fu cambiato a Simone il nome.


Giovedì 5 gennaio
Gv 1,43-51

Il Vangelo di Giovanni continua il racconto dei primi incontri con Gesù. Sono tutti incontri che cambiano la vita. Questo sta a dire che la storia del Vangelo non è altro che una storia di incontri. Gesù, scrive Giovanni, incontra Filippo, e anche a Lui dice: “Seguimi”. E poi Filippo incontra Natanaele (Bartolomeo) e lo porta da Gesù.  C’è sempre bisogno di qualcuno che accompagni. Viene quindi l’incontro decisivo. Natanaele, incontrando direttamente Gesù, scioglie il suo scetticismo e la sua poca disponibilità. E riconosce Gesù come il Figlio di Dio; il suo scetticismo è vinto dalla parola di Gesù, e Bartolomeo diviene un discepolo fedele. Nella sua vicenda troviamo scritta la storia di ogni uomo che cessa di ascoltare solo se stesso e che, ascoltando il Vangelo, trova il senso della sua vita. Bartolomeo segue il Signore con tutto il suo cuore e le sue forze sino alla fine. Come gli altri apostoli, infatti, anche Bartolomeo imiterà Gesù sino all’effusione del sangue.

Venerdì 6 gennaio: SPECIALE EPIFANIA A PAG 4

Sabato 7 gennaio
Mt 4,12-17.23-25

Andrea, nativo di Betsàida, era discepolo del Battista, ed è stato il primo chiamato da Gesù a seguirlo. Il Vangelo di Matteo ce lo presenta sulle rive del mare di Galilea mentre, con Pietro suo fratello, è intento a gettare le reti nel mare per la pesca. Gesù lo vede e lo chiama a seguirlo. L’inizio della vita pubblica di Gesù non è segnato da gesti prodigiosi, ma da un incontro. È una indicazione di come il Vangelo continua a camminare nella storia: incontrando uomini e donne. Infatti, poco dopo si ripete la stessa scena con altri due fratelli, Giacomo e Giovanni. Gesù li chiama ad un’altra pesca, li chiama ad entrare in un altro mare, quello degli uomini e delle donne spesso travolti dalle onde e sbattuti dai venti del mondo. I quattro, abbandonate subito le reti, lo seguono. È la decisione della fede che fa lasciare le proprie abitudini per seguire l’unico capace di dare senso alla vita. Il segreto è semplice: seguire, come ha fatto Andrea, l’invito del Vangelo.

LA PAROLA

Epifania

Oggi bisogna parlare dei magi che la fede ha condotto a Cristo da terre lontane. Vennero e lo cercarono dicendo: Dov’è il Re dei Giudei che è nato?… Annunziano e chiedono, credono e cercano, come per simboleggiare coloro che camminano nella fede e desiderano la visione.    (Sant’Agostino)

 

SPECIALE EPIFANIA – DON TONINO BELLO

EPIFANIA PRELUDIO DI UNA PASQUA ANNUNCIATA

Con i Magi investigatori del mistero nei labirinti dei poveri

Un proverbio, preso dalla collezione dei miei ricordi d’infanzia, suona così: «La Pasqua-Epifania tutte le feste si porta via».

Ciò che allora mi sembrava incomprensibile era lo strano accoppiamento dell’Epifania con la Pasqua. Il Gesù Bambino adorato dai Magi (Mt 2,1-12) che già richiama il Gesù crocifisso e risorto. Il Figlio di Maria e Giuseppe ancora in-fante, cioè senza parola, che, come in una rapida dissolvenza cinematografica, cede il posto al Cristo Signore, Alfa e Omega della storia, Parola unica ed ultima del l’amore universale del Padre.

Poi, col passare degli anni, ne ho capito il motivo e so che non potrebbe essere diversamente.

L’Epifania del Dio-Bambino ai Magi, cioè il suo manifestarsi ai lontani e ai pagani, è già un primo squarcio di luce che lacera il velo del tempio che separava e nascondeva il Santo dei Santi. La lacerazione di quel velo sarà totale e definitiva nell’evento pasquale, quando l’urto dell’onda luminosa del Risorto romperà le anguste barriere di separazione tra cielo e terra, tra vita e morte, tra uomo e uomo.

Così l’Epifania del Natale è il primo bagliore di una Pasqua ormai annunciata. E la Pasqua è l’annuncio della totale Epifania di Dio finalmente realizzata. Non per nulla, oggi si annunciano solennemente le date festive ruotanti attorno alla Pasqua del Signore.

Oggi è la festa degli infaticabili cercatori di Dio, degli inarrestabili pellegrini dell’assoluto, incamminati verso cieli nuovi e terra nuova. A qualunque popolo, razza, religione e cultura appartengano, tutti lo possono trovare per ché egli, che è la meta, si è fatto anche strada.

Visto il collegamento tra Epifania e Pasqua, non sarebbe male commentare quella preghiera che si pronuncia nella liturgia del Venerdì santo per coloro che, «pur non credendo in Dio, vivono con bontà e rettitudine di cuore». E’ splendida, e compendia in chiave di preghiera il senso profondo della festa odierna: «Dio, tu hai messo nel cuore degli uomini una così profonda nostalgia di te, che solo quando ti trovano hanno pace: fa’ che, al di là di ogni ostacolo, tutti riconoscano i segni della tua bontà e, stimolati dalla testimonianza della nostra vita, abbiano la gioia di credere in te, unico vero Dio, e padre di tutti gli uomini».

Cercare oltre i depistaggi e il dis-orientamento

I Magi sono il simbolo di tutti coloro che affrontano un lungo percorso ad ostacoli senza cedere ai tentativi di depistaggio o dis-orientamento, senza lasciarsi catturare dagli ambigui sorrisi del potere.

E il loro viaggio non termina, come ci aspetteremmo, con il raggiungimento del traguardo sognato. «Videro il Bambino con Maria sua Madre» e poi, si potrebbe concludere, vissero felici e contenti. No. Dopo aver offerto i loro doni, «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese». Da allora sarà sempre così per chi lo ha trovato e poi vuole rimanere con Lui: bisogna saper cambiare strada, per non perderlo, anzi, per non perdersi….

Festa anche dei lontani, degli stranieri, degli esclusi dal sistema. L’apparire della luce di Dio tra le nostre tenebre capovolge i sistemi dei pesi e delle misure da noi stabiliti. Trasforma i meccanismi di esclusione e inclusione da noi codificati. Ci sono lontani che diventano vicini e primi che diventano ultimi. Ci sono pii osservanti delle leggi e maestri di morale che escono dal tempio senza essere perdonati, e peccatori, prostitute ed empi samaritani che diventano modelli di santità. Non è l’etichetta che conta. Le vecchie carte d’identità, per Lui, sono tutte scadute e vanno rinnovate con … altri criteri.

I varchi dell’esodo sulle piste del futuro

Se i Magi riescono a incontrare e adorare Gesù, è perché Dio, per rivelarsi, non fa preferenze di persone, non chiede prima la tessera di appartenenza politica o religiosa, non discrimina in base ai titoli di studio o ai diplomi di benemerenza. Non valuta insomma le condizioni di staticità e i piedistalli del passato. Egli va incontro e svela il suo volto a quanti si spingono sulle piste del futuro e aprono i varchi dell’esodo.

Si fa trovare nella casa di ogni uomo reso infante, senza capacità o diritto di parola e di difesa. Si fa identificare da chi ha già deciso di assomigliargli. E gli si può assomigliare solo lasciando la nostra strada, oltre che la sicurezza della nostra casa, per seguire i suoi sentieri e le sue tracce.

Festa, infine, di chi sa leggere i segni. Una stella, guidava i magi nel loro faticoso cammino. Quanti segni anche per noi, nella natura, negli eventi del tempo, nel cuore dell’uomo, possono diventare frecce direzionali, raggi luminosi che discretamente, nel cuore della notte, orientano i nostri timidi passi verso un paese, sempre incompiuto, dove c’è spazio per ogni uomo: quell’uomo che è lo spazio stesso di Dio.

Soprattutto il Bambino, scoperto e adorato nella povertà di un villaggio da questi curiosi investigatori del mistero, è il segno che dobbiamo indagare tra le case e le baracche della terra, se vogliamo rintracciare i preziosi lembi del cielo. È Lui il vero cielo, e ne dobbiamo intuire la presenza oltre il velo di ogni persona, dietro le quinte di ogni scena storica.

Davanti a Gesù i Magi non dicono nulla. Di fronte a Lui solo silenzio, ginocchia che si piegano, vita che diventa dono: mirra, oro, incenso. E’ Gesù crocifisso, risorto, glorificato. Compendio dei misteri dolorosi, gaudiosi, luminosi e gloriosi della vita umana.

Epifania di Dio, pellegrino sulle strade dell’uomo. Epifania dell’uomo, quando si fa pellegrino sulle strade di Dio.

Un monito per le nostre comunità affinché, come popolo di «Magi pellegrini», non indugino nei palazzi di Erode, nelle accademie dell’immobilismo, nei labirinti delle ricerche a tavolino. Ma affrontino la strada della concretezza quotidiana, e forzino la marcia verso quell’alto monte dove il Signore, eliminata per sempre la coltre della morte, e fatto cadere l’ultimo velo che impedisce la completezza della sua definitiva epifania, ha già preparato il festoso banchetto della vita e della pace per tutti i popoli.

 

(Don Tonino Bello)


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28 Dic 2011 alle 10.10 Post

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