POST 28 LUGLIO 2012
IL VANGELO CON BENEDETTO XVI
“SCOPRIRE GESU’ NEL CUORE DEL NOSTRO QUOTIDIANO”
Lunedì 30 luglio
Mt 13,31-35
Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.
Il granello di senape è considerato il più piccolo di tutti i semi. Pur così minuto, però, esso è pieno di vita; dal suo spezzarsi nasce un germoglio capace di rompere il terreno, di uscire alla luce del sole e di crescere fino a diventare «più grande di tutte le piante dell’orto» (cfr Mc 4,32): la debolezza è la forza del seme, lo spezzarsi è la sua potenza. E così è il Regno di Dio: una realtà umanamente piccola, composta da chi è povero nel cuore, da chi non confida nella propria forza, ma in quella dell’amore di Dio, da chi non è importante agli occhi del mondo; eppure proprio attraverso di loro irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è apparentemente insignificante. L’immagine del seme è particolarmente cara a Gesù, perché esprime bene il mistero del Regno di Dio. Nelle parabole di oggi esso rappresenta una «crescita» e un «contrasto»: la crescita che avviene grazie a un dinamismo insito nel seme stesso e il contrasto che esiste tra la piccolezza del seme e la grandezza di ciò che produce. Il messaggio è chiaro: il Regno di Dio, anche se esige la nostra collaborazione, è innanzitutto dono del Signore, grazia che precede l’uomo e le sue opere. La nostra piccola forza, apparentemente impotente dinanzi ai problemi del mondo, se immessa in quella di Dio non teme ostacoli, perché certa è la vittoria del Signore. È il miracolo dell’amore di Dio, che fa germogliare e fa crescere ogni seme di bene sparso sulla terra. E l’esperienza di questo miracolo d’amore ci fa essere ottimisti, nonostante le difficoltà, le sofferenze e il male che incontriamo.
Benedetto XVI, Angelus domenica 17 giugno 2012.
Martedì 31 luglio
Mt 13,36-43
Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Le parabole evangeliche sono brevi narrazioni che Gesù utilizza per annunciare i misteri del Regno dei cieli. Utilizzando immagini e situazioni della vita quotidiana, il Signore «vuole indicarci il vero fondamento di tutte le cose. Egli ci mostra … il Dio che agisce, che entra nella nostra vita e ci vuole prendere per mano» (Gesù di Nazaret. I, Milano, 2007, 229). Con tale genere di discorsi, il divino Maestro invita a riconoscere anzitutto il primato di Dio Padre: dove Lui non c’è, niente può essere buono. È una priorità decisiva per tutto. Regno dei cieli significa, appunto, signoria di Dio, e ciò vuol dire che la sua volontà dev’essere assunta come il criterio-guida della nostra esistenza. Il tema contenuto nel Vangelo di questa domenica è proprio il Regno dei cieli. Il cielo non va inteso soltanto nel senso dell’altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell’interiorità dell’uomo. Gesù paragona il Regno dei cieli ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi è seminato qualcosa di piccolo e nascosto, che, tuttavia, possiede un’insopprimibile forza vitale. Malgrado tutti gli ostacoli, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato secondo la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt 13,24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, «mentre tutti dormivano» è intervenuto «il suo nemico», che ha seminato l’erba cattiva. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire la grazia ricevuta dal giorno del Battesimo, continuando ad alimentare la fede nel Signore, che impedisce al male di mettere radici. Sant’Agostino, commentando questa parabola, osserva che «molti prima sono zizzania e poi diventano buon grano» e aggiunge: «se costoro, quando sono cattivi, non venissero tollerati con pazienza, non giungerebbero al lodevole cambiamento» (Quaest. septend. in Ev. sec. Matth., 12, 4: PL 35, 1371).
Benedetto XVI, Angelus domenica 17 luglio 2011.
Mercoledì 1 agosto
Mt 13,44-46
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Gesù spiega che «il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo» (Mt 13,44). Trovare e conservare la gioia spirituale nasce dall’incontro con il Signore, che chiede di seguirlo, di fare la scelta decisa di puntare tutto su di Lui. Non abbiate paura di mettere in gioco la vostra vita facendo spazio a Gesù Cristo e al suo Vangelo; è la strada per avere la pace e la vera felicità nell’intimo di noi stessi, è la strada per la vera realizzazione della nostra esistenza di figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza. Cercare la gioia nel Signore: la gioia è frutto della fede, è riconoscere ogni giorno la sua presenza, la sua amicizia: «Il Signore è vicino!» (Fil 4,5); è riporre la nostra fiducia in Lui, è crescere nella conoscenza e nell’amore di Lui. L’«Anno della fede», che tra pochi mesi inizieremo, ci sarà di aiuto e di stimolo. Cari amici, imparate a vedere come Dio agisce nelle vostre vite, scopritelo nascosto nel cuore degli avvenimenti del vostro quotidiano. Credete che Egli è sempre fedele all’alleanza che ha stretto con voi nel giorno del vostro Battesimo. Sappiate che non vi abbandonerà mai. Rivolgete spesso il vostro sguardo verso di Lui. Sulla croce, ha donato la sua vita perché vi ama. La contemplazione di un amore così grande porta nei nostri cuori una speranza e una gioia che nulla può abbattere. Un cristiano non può essere mai triste perché ha incontrato Cristo, che ha dato la vita per lui. Cercare il Signore, incontrarlo nella vita significa anche accogliere la sua Parola, che è gioia.
Benedetto XVI, Messaggio per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù.
Giovedì 2 agosto
Mt 13,47-53
Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
La prospettiva del Giudizio, già dai primissimi tempi, ha influenzato i cristiani fin nella loro vita quotidiana come criterio secondo cui ordinare la vita presente, come richiamo alla loro coscienza e, al contempo, come speranza nella giustizia di Dio. La fede in Cristo non ha mai guardato solo indietro né mai solo verso l’alto, ma sempre anche in avanti verso l’ora della giustizia che il Signore aveva ripetutamente preannunciato. Questo sguardo in avanti ha conferito al cristianesimo la sua importanza per il presente. L’immagine del Giudizio finale è in primo luogo non un’immagine terrificante, ma un’immagine di speranza; per noi forse addirittura l’immagine decisiva della speranza. Ma non è forse anche un’immagine di spavento? Io direi: è un’immagine che chiama in causa la responsabilità. Dio è giustizia e crea giustizia. È questa la nostra consolazione e la nostra speranza. Ma nella sua giustizia è insieme anche grazia. Questo lo sappiamo volgendo lo sguardo sul Cristo crocifisso e risorto. Ambedue – giustizia e grazia – devono essere viste nel loro giusto collegamento interiore. La grazia non esclude la giustizia. Non cambia il torto in diritto. Non è una spugna che cancella tutto così che quanto s’è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore. Con la morte, la scelta di vita fatta dall’uomo diventa definitiva – questa sua vita sta davanti al Giudice. Il Giudizio di Dio è speranza sia perché è giustizia, sia perché è grazia. Se fosse soltanto grazia che rende irrilevante tutto ciò che è terreno, Dio resterebbe a noi debitore della risposta alla domanda circa la giustizia – domanda per noi decisiva davanti alla storia e a Dio stesso. Se fosse pura giustizia, potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura. L’incarnazione di Dio in Cristo ha collegato talmente l’uno con l’altra – giudizio e grazia – che la giustizia viene stabilita con fermezza: tutti noi attendiamo alla nostra salvezza «con timore e tremore» (Fil 2,12). Ciononostante la grazia consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo come nostro «avvocato», (cfr 1 Gv 2,1).
Benedetto XVI, Lettera Enciclica Spe Salvi.
Venedì 3 agosto
Mt 13,54-58
Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?
Quale sapienza nasce a Betlemme? Quella che nasce a Betlemme è la Sapienza di Dio. San Paolo, scrivendo ai Corinzi, usa questa espressione: «la sapienza di Dio, che è nel mistero» (1 Cor 2,7), cioè in un disegno divino, che è rimasto a lungo nascosto e che Dio stesso ha rivelato nella storia della salvezza. Nella pienezza dei tempi, questa Sapienza ha assunto un volto umano, il volto di Gesù. Il paradosso cristiano consiste proprio nell’identificazione della Sapienza divina, cioè il Logos eterno, con l’uomo Gesù di Nazaret e con la sua storia. Non c’è soluzione a questo paradosso se non nella parola Amore, che in questo caso va scritta naturalmente con la “A” maiuscola, trattandosi di un Amore che supera infinitamente le dimensioni umane e storiche. Domandiamoci: chi c’era – la notte di Natale – alla grotta di Betlemme? Chi ha accolto la Sapienza quando è nata? Chi è accorso per vederla, l’ha riconosciuta e adorata? Non dottori della legge, scribi o sapienti. C’erano Maria e Giuseppe, e poi i pastori. Che significa questo? Gesù un giorno dirà: «Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Mt 11,26): hai rivelato il tuo mistero ai piccoli (cfr Mt 11,25). Ma allora non serve studiare? La storia di duemila anni di cristianesimo esclude quest’ultima ipotesi, e ci suggerisce quella giusta: si tratta di studiare, di approfondire le conoscenze mantenendo un animo da “piccoli”, uno spirito umile e semplice, come quello di Maria, la Sede della Sapienza. Quante volte abbiamo avuto paura di avvicinarci alla Grotta di Betlemme perché preoccupati che ciò fosse di ostacolo alla nostra criticità e alla nostra “modernità”! Invece, in quella Grotta, ciascuno di noi può scoprire la verità su Dio e quella sull’uomo. In quel Bambino, nato dalla Vergine, esse si sono incontrate: l’anelito dell’uomo alla vita eterna ha intenerito il cuore di Dio, che non si è vergognato di assumere la condizione umana.
Benedetto XVI, Celebrazione dei Vespri con la partecipazione degli Universitari romani.
Sabato 4 agosto
Mt 14,1-12
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
Il Battista è l’unico santo di cui la liturgia festeggia la nascita, e lo fa perché essa è strettamente connessa al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Fin dal grembo materno, infatti, Giovanni è il precursore di Gesù. I quattro Vangeli danno grande risalto alla figura di Giovanni il Battista, quale profeta che conclude l’Antico Testamento e inaugura il Nuovo, indicando in Gesù di Nazaret il Messia, il Consacrato del Signore. Animato dallo Spirito Santo, Zaccaria così parlò della missione del figlio: «E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo / perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, / per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza / nella remissione dei suoi peccati» (Lc 1,76-77). Tutto questo si manifestò trent’anni dopo, quando Giovanni si mise a battezzare nel fiume Giordano, chiamando la gente a prepararsi, con quel gesto di penitenza, all’imminente venuta del Messia. Per questo egli venne chiamato «Battista», cioè «Battezzatore» (cfr Mt 3,1-6). Quando un giorno, da Nazaret, venne Gesù stesso a farsi battezzare, Giovanni dapprima rifiutò, ma poi acconsentì, e vide lo Spirito Santo posarsi su Gesù e udì la voce del Padre celeste che lo proclamava suo Figlio (cfr Mt 3,13-17). Ma la missione del Battista non era ancora compiuta: poco tempo dopo, gli fu chiesto di precedere Gesù anche nella morte violenta: Giovanni fu decapitato nel carcere del re Erode, e così rese piena testimonianza all’Agnello di Dio, che per primo aveva riconosciuto e indicato pubblicamente.
Benedetto XVI Angelus domenica 24 giugno 2012.
VIAGGIO A …CERTOSA DI SERRA SAN BRUNO
Bruno riveste una fondamentale importanza nella storia dell’ordine per i seguenti motivi: fu fondata da San Bruno, è il luogo dove sono tutt’ oggi conservate le spoglie mortali del Santo ed infine perché è stata la prima certosa istituita su territorio italiano.
In prossimità della certosa prima di giungere alla piccola chiesa di S.Maria del Bosco, troviamo un caratteristico laghetto artificiale, con all’interno la statua di S. Bruno, effigiato in ginocchio e concentrato nel pregare.
Il laghetto fu creato dagli abitanti di Serra nel 1645, ciò a testimonianza delle dure penitenze (pregare immerso quasi totalmente nelle acque gelide dei torrenti) a cui si sottoponeva il Santo.
Oltre la grande scalinata in pietra che conduce a S.Maria del Bosco, si giunge al dormitorio, cella del Santo ed il luogo della prima sepoltura.
Dopo varie traversie, i resti mortali di San Bruno e Beato Lanuino furono traslati con solenne cerimonia durante la Pentecoste del 1504, all’interno della certosa di S. Stefano.
LE PAROLE DI BENEDETTO XVI DURANTE LA VISITA ALLA CERTOSA
«Fugitiva relinquere et aeterna captare: abbandonare le realtà fuggevoli e cercare di afferrare l’eterno. In questa espressione della lettera che il vostro Fondatore indirizzò al Prevosto di Reims, Rodolfo, è racchiuso il nucleo della vostra spiritualità: il forte desiderio di entrare in unione di vita con Dio, abbandonando tutto il resto, tutto ciò che impedisce questa comunione e lasciandosi afferrare dall’immenso amore di Dio per vivere solo di questo amore. Cari fratelli, voi avete trovato il tesoro nascosto, la perla di grande valore (cfr Mt 13,44-46).
Ogni monastero – maschile o femminile – è un’oasi in cui, con la preghiera e la meditazione, si scava incessantemente il pozzo profondo dal quale attingere l’“acqua viva” per la nostra sete più profonda. Ma la Certosa è un’oasi speciale, dove il silenzio e la solitudine sono custoditi con particolare cura, secondo la forma di vita iniziata da san Bruno e rimasta immutata nel corso dei secoli. La visita del Successore di Pietro in questa storica Certosa intende confermare non solo voi, che qui vivete, ma l’intero Ordine nella sua missione, quanto mai attuale e significativa nel mondo di oggi».
Benedetto XVI 9 ottobre 2011
DIARIO DI VIAGGIO
Cari amici durante il viaggio abbiamo scoperto che:
Il 5 ottobre 1984 è la data della visita straordinaria del pontefice Giovanni Paolo II, che alla vigilia della festa di San Bruno volle commemorare il IX Centenario della fondazione dell’ ordine certosino.
Giovanni Paolo II giunse in Calabria 819 anni dopo l’ultima volta in cui un Papa, Alessandro III, vi aveva messo piede.
Attualmente le certose di Serra San Bruno e di Farneta (Lu), sono le uniche case maschili attive in Italia dell’ordine certosino.
Alla prossima puntata…
16 Commenti su POST 28 LUGLIO 2012
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Carissimi, volevo ringraziarvi per la vostra puntualità nell’invio del giornale, che sempre più si arrichisce di profondi spunti di riflessione per noi lettori e ascoltatori della trasmissione. Con la vostra perseverante presenza ci ricordate che Dio non và in vacanza, ma piuttosto ci segue nelle nostre e vorrebbe esserne partecipe, condividendo con noi la gioia e il riposo. Spesso siamo noi che lo lasciamo a casa, solo, siamo noi che “prendiamo le ferie” dal suo amore, dalla sua presenza.
ritengo molto importante come cattolico il rispetto dell’articolo29
della costituzione italiana.e molto importante il secondo festival
della dottrina sociale della chiesa che si celebrera’a verona su questi due punti importanti come cattolico unisco la preghiera.
aspetto con gioia la riflessione quotidiana
La lettura settimanale del giornale è un arricchimento spirituale per
la mia anima.Grazie Piero.
La lettura del giornale è per me un arricchimento spirituale dell’anima. Grazie Piero.
Siete Meravigliosi!!!
Dio vi benedica.
Per me il Giornale “asuaimmagine” è molto importante. Mi aiuta nella meditazione di ogni giorno. Ringrazio tutti tutti gli operatori e in primis Mons. V. Paglia e Rosario Carello.
prego per tutti
Non perdo mai la lettura ai vostri commenti
Il vostro giornale aiuta la mia preghiera quotidiana, mi apre e unisce a quell
immenso amore che è Dio! Grazie.
è per me una ricchezza aspirituale il vostro giornale.grazie per l’impegno di tutti!
L’immagine del giudizio finale ha tormentato mio marito nel corso
della sua vita anche se sapeva del grande amore che gratuitamente Lui
ci donava.Ora è fra gli angeli e sono convinta che si sta avvicinando
sempre di più al suo Signore..Grazie per la bella riflessione del
nostro Papa per la giornata della gioventù.
Grazie di essere con noi anche in vacanza auguro di cuore una serena e santa estatate a tutti voi.Ancora grazie
Per impegni vari sono stata per un pò di tempo senza leggervi.stasera ho di nuovo ripreso e scopro che veramente grande è il commento fatto dal santo padre al testo evangelico.GRAZIE DI CUORE. Teresa Angela
grazie di tutto per quello che fate per tutti noi mi piace pensare che camminiamo ogni giorno insieme verso la luce. Serena estate a tutti voi.
vi abbraccio e spero passiate tutti voi una serena vacanza con i vostri cari.
il mio quotidiano è la persona a me più cara