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BENEDETTO XVI: «LAVORARE PER LA PACE IN SIRIA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI»
«Dobbiamo fare tutto il possibile perché un giorno potrebbe essere troppo tardi».
Nuovo appello di Benedetto XVI per la pace in Siria. Dall’inizio della crisi più volte il pontefice è intervenuto per chiedere la fine della spirale di violenza e la ricerca di una via per il dialogo.
A causa degli scontri che continuano sul territorio, il Vaticano ha rimandato l’invio della delegazione di padri sinodali a Damasco, annunciata durante il Sinodo dei Vescovi e voluta per esprimere la vicinanza spirituale della Chiesa alla popolazione siriana e alle comunità cristiane del Paese.
A dare la notizia della cancellazione della visita, lo stesso Benedetto XVI che ha spiegato di aver invece affidato una missione speciale al cardinal Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, che è in Libano per portare aiuti alla popolazione siriana e rafforzare l’impegno umanitario nella Regione. A questo scopo sarà devoluta una donazione del Sinodo dei Vescovi, alla quale il Santo Padre ha voluto aggiungere un contributo pari a 1 milione di dollari Usa.
TELEFONO AZZURRO: «AUMENTANO GLI ABUSI SUI MINORI»
In Italia negli ultimi anni sono triplicati i fenomeni di abuso sui minori e in tutto il mondo i dati sui maltrattamenti di bambini e adolescenti sono drammatici.
È il triste quadro tracciato dal dossier L’emergenza infanzia e adolescenza in Italia e nel mondo, curato dal Centro studi di Telefono Azzurro.
Nel mondo, sono oltre 215 milioni i minori implicati nel lavoro minorile e ogni anno scompaiono circa 8 milioni di bambini. Nel nostro Paese risultano in aumento percosse e maltrattamenti e, in percentuale minore, i casi di abuso psicologico e di inadeguatezza genitoriale.
Tra le varie forme di abuso, quello sessuale, continua ad affliggere le vite di molti bambini. Anche internet presenta una minaccia sempre più grave per i più piccoli. Secondo una recente ricerca, più del 17% dei ragazzi è stato molestato online. Un ragazzo su cinque è stato adescato e quasi uno su dieci ha ricevuto offerte di denaro e regali in cambio di atti sessuali.
Il presidente di telefono Azzurro, il prof. Ernesto Caffo, in un’intervista a Radio Vaticana rintraccia le cause del fenomeno nella crisi delle reti sociali, incapaci di dare le risposte necessarie. Spiega: «La carenza di risorse economiche porta le famiglie a non avere tempo da dedicare ai bambini; la carenza di risorse economiche nei servizi sociali, di assistenza, fa sì che molte volte le famiglie non abbiano quell’appoggio nel sistema educativo, nel sistema di supporto di comunità che sarebbe necessario.
CEI E CONFESERCENTI INSIEME PER DIRE NO AL LAVORO DI DOMENICA
La domenica è un giorno di riposo, di raccoglimento, un momento da passare in famiglia. Sono queste le ragioni della campagna «Libera la domenica», promossa da Confesercenti e condivisa dalla Conferenza episcopale italiana. L’iniziativa intende raccogliere firme, per abolire la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali, introdotta dal decreto Salva Italia, restituendo alle Regioni il potere di disciplinare i calendari di apertura in base alle esigenze territoriali.
La liberalizzazione delle aperture degli esercizi commerciali, secondo Confesercenti, «non ha portato benefici, anzi 80 mila imprese stanno per chiudere». Le domeniche aperte «non hanno incentivato i consumi, hanno favorito la grande distribuzione trasferendo verso di essa quote di mercato degli esercizi piccoli e medi e hanno messo in ginocchio un settore già fortemente minacciato dalla crisi».
Convinto l’appoggio della Cei, che domenica 25 novembre farà sua la campagna proponendo la raccolta firme sui sagrati delle Chiese. «Non si tratta di difendere solo un valore religioso – spiega mons. Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione Cei per i Problemi sociali e i Lavoro – ma una intera dimensione antropologica e sociale che viene ad essere compromessa. La domenica, e non un giorno qualunque, è il tempo del riposo, della famiglia, del raccoglimento spirituale che restituiscono dignità alla persona e al lavoro».
GENERARE VINCE LA CRISI, MESSAGGIO CEI PER LA GIORNATA NAZIONALE DELLA VITA
GENERARE VINCE LA CRISI, MESSAGGIO CEI PER LA GIORNATA NAZIONALE DELLA VITA
Generare la vita vince la crisi. È il titolo del Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente elaborato in occasione della 35ma Giornata Nazionale per la vita che si celebrerà il prossimo 3 febbraio.
La difesa della famiglia da parte dei vescovi è forte: «Non è né giusto né sufficiente richiedere ulteriori sacrifici alle famiglie che, al contrario, necessitano di politiche di sostegno, anche nella direzione di un deciso alleggerimento fiscale».
Nel documento si legge: «la crisi del lavoro aggrava la crisi della natalità nel nostro paese e accresce il preoccupante squilibrio demografico che sta toccando il nostro Paese».
Quale soluzione alle difficoltà del nostro tempo?
«Non si esce da questa fase critica generando meno figli o peggio ancora soffocando la vita con l’aborto, bensì facendo forza sulla verità della persona umana, sulla logica della gratuità e sul dono grande e unico del trasmettere la vita, proprio in una situazione di crisi».
«Donare e generare la vita – conclude il messaggio della Cei – significa scegliere la via di un futuro sostenibile per un’Italia che si rinnova: è questa una scelta impegnativa ma possibile, che richiede alla politica una gerarchia di interventi e la decisione chiara di investire risorse sulla persona e sulla famiglia, credendo ancora che la vita vince, anche la crisi».
MONS.NOSIGLIA: I ROM NON SONO STRANIERI MA CONCITTADINI
MONS.NOSIGLIA: I ROM NON SONO STRANIERI MA CONCITTADINI
«Non stranieri ma concittadini e familiari di Dio», è la coraggiosa Lettera pastorale che l’Arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia ha dedicato ai popoli nomadi (rom e sinti). Arriva dopo due anni di impegno da parte dell’arcivescovo con visite nei campi, incontri con operatori e l’avvio in Diocesi di un gruppo di lavoro.
«Conosco tanti di voi. Ho nel cuore – scrive Nosiglia – gli occhi di tanti uomini, donne, bambini, ragazzi e nella mia preghiera trovate tutti posto. Conosco le vostre sofferenze, le umiliazioni, le difficoltà, ma anche i vostri sogni, le speranze, la fatica di raggiungere una vita migliore. So che sperate un futuro più bello per i vostri figli. Vorrei dirvi: abbiate fiducia! Abbiate fiducia nella possibilità di dare un’istruzione, una casa, un lavoro ai vostri figli! Abbiate fiducia di poter essere amici di noi non rom e non sinti, ma tutti figli dello stesso Dio».
«Avere fiducia significa – prosegue l’Arcivescovo – non credere di risolvere i problemi della vita con la violenza o con la delinquenza e l’illegalità», ma piuttosto affermare «la dignità dei vostri popoli con l’onore di una vita buona, rispettosa di voi stessi e degli altri».
Nosiglia, rivolto ai rappresentanti delle istituzioni, esorta ad: «offrire parità di diritti. Sento la vergogna di campi più o meno autorizzati che sono al di sotto della soglia di vivibilità, in cui cresce la violenza e la delinquenza». Ancora: «È doveroso assicurare alla giustizia coloro che delinquono, ma non possiamo accettare la generalizzazione che si compie ai danni di tutto un popolo, costituito prevalentemente da minori».
EGITTO: UNA TV PER I CATTOLICI
EGITTO: UNA TV PER I CATTOLICI
Sarà la prima rete televisiva cattolica egiziana. Uno strumento per mostrare la ricchezza del mondo cattolico che opera nel Paese, guidato politicamente dai Fratelli Musulmani. Il suo nome sarà Salam, che in arabo vuol dire pace. Vedrà la luce entro il 2013, ma la fase progettuale è già entrata nel vivo.
Sono cominciati i primi incontri con operatori televisivi già attivi su altri network, per selezionare lo staff che lavorerà al progetto. Si inizierà con l’emissione di trasmissioni per due ore al giorno, per poi allargare progressivamente il palinsesto. «Ovviamente – spiega il vicario apostolico di Alessandria, Adel Zaiki – siamo partiti cercando collaboratori all’interno della nostra comunità, e speriamo di attivare presto sinergie con le emittenti cattoliche di altri Paesi. Potranno essere coinvolti anche copti ortodossi e musulmani». «In Egitto la nostra identità cattolica spesso non viene distinta da quelle dei copti ortodossi e dei protestanti, che dispongono di parecchi network mediatici. Nell’attuale situazione egiziana, ci sembra utile avere uno strumento per mostrare a tutti la ricchezza dello sguardo cattolico, anche sul terreno della dottrina sociale. É un piccolo sogno che vogliamo realizzare in tutta umiltà, come contributo all’unità dei cristiani e di tutti gli egiziani.
APERTO ANNO DELLA FEDE, CEI LANCIA WWW.EDUCAT.IT
Papa Benedetto XVI ha aperto l’anno delle fede, lo ha fatto con una Messa a Piazza San Pietro nel giorno in cui si celebra il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II. «Se oggi la Chiesa propone un nuovo Anno della fede e la nuova evangelizzazione – ha sottolineato il pontefice – non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno, ancor più che 50 anni fa! In questi decenni è avanzata una desertificazione spirituale. Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne.
E proprio, in occasione dell’apertura dell’Anno della Fede, la Conferenza episcopale italiana ha presentato il sito web: www.educat.it, nato per offre una nuova forma di accesso ai catechismi, anche in linea con le nuove richieste dalla didattica di bambini e ragazzi.
Il portale è stato ideato e realizzato dalla Segreteria generale della Cei. «Il sito – spiega mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei – presenta tutti i testi dei catechismi, sia in versione navigabile, sia in versione sfogliabile, le note e, cosa più importante, l’intero apparato sinottico con il Catechismo della Chiesa cattolica». Oltre ai collegamenti incrociati tra i diversi testi il sito offre la possibilità di accedere direttamente a tutte le citazioni della Bibbia.
Un’importante iniziativa per riscoprire i contenuti della fede e riflettere con rinnovato impegno.
ISTAT- CARITAS, OLTRE 47 MILA SENZA DIMORA IN ITALIA
Sono oltre 47 mila in Italia le persone senza dimora, che vivono in condizioni di povertà estrema. È quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Istat, in collaborazione con la Caritas, il Ministero del lavoro e la Federazione italiana degli Organismi per le persone senza fissa dimora. L’indagine fornisce per la prima volta una stima delle persone senza dimora, che sono lo 0,2% della popolazione residente: la maggioranza sono uomini, stranieri – soprattutto rumeni, ma anche marocchini e tunisini. Per lo più, sono persone che vivono sole. Più della metà delle persone senza dimora che usano servizi di mensa e accoglienza notturna vive nel Nord, poco più di un quinto (il 22,8%) nel Centro e solo il 18,8% vive nel Mezzogiorno. Dopo Roma e Milano, Palermo è, tra i 12 comuni più grandi, quello che accoglie il maggior numero di persone senza dimora.
Gli stranieri senza dimora sono più giovani degli italiani (il 47,4% ha meno di 34 anni contro l’11,3% degli italiani), hanno un titolo di studio più elevato e vivono da meno tempo nella condizione di senza dimora.
Le cause del fenomeno sono diverse: la perdita di un lavoro è uno degli eventi più rilevanti, insieme alla separazione dal coniuge e/o dai figli e alle cattive condizioni di salute.
In media, le persone senza dimora riferiscono di esserlo da circa 2,5 anni. Linda Laura Sabbadini dell’Istat, afferma: «si verifica un elemento della permanenza nello stato di senza dimora. In particolare per gli italiani, la situazione si cronicizza. Quindi, o si fanno delle politiche adeguate, oppure difficilmente soltanto il volontario potrà ò essere in grado di risolvere la situazione».
INFANZIA DI GESÙ, NUOVO LIBRO DEL PAPA
L’infanzia di Gesù, è il titolo dell’atteso libro di Benedetto XVI che uscirà il prossimo dicembre. Il volume, che va ad aggiungersi agli altri due testi su Gesù di Nazareth già pubblicati, è stato presentato alla Fiera del libro di Francoforte. Per l’occasione la Libreria Editrice Vaticana e l’editore Rizzoli hanno fornito alcune preziose anticipazioni.
«Non si tratta – spiega Ratzinger – di un terzo volume, ma di una specie di piccola “sala d’ingresso” ai due precedenti volumi sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazareth. Qui ho ora cercato di interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del presente, ciò che Matteo e Luca raccontano all’inizio dei loro Vangeli sull’infanzia di Gesù».
«Un’interpretazione giusta – continua il Papa nella premessa – secondo la mia convinzione, richiede due passi. Da una parte, bisogna domandarsi che cosa intendevano dire con il loro testo i rispettivi autori, nel loro momento storico – è la componente storica dell’esegesi. Ma non basta lasciare il testo nel passato, archiviandolo così tra le cose accadute tempo fa. La seconda domanda del giusto esegeta deve essere: È vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo lo fa? Di fronte a un testo come quello biblico, il cui ultimo e più profondo autore, secondo la nostra fede, è Dio stesso, la domanda circa il rapporto del passato col presente fa immancabilmente parte della nostra interpretazione». Conclude Ratzinger «Spero che il piccolo libro, nonostante i suoi limiti, possa aiutare molte persone nel loro cammino verso e con Gesù».
SIRIA, ATROCITÀ DELLA GUERRA RACCONTATE DAI BAMBINI
La crisi siriana non si arresta e il prezzo più alto lo pagano i bambini.
«In alcuni casi i bambini sono stati usati come scudo umano in modo da poter avanzare verso obiettivi militari e alcuni sono stati uccisi». È la drammatica situazione descritta a Radio Vaticana dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio Onu di Ginevra. Il prelato ha lanciato un appello alla comunità internazionale, affinché se ne occupi e ha ribadito: «Ci sono circa 280 mila rifugiati nei Paesi limitrofi alla Siria e in alcuni campi, come in Giordania, più del cinquanta per cento delle persone presenti sono minorenni. Inoltre, ci sono centinaia di minori non accompagnati abbandonati in nei campi, non sanno cosa fare e portano il peso di esperienze traumatiche». Dichiarazioni che giungono in concomitanza con la pubblicazione del rapporto Atrocità taciute, stilato da Save The Children. Testimonianze di decine di bambini e adolescenti siriani, costretti ad abbandonare le loro case per raggiungere i campi rifugiati.
«Mi hanno appeso al soffitto per i polsi e poi hanno iniziato a colpirmi», quella di Khalid, quindicenne siriano, è solo una delle numerose esperienze raccontate. Le conseguenze del trauma subito dai bambini sono drammatiche: alcuni manifestano comportamenti autolesionistici, altri soffrono di incubi notturni, incontinenza o depressione. «Si stanno commettendo atti di violenza orribili sui bambini in Siria. Un’assistenza adeguata potrà aiutarli a superare lo shock subito, ma questi crimini devono essere raccontati e documentati perché chi ne è responsabile possa essere chiamato a risponderne», dichiara Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. Lanciata anche una petizione internazionale rivolta all’Onu.
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