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Giornale versione solo testo 4 gennaio 2012

In occasione dell’Epifania, A Sua Immagine Giornale dedica uno spazio speciale alle riflessioni sulla figura dei Magi e la loro Adorazione. In questo numero i pensieri di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, accompagnati da una breve riflessione di Frère Roger. Un modo per accostarci al mistero della nascita di Gesù con gioia e consapevolezza.

SIATE ADORATORI DELL’UNICO VERO DIO

Le parole di

Benedetto XVI

Nel nostro pellegrinaggio con i misteriosi Magi dell’Oriente siamo giunti a quel momento che san Matteo nel suo Vangelo ci descrive così: «Entrati nella casa (sulla quale la stella si era fermata), videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono» (Mt 2, 11). Il cammino esteriore di quegli uomini era finito. Erano giunti alla meta. Ma a questo punto per loro comincia un nuovo cammino, un pellegrinaggio interiore che cambia tutta

la loro vita. Poiché sicuramente avevano immaginato questo Re neonato in modo diverso. Si erano appunto fermati a Gerusalemme per raccogliere presso il Re locale notizie sul promesso Re che era nato. Sapevano che il mondo era in disordine, e per questo il loro cuore era inquieto. Erano certi che Dio esisteva e che era un Dio giusto e benigno. E forse avevano anche sentito parlare delle grandi profezie in cui i profeti d’Israele annunciavano un Re che sarebbe stato in intima armonia con Dio, e che a nome e per conto di Lui avrebbe ristabilito il mondo nel suo ordine. Per cercare questo Re si erano messi in cammino: dal profondo del loro intimo erano alla ricerca del diritto, della giustizia che doveva venire da Dio, e volevano servire quel Re, prostrarsi ai suoi piedi e così servire essi stessi al rinnovamento del mondo. Appartenevano a quel genere di persone che hanno fame e sete della giustizia (Mt 5, 6). Questa fame e questa sete avevano seguito nel loro pellegrinaggio – si erano fatti pellegrini in cerca della giustizia che aspettavano da Dio, per potersi mettere al servizio di essa.

Anche se gli altri uomini, quelli rimasti a casa, li ritenevano forse utopisti e sognatori – essi invece erano persone con i piedi sulla terra, e sapevano che per cambiare il mondo bisogna disporre del potere. Per questo non potevano cercare il bambino della promessa se non nel palazzo del Re. Ora però s’inchinano davanti a un bimbo di povera gente. Il nuovo Re, davanti al quale si erano prostrati in adorazione, si differenziava molto dalla loro attesa. Così dovevano imparare che Dio è diverso da come noi di solito lo immaginiamo. Qui cominciò il loro cammino interiore. Cominciò nello stesso momento in cui si prostrarono davanti a questo bambino e lo riconobbero come il Re promesso. Ma questi gesti gioiosi essi dovevano ancora raggiungerli interiormente.

Dovevano cambiare la loro idea sul potere, su Dio e sull’uomo e, facendo questo, dovevano anche cambiare se stessi. Ora vedevano: il potere di Dio è diverso dal potere dei potenti del mondo. Il modo di agire di Dio è diverso da come noi lo immaginiamo e da come vorremmo imporlo anche a Lui. Dio in questo mondo non entra in concorrenza con le forme terrene del potere. Non contrappone le sue divisioni ad altre divisioni.

Erano venuti per mettersi a servizio di questo Re, per modellare la loro regalità sulla sua. Era questo il significato del loro gesto di ossequio, della loro adorazione. Di essa facevano parte anche i regali – oro, incenso e mirra – doni che si offrivano a un Re ritenuto divino. Servendo e seguendo Lui, volevano insieme con Lui servire la causa della giustizia e del bene nel mondo. E in questo avevano ragione. Ora però imparano che ciò non può essere realizzato semplicemente per mezzo di comandi e dall’alto di un trono. Ora imparano che devono donare se stessi – un dono minore di questo non basta per questo Re.

«Entrati nella casa, videro il bambino e Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono» (Mt 2, 11). Cari amici, questa non è una storia lontana, avvenuta tanto tempo fa. Questa è presenza. Qui nell’Ostia sacra Egli è davanti a noi e in mezzo a noi. Come allora, si vela misteriosamente in un santo silenzio e, come allora, proprio così svela il vero volto di Dio. Egli per noi si è fatto chicco di grano che cade in terra e muore e porta frutto fino alla fine del mondo (cfr Gv 12, 24). Egli è presente come allora in Betlemme. Ci invita a quel pellegrinaggio interiore che si chiama adorazione. Mettiamoci ora in cammino per questo pellegrinaggio e chiediamo a Lui di guidarci.

Le parole di

Giovanni Paolo II

Offrite anche voi al Signore l’oro della vostra esistenza, ossia la libertà di seguirlo per amore rispondendo fedelmente alla sua chiamata; fate salire verso di Lui l’incenso della vostra preghiera ardente, a lode della sua gloria; offritegli la mirra, l’affetto cioè pieno di gratitudine per Lui, vero Uomo, che ci ha amato fino a morire come un malfattore sul Golgota.

Siate adoratori dell’unico vero Dio, riconoscendogli il primo posto nella vostra esistenza! L’idolatria è tentazione costante dell’uomo. Purtroppo c’è gente che cerca la soluzione dei problemi in pratiche religiose incompatibili con la fede cristiana. E’ forte la spinta a credere ai facili miti del successo e del potere; è pericoloso aderire a concezioni evanescenti del sacro che presentano Dio sotto forma di energia cosmica, o in altre maniere non consone con la dottrina cattolica.

Giovani, non cedete a mendaci illusioni e mode effimere che lasciano non di rado un tragico vuoto spirituale! Rifiutate le seduzioni del denaro, del consumismo e della subdola violenza che esercitano talora i mass-media.

L’adorazione del vero Dio costituisce un autentico atto di resistenza contro ogni forma di idolatria. Adorate Cristo:

Egli è la Roccia su cui costruire il vostro futuro e un mondo più giusto e solidale. Gesù è il Principe della pace, la fonte di perdono e di riconciliazione, che può rendere fratelli tutti i membri della famiglia umana» .

Neppure la prova o il dolore deve farci paura se, con Gesù, sapremo riconoscervi la volontà Dio, ossia il suo amore per ognuno di noi. Anzi, potremo pregare così: «Signore, dammi di non temere nulla, perché tutto ciò che succederà non sarà che la tua volontà! Signore, dammi di non desiderare nulla, perché niente è più desidera bile che la tua sola volontà. Che importa nella vita? La tua volontà importa. Dammi di non sgomentarmi di nulla, perché in tutto è la tua volontà. Dammi di non esaltarmi di nulla, perché tutto è tua volontà».

Le parole di

Frère Roger

È attraverso il cuore, nella profondità di sé stesso, che l’essere umano comincia ad afferrare il Mistero della Fede. Una vita interiore si elabora a poco a poco. Ci addentriamo nella fede oggi un po’ più di ieri, avanzando per tappe. All’intimo della condizione umana rimane l’attesa di una presenza, il silenzioso desiderio di una comunione.

Non lo dimentichiamo mai, questo semplice desiderio di Dio è già il principio della fede. La fede è una realtà semplicissima, così semplice che tutti la possono accogliere. È come un sussulto ripreso mille volte lungo tutta l’esistenza e fino all’ultimo soffio.

NOTIZIE

BAGNASCO, POLITICA RISPETTOSA E TASSE MENO PESANTI

Il buon esito della campagna elettorale alle porte dipende da quanto sarà «costruttiva e rispettosa delle posizioni, pur dentro la dialettica, che è giusta». Lo ha detto l’arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Angelo Bagnasco nella visita augurale per il nuovo anno a Regione Liguria e Provincia. Il cardinale ha affrontato anche il problema della pressione fiscali. Ha auspicato un alleggerimento soprattutto per le famiglie. «Certamente non alleggeriscono le situazioni, però speriamo tutti che in prospettiva, avviando una fase di crescita, questo peso possa essere alleggerito». Il presidente della Cei riguardo i servizi ha invitato a «rivederli con criteri non solo puramente economici ma dentro a un contesto più ampio di valori morali, criteri etici, onestà personale interesse pubblico e comune».

105 MILA CRISTIANI   UCCISI NEL 2012

Nel 2012 sono stati uccisi 105 mila cristiani. Il dato provene dal Centro David Barret degli Stati Uniti.

Ai microfoni della Radio Vaticana il coordinatore dell’Osservatorio della libertà religiosa in Italia, professor Massimo Introvigne, spiega: «Le aree di rischio sono molte, se ne possono identificare tre principali: i Paesi dove è forte la presenza del fondamentalismo islamico – la Nigeria, la Somalia, il Mali, il Pakistan e certe regioni dell’Egitto – i Paesi dove esistono ancora regimi totalitari di stampo comunista, in testa a tutti la Corea del Nord e i Paesi dove ci sono nazionalismi etnici, che identificano l’identità nazionale con una particolare religione, così che i cristiani sarebbero dei traditori della Nazione, penso alle violenze nello stato dell’Orissa, in India».

«Naturalmente –prosegue- quando si parla dei 105 mila morti all’anno, questi non sono tutti martiri nel senso teologico del termine. Tuttavia, all’interno di questo numero ce n’è uno più piccolo, che comprende persone che molto consapevolmente offrono la loro vita per la Chiesa e spesso pregano anche per i loro persecutori e a questi offrono il perdono».

04 Gen 2013 07.07 Post 8 Commenti

GIORNALE VERSIONE SOLO TESTO

IL NATALE DEI SANTI


Il Natale nelle parole di Benedetto XVI

Sempre di nuovo ci commuove il fatto che Dio si fa bambino, affinché noi possiamo amarlo, affinché osiamo amarlo, e, come bambino, si mette fiduciosamente nelle nostre mani. Dio dice quasi: So che il mio splendore ti spaventa, che di fronte alla mia grandezza tu cerchi di affermare te stesso. Ebbene, vengo dunque a te come bambino, perché tu possa accogliermi

amarmi.

Sempre di nuovo mi tocca anche la parola dell’evangelista, detta quasi di sfuggita, che per loro non c’era posto nell’alloggio. Inevitabilmente sorge la domanda su come andrebbero le cose, se Maria e Giuseppe bussassero alla mia porta. Ci sarebbe posto per loro? E poi ci viene in mente che questa notizia, apparentemente casuale, della mancanza di posto nell’alloggio che spinge la Santa Famiglia nella stalla, l’evangelista Giovanni l’ha approfondita e portata all’essenza scrivendo: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Così la grande questione morale su come stiano le cose da noi riguardo ai profughi, ai rifugiati, ai migranti ottiene un senso ancora più fondamentale: abbiamo veramente posto per Dio, quando Egli cerca di entrare da noi? Abbiamo tempo e spazio per Lui? Non è forse proprio Dio stesso ad essere respinto da noi? Ciò comincia col fatto che non abbiamo tempo per Dio. Quanto più velocemente possiamo muoverci, quanto più efficaci diventano gli strumenti che ci fanno risparmiare tempo, tanto meno tempo abbiamo a disposizione. E Dio? La questione che riguarda Lui non sembra mai urgente. Il nostro tempo è già completamente riempito. Ma le cose vanno ancora più in profondità. Dio ha veramente un posto nel nostro pensiero? La metodologia del nostro pensare è impostata in modo che Egli, in fondo, non debba esistere. Anche se sembra bussare alla porta del nostro pensiero, Egli deve essere allontanato con qualche ragionamento. Per essere ritenuto serio, il pensiero deve essere impostato in modo da rendere superflua l’ipotesi Dio. Non c’è posto per Lui. Anche nel nostro sentire e volere non c’è lo spazio per Lui. Noi vogliamo noi stessi, vogliamo le cose che si possono toccare, la felicità sperimentabile, il successo dei nostri progetti personali e delle nostre intenzioni. Siamo completamente “riempiti” di noi stessi, così che non rimane alcuno spazio per Dio. E per questo non c’è neppure spazio per gli altri, per i bambini, per i poveri, per gli stranieri. A partire dalla semplice parola circa il posto mancante nell’alloggio possiamo renderci conto di quanto ci sia necessaria l’esortazione di san Paolo: «Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare!» (Rm 12,2). Paolo parla del rinnovamento, del dischiudere il nostro intelletto (nous); parla, in generale, del modo in cui vediamo il mondo e noi stessi. La conversione di cui abbiamo bisogno deve giungere veramente fino alle profondità del nostro rapporto con la realtà. Preghiamo il Signore affinché diventiamo vigili verso la sua presenza, affinché sentiamo come Egli bussa in modo sommesso eppure insistente alla porta del nostro essere e del nostro volere. Preghiamolo affinché nel nostro intimo si crei uno spazio per Lui. E affinché in questo modo possiamo riconoscerlo anche in coloro mediante i quali si rivolge a noi: nei bambini, nei sofferenti e negli abbandonati, negli emarginati e nei poveri di questo mondo.


Il Natale nelle parole di Giovanni Palo II

Il Natale è evento di luce, è la festa della luce: nel Bambino di Betlemme la luce originaria torna a risplendere nel cielo dell’umanità e squarcia le nubi del peccato. Il fulgore del trionfo definitivo di Dio appare all’orizzonte della storia per proporre agli uomini in cammino un nuovo futuro di speranza.

«Su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse»  (Is 9,1).

L’annuncio gioioso vale anche per noi, uomini e donne all’alba del terzo millennio. La comunità dei credenti si raduna in preghiera per riascoltarlo in ogni regione del mondo. Tra il freddo e la neve dell’inverno o nel caldo torrido dei tropici, questa notte è Notte Santa per tutti.

Lungamente atteso, irrompe finalmente lo splendore del Giorno nuovo. È nato il Messia, l’Emmanuele, Dio-con-noi! È nato Colui che fu preannunciato dai profeti e a lungo invocato da quanti abitavano in terra tenebrosa. Nel silenzio e nel buio della notte, la luce si fa parola e messaggio di speranza.

Ma non stride, forse, questa certezza di fede con la realtà storica in cui viviamo? Se ascoltiamo i resoconti impietosi della cronaca, queste parole di luce e di speranza sembrano parole di sogno. Ma sta appunto qui la sfida della fede, che rende questo annuncio consolante ed insieme esigente. Essa ci fa sentire avvolti dall’amore tenero di Dio, ed insieme ci impegna all’amore operoso di Dio e dei fratelli.

I nostri cuori, in questo Natale, sono preoccupati e turbati a causa della persistenza, in diverse regioni del mondo, della guerra, delle tensioni sociali, delle strettezze penose in cui versano tanti esseri umani. Tutti cerchiamo una risposta che ci rassicuri.

Sì, in questa notte evocatrice di memorie sacrosante, più salda si fa la nostra fiducia nella potenza redentrice della Parola fatta carne. Quando le tenebre e il male sembrano prevalere, Cristo ci ripete: Non temete! Con la sua venuta nel mondo Egli ha sconfitto il potere del male, ci ha liberati dalla schiavitù della morte e ci ha riammessi al banchetto della vita.

Spetta a noi attingere alla forza del suo amore vittorioso, facendo nostra la sua logica di servizio e di umiltà. Ciascuno di noi è chiamato a vincere con Lui “il mistero dell’iniquità”, facendosi testimone di solidarietà e costruttore di pace. Andiamo dunque alla grotta di Betlemme per incontrare Lui, ma anche per incontrare, in Lui, ogni bambino del mondo, ogni fratello piagato nel corpo o oppresso nello spirito.


Il Natale nelle parole di  Madre Teresa Di Calcutta

Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli! Spingi gli uomini a deporre le armi le a stringersi in un universale abbraccio di pace! Invita i popoli, misericordioso Gesù, ad abbattere i muri creati dalla miseria e dalla disoccupazione dall’ignoranza e dall’indifferenza, dalla discriminazione e dall’intolleranza. Sei Tu, Divino Bambino di Betlemme, che ci salvi, liberandoci dal peccato. Sei Tu il vero ed unico Salvatore, che l’umanità spesso cerca a tentoni. Dio della pace, dono di pace per l’intera umanità, vieni a vivere nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia. Sii Tu la nostra pace e la nostra gioia!


Il Natale nelle parole di Carlo Maria Martini

Signore Gesù, che cammini sulla nostra terra e soffri le nostre povertà per annunciare il comandamento della carità, infondi in noi il tuo Spirito d’amore che apra i nostri occhi, per riconoscere in ogni uomo un fratello: e finalmente diventi quotidiano il gesto semplice e generoso che offre aiuto e sorriso, cura e attenzione al fratello che soffre, perché in questo Natale non facciamo festa da soli.


NOTIZIE

INVASIONE DI 40 MILA GIOVANI DI TAIZÉ A ROMA

Parte il 35.mo incontro europeo dei giovani organizzato dalla Comunità di Taizé, che prevede sei giorni di preghiera, di riflessione e di vita comune. Sono quarantamila i ragazzi e le ragazze che verranno accolti dalle parrocchie, dalle famiglie e dalle comunità religiose della diocesi di Roma, e che si uniranno al Papa per una preghiera in Piazza San Pietro. L’incontro europeo si svilupperà secondo le grandi linee del «pellegrinaggio di fiducia sulla terra», un’iniziativa nata a Taizé nel 1978. La spiega così Frère Alois «Una proposta ai giovani che s’interrogano sul senso della vita, un invito a scoprire e accogliere Cristo che è fermento di pace nelle Chiese e nell’intera famiglia umana, un invito ai giovani di tutti i continenti a mettere in comune le loro attese, intuizioni, esperienze per prendere un nuovo slancio verso il presente. Non vogliamo creare un movimento di Taizé, ma mandare i giovani nelle parrocchie, c’è bisogno di comunione locale con tutte le generazioni».

Il programma prevede al mattino preghiere guidate nelle parrocchie e al pomeriggio approfondimenti spirituali, artistici e sociali.

Al loro arrivo, i giovani ricevono un messaggio di frère Alois, priore di Taizé, con le quattro proposte per «scoprire le sorgenti di fiducia in Dio»: «Parlare insieme del nostro cammino nella fede», «Cercare dove incontrare Cristo», «Cercare come affidarsi a Dio», «Aprirci senza paura all’avvenire e agli altri». In questo documento si ricordano anche le tappe che quest’anno hanno preceduto  l’appuntamento romano.


BAGNASCO: «AUSPICHIAMO UNA  POLITICA NOBILE»

«Auspichiamo veramente che chiunque è nella politica, soprattutto nelle prossime elezioni, faccia una politica alta per il bene del Paese. Di questo c‘è bisogno per la gente».

Con queste parole il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei ribadisce l’esigenza prioritaria per il nostro Paese.

Parole pronunciate a margine dell’incontro al Comune di Genova, con il sindaco, Marco Doria, con il quale l’arcivescovo ha scambiato gli auguri in occasione delle festività natalizie e per il nuovo anno. Bagnasco ha detto: «Sulla onestà e capacità di Monti penso che ci sia un riconoscimento comune. Ognuno può avere opinioni diverse – ha aggiunto il cardinale – ma credo che su questo piano, sia in Italia sia all’Estero, ci siano stati riconoscimenti».

Il porporato ha poi aggiunto che «sulla necessità di una politica nobile, penso che tutti siamo più che d’accordo e lo auspichiamo». «Per quanto riguarda i casi particolari, ciascuno fa le proprie considerazioni e valutazioni».

29 Dic 2012 01.01 Post 6 Commenti

GIORNALE VERSIONE SOLO TESTO 21 DICEMBRE 2012

IL NATALE DEI SANTI

In Tempo di Avvento, A Sua Immagine Giornale dedica uno spazio speciale alle riflessioni sul Natale di santi e grandi testimoni di fede. Un modo per accostarci al mistero della nascita di Gesù con gioia e consapevolezza. In questo numero i pensieri di Chiara Lubich, don Tonino Bello, Madre Teresa di Calcutta, David Maria Turoldo, Carlo Maria Martini


Il Natale nelle parole di Chiara Lubich:

Quando ti preghiamo, Gesù, nel nostro cuore, quando ti adoriamo nell’Ostia Santa dell’altare, quando conversiamo con te presente in Cielo, e a te diciamo il nostro grazie per la vita e su te versiamo il pentimento dei nostri sbagli, e da te invochiamo le grazie di cui abbiamo bisogno, sempre ti pensiamo adulto, Signore.

Ora ecco che, luce sempre nuova, ogni anno ritorna Natale e, come una rinnovata rivelazione, ti mostri a noi bambino, neonato in una culla, e un’onda di commozione ci invade. E non sappiamo più formulare parola, né osiamo chiedere, né ci sentiamo di pesare su tante minuscole forze seppur onnipotenti.

Il mistero ci ammutolisce ed il silenzio adorante dell’anima si confonde con quello di Maria, la quale, alla dichiarazione dei pastori che udirono il celeste canto degli angeli, «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19).

Il Natale: quel Bambino sempre ci appare come uno dei misteri più sconcertanti della nostra fede, perché è principio della rivelazione dell’amore di Dio per noi che poi s’aprirà in tutta la sua divina, misericordiosa, onnipotente maestosità

Il Natale nelle parole di Carlo Maria Martini:

O Gesù, che ti sei fatto Bambino per venire a cercare e chiamare per nome ciascuno di noi, tu che vieni ogni giorno e che vieni a noi in questa notte, donaci di aprirti il nostro cuore.

Noi vogliamo consegnarti la nostra vita, il racconto della nostra storia personale, perché tu lo illumini, perché tu ci scopra il senso ultimo di ogni sofferenza, dolore, pianto, oscurità.

Fa’ che la luce della tua notte illumini e riscaldi i nostri cuori, donaci di contemplarti con Maria e Giuseppe, dona pace alle nostre case, alle nostre famiglie, alla nostra società! Fa’ che essa ti accolga e gioisca di te e del tuo amore.

Il Natale nelle parole di  Madre Teresa di Calcutta:

È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tieni la mano.

È Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.

È Natale ogni volta che speri con quelli che disperano.

È Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e le tue debolezze.

È Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere in te e poi lo doni agli altri.

Il Natale nelle parole di David Maria Turoldo

Mentre il silenzio fasciava la terra e la notte era a metà del suo corso, tu sei disceso, o Verbo di Dio, in solitudine e più alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio, la profezia da sempre ti annuncia, ma il mistero ha ora una voce, al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio, più che parole il silenzio lo canti, il cuore ascolti quest’unico Verbo

che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo, Dio che vivi nel cuore dell’uomo, Dio nascosto in carne mortale, a te l’amore che canta in silenzio.

Il Natale nelle parole di  Don Tonino Bello

Santa Maria, donna del silenzio, riportaci alle sorgenti della pace.

Liberaci dall’assedio delle parole. Da quelle nostre, prima di tutto. Ma anche da quelle degli altri.

Figli del rumore, noi pensiamo di mascherare l’insicurezza che ci tormenta affidandoci al vaniloquio del nostro interminabile dire: facci comprendere che, solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.

Coinquilini del chiasso, ci siamo persuasi di poter esorcizzare la paura alzando il volume dei nostri transistor: facci capire che Dio si comunica all’uomo solo sulle sabbie del deserto, e che la sua voce non ha nulla da spartire con i decibel dei nostri baccani.

Spiegaci il senso profondo di quel brano della Sapienza, che un tempo si leggeva a Natale facendoci trasalire di meraviglia: «Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, scese sulla terra…».

Riportaci al trasognato stupore del primo presepe, e ridestaci nel cuore la nostalgia di quella “tacita notte”.

Santa Maria, donna del silenzio, raccontaci dei tuoi appuntamenti con Dio. In quali campagne ti recavi nei meriggi di primavera, lontano dal frastuono di Nazaret, per udire la sua voce? In quali fenditure della roccia ti nascondevi adolescente, perché l’incontro con lui non venisse profanato dalla violenza degli umani rumori?

Su quali terrazzi di Galilea, allagati dal plenilunio, nutrivi le tue veglie di notturne salmodie, mentre il gracidare delle rane, laggiù nella piana degli ulivi, era l’unica colonna sonora ai tuoi pensieri di castità?

Che cosa trasmettevi a Giuseppe quando al crepuscolo, prendendoti per mano, usciva con te verso i declivi di Esdrelon, o ti conduceva al lago di Tiberiade nelle giornate di sole?

Il mistero che nascondevi nel grembo glielo confidasti con parole o con lacrime di felicità? Oltre allo Shemàh Israel e alla monotonia della pioggia nelle grondaie, di quali altre voci risonava la bottega del falegname nelle sere d’inverno?

Al di là dello scrigno del cuore, avevi anche un registro segreto a cui consegnavi le parole di Gesù? Che cosa vi siete detto, per trent’ anni, attorno a quel desco di povera gente?

Santa Maria, donna del silenzio, ammettici alla tua scuola. Tienici lontani dalla fiera dei rumori entro cui rischiamo di stordirei, al limite della dissociazione. Preservaci dalla morbosa voluttà di notizie, che ci fa sordi alla “buona notizia”. Rendici operatori di quell’ecologia acustica, che ci restituisca il gusto della contemplazione pur nel vortice della metropoli. Persuadici che solo nel silenzio maturano le cose grandi della vita: la conversione, l’amore, il sacrificio, la morte. Un’ultima cosa vogliamo chiederti, Madre dolcissima.

Tu che hai sperimentato, come Cristo sulla croce, il silenzio di Dio, non ti allontanare dal nostro fianco nell’ora della prova.

Quando il sole si eclissa pure per noi, e il cielo non risponde al nostro grido, e la terra rimbomba cava sotto i passi, e la paura dell’abbandono rischia di farei disperare, rimanici accanto. In quel momento, rompi pure il silenzio: per direi parole d’amore!

NOTIZIE

BENEDETTO XVI ALL’ACR:«MI PIACE IL PROGETTO PER RAGAZZI DI STRADA IN EGITTO»

«Siete in cerca dell’autore dell’amore. Si può vivere da soli, chiusi in se stessi? Se riflettete un momento, vedrete che la risposta è chiara: ‘no’. Tutti abbiamo bisogno di voler bene e di sentire che qualcuno ci accetta e ci vuole bene». Parla così il Papa ai giovani dell’Azione Cattolica Ragazzi (Acr), ricevuti in udienza con il presidente nazionale Franco Miano e l’assistente generale vescovo mons. Domenico Sigalini. «Sentirsi amati è necessario per vivere – ha proseguito Benedetto XVI -, ma è altrettanto importante essere capaci di   amare gli altri, per rendere bella la vita di tutti, anche dei vostri coetanei che si trovano in situazioni difficili». Il Papa ha proseguito lodando l’iniziativa di solidarietà promossa dall’Acr: «Mi piace, allora, questa vostra iniziativa nel mese di gennaio per sostenere un progetto in Egitto di aiuto concreto a ragazzi di strada». Nel suo discorso ha parlato anche del valore della pace affermando che «spesso gli uomini pensano di poter costruire la pace da soli, ma è importante capire che è Dio che può donarci una pace vera e solida. Se lo sappiamo ascoltare, se gli facciamo spazio nella nostra vita, Dio scioglie l’egoismo che spesso inquina i rapporti tra le persone e tra le Nazioni e fa sorgere desideri di riconciliazione, di perdono e di pace, anche in chi ha il cuore indurito».

IO SOSTENGO DA VICINO, CAMPAGNA DI SOLIDARIETÀ PER I  RIFUGIATI

Io sostengo da vicino, è il nome della campagna di solidarietà promossa dal Centro Astalli di Roma per sostenere i rifugiati che vivono in Italia. In concreto: una raccolta fondi, per mezzo di donazioni, attraverso cui aiutare le persone in fuga accolte nel nostro Paese. «Per non vederli non basta spegnere la televisione, ma dobbiamo proprio chiudere gli occhi e accontentarci di restare al buio», denunciano gli organizzatori. Un pasto caldo per gli oltre 400 rifugiati che ogni giorno si recano alla mensa di via degli Astalli; tutori, occhiali e busti per chi è stato vittima di tortura; grembiuli, quaderni, zaini per i bambini figli di rifugiati; un corso per conseguire la patente di guida: questi alcuni dei doni realizzabili aderendo alla campagna. «È nostro dovere sostenere e accompagnare i rifugiati per dare loro una possibilità di riscatto», spiega padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli: «Quell’umanità povera e perseguitata che ci commuove nei servizi televisivi girati in Paesi e continenti lontani oggi è qui, vicino a noi».

Info: www.centroastalli.it.

21 Dic 2012 12.12 Post 7 Commenti

GIORNALE VERSIONE SOLO TESTO 14 DICEMBRE 2012

ILNATALE DEI SANTI

In Tempo di Avvento, A Sua Immagine Giornale dedica uno spazio speciale alle riflessioni sul Natale di santi e grandi testimoni di fede. Un modo per accostarci al mistero della nascita di Gesù con gioia e consapevolezza. In questo numero i pensieri di Chiara Lubich, don Tonino Bello, Dietrich Bonhoeffer, Hans Urs von Balthasar.


IL SIGNORE VIENE OGNI GIORNO


Natale nelle parole di Chiara Lubich:

Natale è la festa della famiglia.

Ma dov’è nata la più straordinaria famiglia se non nella grotta di Betlemme? È lì, con la nascita del Bambino, che essa ha avuto origine. È lì che si è sprigionato per la prima volta nel cuore di Maria e di Giuseppe l’amore per un terzo membro: il Dio fatto bambino.

La famiglia: ecco una parola che contiene un immenso significato, ricco, profondo, sublime e semplice, soprattutto reale.

La famiglia o c’è o non c’è.

Atmosfera di famiglia è atmosfera di comprensione, di distensione serena; atmosfera di sicurezza, di unità, di amore reciproco, di pace che prende i suoi membri in tutto il loro essere.

Vorrei che questo Natale incidesse a caratteri di fuoco nei nostri animi questa parola: famiglia.

Una famiglia i cui membri, partendo dalla visione soprannaturale, e cioè vedendo Gesù gli uni negli altri, arrivano fino alle espressioni più concrete e semplici, caratteristiche di una famiglia. Una famiglia i cui fratelli non hanno un cuore di pietra ma di carne, come Gesù, come Maria, come Giuseppe.

Vi sono fra essi coloro che soffrono per prove spirituali? Occorre comprenderli come e più di una madre. Illuminarli con la parola o con l’esempio. Non lasciar mancare, anzi accrescere attorno a loro il calore della famiglia.

Vi sono tra essi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. Bisogna patire con loro. Cercare di comprendere fino in fondo i loro dolori.

Vi sono coloro che muoiono? Immaginate di essere al loro posto e fate quanto desiderereste fosse fatto a voi fino all’ultimo istante.

C’è qualcuno che gode per una conquista o per un qualsiasi motivo? Godete con lui, perché la sua consolazione non sia contristata e l’animo non si chiuda, ma la gioia sia di tutti.

C’è qualcuno che parte? Non lasciarlo andare senza avergli riempito il cuore di una sola eredità: il senso della famiglia, perché lo porti con sé.

E dove si va per portare l’Ideale di Cristo, nulla si potrà fare di meglio che cercare di creare con discrezione, con prudenza, ma con decisione, lo spirito di famiglia.

Esso è uno spirito umile, vuole il bene degli altri, non si gonfia….è la carità vera, completa.

Insomma, se io dovessi partire da voi, lascerei che Gesù in me vi ripetesse: Amatevi a vicenda… affinché tutti siano uno.


Il Natale nelle parole di don Tonino Bello:

Buon Natale, amico mio: non avere paura.

La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese.

E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte.

Non avere paura, amico mio.

Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.

Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te.


Il Natale nelle parole di Dietrich Bonhoeffer:

Guardando la cosa da un punto di vista cristiano, non può essere un problema particolare trascorrere un Natale nella cella di una prigione. Molti in questa casa celebreranno probabilmente un Natale più ricco di significato e più autentico di quanto non avvenga dove di questa festa non si conserva che il nome. Un prigioniero capisce meglio di qualunque altro che miseria, sofferenza, povertà, solitudine, mancanza di aiuto e colpa hanno agli occhi di Dio un significato completamente diverso che nel giudizio degli uomini; che Dio volge lo sguardo proprio verso coloro da cui gli uomini sono soliti distoglierlo; che Cristo nacque in una stalla perché non aveva trovato posto nell’albergo; tutto questo per un prigioniero è veramente un lieto annunzio.


Il fatto che Dio elegge Maria a suo strumento, il fatto che Dio vuole venire personalmente in questo mondo nella mangiatoia di Betlemme, non è un idillio familiare, bensì è l’inizio di una conversione totale, di un riordinamento di tutte le cose di questa terra. Se vogliamo partecipare a questo evento dell’Avvento e del Natale, non possiamo stare semplicemente a guardare come spettatori in un teatro e godere delle belle immagini che ci passano davanti, bensì dobbiamo lasciarci coinvolgere nell’azione che qui si svolge, in questo capovolgimento di tutte le cose, dobbiamo recitare anche noi su questo palcoscenico; qui lo spettatore è sempre anche un attore del dramma, e noi non possiamo sottrarci.


Non possiamo accostarci alla sua mangiatoia come ci accostiamo alla culla di un altro bambino: a colui che vuole accostarsi alla sua mangiatoia succede qualcosa, perché da essa può allontanarsi di nuovo solo giudicato o redento, deve qui crollare oppure conoscere che la misericordia di Dio è a lui rivolta.

Dio si fa uomo per amore degli uomini. Non cerca il più perfetto degli uomini per unirsi a lui, ma assume la natura umana così com’è. Gesù Cristo non è un’umanità eccelsa trasfigurata, ma il “sì” di Dio all’uomo reale; non il ―sì spassionato del giudice ma il ―sì misericordioso del compagno di sofferenze. In questo ―sì è racchiusa la vita intera e l’intera speranza del mondo.


Il Natale nelle parole  di Hans Urs von Balthasar

Praticare implica inserire la vita nella cornice e nel ritmo del tempo ecclesiasticamente organizzato nell’anno liturgico. Il ritorno ciclico del ricordo degli avvenimenti salvifici più importanti deve essere esercitazione nella vita cristiana. Il cristiano deve realizzare praticamente i tempi festivi così come per la Chiesa, quale santa sposa di Cristo, si attualizza continuamente l’oggi del Natale, della Passione, della Risurrezione e della missione dello Spirito.

Siamo troppo abituati a questo ritmo per apprezzare ciò che di meraviglioso e di benefico c’è in esso; ma immaginiamo che manchino le feste cristiane; come diverrebbe scipito il tempo che si dilegua! Praticare il Natale significa conseguentemente trasporre nella nostra vita lo spirito della festa: Dio che, quantunque ricco, diviene povero per amor nostro, al fine di arricchir ci con la sua povertà (2 Cor. 8,9); la festa così vergognosamente abusata quale giorno natalizio di Mammona, mascherata fino a renderla irriconoscibile, trasformata nel suo contrario, deve essere ricondotta dai cristiani al suo senso originario.



NOTIZIE


IL PAPA SU TWITTER: ECCO  I MESSAGGI


«Cari amici è con gioia che mi unisco a voi su Twitter». È questo il primo tweet di Benedetto XVI. È stato lanciato dal suo account ufficiale in lingua inglese, che in pochi giorni ha raggiunto migliaia di follower. «Grazie per la vostra generosa risposta – si legge nel testo – vi benedico tutti di cuore».

Nel suo primo messaggio, dunque, il Papa esprime gioia per essere sbarcato sulla nuova piattaforma virtuale.

Successivamente il pontefice ha inviato le risposte a tre diverse domande scelte tra quelle che gli sono state rivolte da utenti twitter nei diversi continenti.

«Come possiamo  vivere meglio l’Anno della fede nel nostro quotidiano?», la  prima domanda. Alla quale il Papa risponde: «Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno».

La seconda domanda: «Come vivere la fede in Gesù Cristo in un mondo senza speranza?». Il Papa nel suo tweet afferma: «Con la certezza che chi crede non è mai solo. Dio è la roccia sicura su cui costruire la vita e il suo amore è sempre fedele».

Infine, a chi chiede: «Come essere più devoti quando siamo così impegnati con le questioni che giungono dal lavoro, dalla famiglia e dal mondo?», Benedetto XVI dice: «Offri tutto ciò che fai a Dio, chiedi il Suo aiuto in tutte le circostanze della vita quotidiana e ricorda che Lui è sempre accanto a te».



SIRIA. CRISTIANI NEL MIRINO DI ISLAMISTI

Sono circa 150 mila cristiani vivono nel terrore in oltre 40 villaggi della Valle dei Cristiani, nella Siria occidentale. La valle ha accolto nei mesi scorsi migliaia di rifugiati provenienti da Homs e da altre province. Oggi i cristiani sono sotto il fuoco di milizie islamiste che si sono stabilite nella fortezza crociata di Krak des Chevaliers. Lo riferisce l’agenzia Fides che, citando fonti locali, scrive che da giorni le milizie, dalla collina su cui sorge la fortezza, sparano senza sosta colpi di mortaio contro i villaggi sottostanti. Nell‘area sono infatti state erette delle barricate dall‘esercito regolare siriano,  obiettivo dei militanti. I civili cristiani, in questa prova di forza, sono vittime collaterali che vengono colpite senza alcuna cura. Nei giorni scorsi una pioggia di fuoco si è abbattuta sul villaggio di Howache, distruggendo numerose case, provocando la morte di tre giovani cristiani, ferendo molti civili.

14 Dic 2012 05.05 Post 9 Commenti

IL GIORNALE VERSIONE SOLO TESTO DEL 7 DICEMBRE 2012

8 DICEMBRE. SPECIALE A SUA IMMAGINE, MARIA NEI MUSEI VATICANI

In occasione della solennità dell’Immacolata, A Sua Immagine sarà in onda con un evento straordinario: con le nostre telecamere entreremo nei Musei Vaticani. Ad accoglierci e a farci da guida il direttore dei Musei Vaticani, che ci accompagnerà nella ricerca di opere d’arte che parlino della Vergine.
Cosa ha significato il sì di Maria a Dio? Come ha vissuto il suo rapporto con Gesù? Cosa ha provato di fronte alla morte del figlio? Lo scopriremo con i più grandi artisti di tutti i tempi: Raffaello, Michelangelo, Giotto, Leonardo, Caravaggio.
Il nostro cammino terminerà presso il monumento più prezioso della cristianità: la Cappella Sistina.

IL VANGELO CON TEILHARD DE CHARDIN
Lunedì 10 dicembre
Lc 5,17-26

Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati.

Sento, come chiunque altro, quanto sia grave per l’Umanità il momento che stiamo attraversando. E tuttavia un istinto, che si è sviluppato al contatto con il grande Passato della Vita, mi dice che la salvezza per noi è nella direzione stessa del pericolo che ci  spaventa tanto.
Come viaggiatori presi nel flusso di una corrente, vorremmo tornare indietro.  Manovra impossibile e fatale.  La nostra salvezza è più in là, oltre le rapide.  Nessun ripiegamento. Ma una mano sicura al timone, e una buona bussola.

Martedì 11 dicembre
Mt 18,12-14

Neanche uno di questi piccoli si perda.

Fin quando sembrerà che noi vogliamo imporre dall’esterno, ai moderni, una Divinità precostituita, – anche se fossimo immersi tra la folla, noi predicheremmo irrimediabilmente nel deserto. C’è un solo mezzo per far regnare Dio sugli uomini del nostro tempo: è cercare con loro, il Dio che noi possediamo già, ma che è ancora tra noi come se non lo conoscessimo.
Una prospettiva delle cose ci mostra oggi il nostro essere perduto in un tale crogiolo di potenze e di misteri, la nostra individualità sottomessa a tanti legami e prolungamenti, la nostra civiltà inviluppata da tante altre correnti di pensiero, che la sensazione di un Dominio schiacciante del Mondo sulle nostre persone invade chiunque partecipi alla visione del suo tempo.
Noi costruiamo la nostra casa sulle nuvole, e non vediamo che la Realtà cammina fuori di noi … E tuttavia la Realtà ha bisogno di noi, cristiani, per realizzarsi. Il Dio della Bibbia non è diverso dal Dio della Natura…Bisogna che noi preghiamo e che pratichiamo quello che chiamerò il Vangelo dello Sforzo umano: sviluppare – in coloro che credono in Gesù Cristo, come nei non credenti, – una maggiore coscienza dell’Universo in quanto ambiente, e della nostra capacità d’azione sul suo sviluppo, per appassionare gli uomini all’idea di qualche Sforzo umano, unico e specifico ed associarli in una stessa fede terrestre.

Mercoledì 12 dicembre
Mt 11,28-30

Venite a me, voi tutti che siete stanchi.

C’è una via d’uscita per il genere umano, per il mondo. L’universo non è chiuso. La fede ci dice che questo mondo è diretto verso un punto focale futuro, il secondo avvento di Cristo. È questa la via d’uscita del mondo, la sua trasformazione nel mondo venturo alla fine di questo mondo.
E c’è un’ultima prospettiva felice, promessa a ciascuno di noi, c’è una via d’uscita. Gesù risorto è questa via. Così come verrà alla fine del mondo, egli viene a ciascuno di noi che crediamo e speriamo in lui; è con ciascuno di noi ora e verrà a ciascuno di noi nel momento della nostra morte.
C’è speranza per il mondo. C’è speranza per ciascuno di noi; noi speriamo in Gesù Cristo.
Gesù non mi ha promesso che non soffrirò, che non ci sarà la croce nella mia vita.
Anzi, se voglio essere suo discepolo, devo prendere la mia croce e seguirlo. Mi ha promesso che la mia vita avrà uno sbocco finale felice, in lui.
Non posso preoccuparmi per me stesso o cercare la mia felicità più di quanto non faccia Gesù. Lui conosce la situazione nel suo insieme. Posso confidare nel suo amore.

Giovedì 13 dicembre
Mt 11,11-15

Chi ha orecchi, ascolti!

Inventariare tutto, provare tutto, capire tutto. Ciò che è in alto, più lontano di quanto è respirabile, e  ciò che è in basso, più profondo della luce.  Ciò che si perde nelle distanze siderali, e ciò che si dissimula sotto gli elementi. Il sole si alza in avanti. Il Passato è una cosa superata. La sola scoperta degna dei nostri sforzi è come costruire l’Avvenire.
Si potrebbe dire che oggi, come ai tempi di Galileo, ciò che più occorre per percepire la Convergenza dell’Universo, non è tanto la scoperta di fatti nuovi (ne siamo accerchiati, da restarne accecati) quanto un modo nuovo di guardare e accettare i fatti.
Un nuovo modo di vedere, connesso con un nuovo modo di agire: ecco ciò di cui abbiamo bisogno.  Dobbiamo prendere posizione e metterci all’opera, presto-subito.

Venerdì 14 dicembre
Mt 11,16-19

La sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie.

Domani? Ma chi può davvero garantirci un domani? E senza la garanzia che ci sia un domani; possiamo davvero continuare a vivere, avendo ricevuto – forse per la prima volta nella storia – il dono terribile di guardare avanti? La nausea del vicolo cieco… l’angoscia di sentirsi in trappola. Questa volta finalmente abbiamo messo il dito sulla piaga.
Come ho già detto, ciò che rende specificamente moderno il mondo in cui viviamo è il fatto di aver scoperto, nel mondo e intorno ad esso, l’evoluzione. Ma permettetemi di aggiungere che ciò che mette a disagio il mondo moderno fin nelle radici è il fatto di non poter essere sicuro, di non capire come potrebbe mai essere sicuro che quell’evoluzione possa avere uno sbocco, un esito felice.
Agli occhi della fede, anziché un vago centro di convergenza immaginato come il fine ultimo di questo processo evolutivo, appare la realtà personale e definita di Gesù Cristo.
In un mondo certamente disposto a porre il proprio vertice in Cristo Gesù non rischiamo più di morire soffocati.

Sabato 15 dicembre
Mt 17,10-13

È già venuto e non l’hanno riconosciuto.

Da Gesù Cristo e dai profeti, abbiamo appreso in qual senso, verso quale termine, si muove il [centro] nodale della nostra piccolezza. Sui prolungamenti del Mondo e della nostra persona, sulle fasi storiche e condizioni fisiche del nostro ritorno a Dio, noi non sappiamo quasi nulla.
Verso un punto luminoso noi ci muoviamo nelle tenebre; e se non difendiamo con accanimento
la nostra visione, se non la ri-conquistiamo ad ogni istante, la vista stessa della stella ci
sfuggirà.
Ecco la bellissima realtà.
Chi vuol continuare a vedere, deve lottare in ogni istante per la luce. Il cristiano non sfugge a questa legge nobile ed austera che lega insieme lo spirito e la Verità.
Ecco perché una chiesa che, poniamo per assurdo, non cercasse ad ogni istante il suo Dio come se potesse perderlo (starei per dire come se non lo possedesse ancora) sarebbe una Chiesa morta, ben presto dissolta all’interno del Pensiero umano.
Se noi sapessimo dire queste cose un po’ più chiaramente agli uomini, – se sentissero che noi proviamo, proprio come loro, l’angoscia e la ricchezza del dubbio, – ci odierebbero forse come dei tiranni del loro spirito e degli   estranei alla loro anima.

IL PAPA SU TWITTER RAGGIUNGE OLTRE 700MILA FOLLOWERS
A tre giorni dall’apertura dell’account di Benedetto XVI su Twitter, i followers del Papa hanno superato quota 700 mila. Tantissimi i tweet. Mons. Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle Comunicazioni Sociali ha dichiarato a Radio Vaticana: «Noi pensiamo che nei prossimi giorni, forse anche prima di Natale, potremo raggiungere il milione di followers. Ma io confesso che queste cifre, questi numeri, mi indicano qualcosa, ma non mi emozionano particolarmente.
Non è solo una questione di numeri. Il Papa nella sua missione di pastore della Chiesa universale non cerca popolarità, non è un divo della canzone o di altri settori della vita. Il desiderio del Papa è fondamentalmente quello di essere presente, di essere accanto all’uomo e alla donna di oggi, che affrontano un cammino non facile. Il Papa pochi giorni fa parlava di una desertificazione del mondo spirituale. Ecco perché io vedo positivamente questa presenza del Papa nel mondo dei tweet».

BAGNASCO AI BAMBINI PER NATALE:«SIATE SEMPLICI COME I PASTORI»

«La vera vita non si realizza quando si possiede tanto ma quando si ama molto». Lo scrive l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella lettera di Natale che ha indirizzato ai bambini e ai ragazzi del catechismo. A loro il cardinale ha rivolto l’invito ad essere semplici come i pastori impegnandosi affinché «la vostra fede in Dio sia la sorgente della vostra gioia». «Il Santo Natale 2012 – si legge nella lettera – è come sempre un evento specialissimo, che ci stupisce e ci meraviglia: Dio stesso si è fatto come noi, per manifestarci e comunicarci il suo amore infinito, la sua stessa vita». Il cardinale ricorda ai più piccoli che la testimonianza della propria fede non riguarda solo gli adulti ma tutti i battezzati. «Non pensate – scrive – che testimoniare la fede sia un compito solo da grandi; è di tutti, bambini e ragazzi, giovani e adulti».
Il cardinale Bagnasco racconta il mistero del Natale con l’aiuto e il ricordo dei pastori. «Essi – afferma – sono stati i primi a essere chiamati dagli Angeli a contemplare e ad adorare la nascita del Figlio di Dio. Hanno adorato il divin Bambino e hanno iniziato un altro ‘viaggio’: sono diventati testimoni della fede, mandati ad annunciare a tutti la gioia della salvezza, la vita nuova con Gesù e la liberazione dal peccato». Da qui l’invito, rivolto ai più piccoli ma anche agli adulti, a lodare e glorificare Dio, perché è questo che la fede ci spinge a fare ogni giorno. Il testo è stato stampato in 23 mila copie, è disponibile presso l’Ufficio catechistico diocesano, ed è stato distribuito anche presso gli Istituti scolastici cattolici della diocesi.

I PRIMI 10 LIBRI IN CLASSIFICA
PENSIERI
Pascal
Rusconi

IL MISTERO DEL NATALE
Edith Stein
Queriniana

LE  CONFESSIONI
Agostino
Città Nuova

IMITAZIONE DI CRISTO
Anonimo
Messaggero di Padova

DIARIO
Faustina
Kowalska
Libreria
Editrice Vaticana

STORIA DI UN’ANIMA
Teresa di Lisieux
OCD

CAMMINO
Josemaria Escrivà de Balaguer
Ares

FIORETTI
San Francesco
Porziuncola

TRATTATO DELLA VERA DEVOZIONE ALLA SANTA VERGINE
L. G. De Montfort
San Paolo

LETTERA A UNA PROFESSORESSA
Lorenzo Milani
Libreria Editrice Fiorentina

07 Dic 2012 03.03 Post 6 Commenti

GIORNALE VERSIONE SOLO TESTO

VOTA IL TUO LIBRO DELLA FEDE

Grande successo per Il mio libro della fede, la nuova iniziativa di A Sua Immagine.

40 titoli, 40 capolavori, 40 classici della spirito di ogni tempo, scelti per noi da Elio Guerriero. Vota il tuo preferito e scrivici perché.

Inoltre, questa settimana si sfidano due grandi classici: Le Confessioni di Sant’Agostino con I nomi divini di Dionigi Areopagita. Partecipa anche tu allo scontro: quale dei due testi preferisci? Aiuta il tuo classico a vincere!

Ogni domenica ad A SUA IMMAGINE le classifiche aggiornate.

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IL VANGELO CON JOHN HENRY NEWMAN

Grande teologo e filosofo inglese, parroco anglicano di Oxford convertitosi al cattolicesimo nel 1845. Il pensiero di John Henry Newman abbraccia una grande quantità e profondità di temi e segue diversi generi letterari. Nelle sue opere ha affrontato grandi questioni teologiche e filosofiche del suo tempo, giungendo ad anticipare sviluppi che si sarebbero compiuti soltanto nel XX secolo, al punto di essere stato annoverato tra i «padri assenti» del Concilio Vaticano II.

Newman è stato beatificato nel 2010 da papa Benedetto XVI.

DIO SI PREOCCUPA DI OGNI SINGOLO UOMO


Lunedì 3 dicembre
Mt 8,5-11

Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.

È necessario studiare da vicino la parola vegliare; bisogna studiarla perché il suo significato non è così evidente come si potrebbe credere a prima vista e perché la Scrittura la adopera con insistenza. Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare.

Vegliare perché? Per questo grande evento: la venuta di Cristo.

Cos’è dunque vegliare?

Credo lo si possa spiegare così. Voi sapete cosa significa attendere un amico, attendere che arrivi e vederlo tardare? Sapete cosa significa essere in compagnia di gente che trovate sgradevole e desiderare che il tempo passi e scocchi l’ora in cui potrete riprendere la vostra libertà? Sapete cosa significa essere nell’ansia per una cosa che potrebbe accadere e non accade; o di essere nell’attesa di qualche evento importante che vi fa battere il cuore quando ve lo ricordano e al quale pensate fin dal momento in cui aprite gli occhi? Sapete cosa significa avere un amico lontano, attendere sue notizie e domandarvi giorno dopo giorno cosa stia facendo in quel momento e se stia bene? Sapete cosa significa vivere per qualcuno che è vicino a voi a tal punto che i vostri occhi seguono i suoi, che leggete nella sua anima, che vedete tutti i mutamenti della sua fisionomia, che prevedete i suoi desideri, che sorridete del suo sorriso e vi rattristate della sua tristezza, che siete abbattuti quando egli è preoccupato e che vi rallegrate per i suoi successi?

Vegliare nell’attesa di Cristo è un sentimento di rassomiglianza a questo, per quel tanto che i sentimenti di questo mondo sono in grado di raffigurare quelli dell’altro mondo.

Veglia con Cristo chi non perde di vista il passato mentre sta guardando all’avvenire, e completando ciò che il suo Salvatore gli ha acquistato, non dimentica ciò che egli ha sofferto per lui.

Veglia con Cristo chi fa memoria e rinnova ancora nella sua persona la croce e l’agonia di Cristo, e riveste con gioia questo mantello di afflizione che il Cristo ha portato quaggiù e ha lasciato dietro a sé quando è salito al cielo.

Martedì 4 dicembre
Lc 10,21-24

Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo.

Io dico gioia in tutte le sue forme, perché nella gioia autentica sono incluse tutte le numerose grazie; le persone gioiose sono amorevoli, indulgenti, munifiche. La gioia, se deve essere gioia cristiana, la gioia raffinata dei mortificati e dei perseguitati, rende gli uomini pacifici, sereni, grati, gentili, affettuosi, miti, gradevoli, speranzosi. Sono pieni di grazia, dolci e vincenti.

La felicità dell’anima sta nell’esercizio dell’amore. Non nel piacere dei sensi, nell’attività, nelle emozioni, e neppure nella stima di sé, nella coscienza del proprio valore o nella sapienza, ma nella manifestazione dei suoi affetti, nel loro uso e nel loro dono. Come la fame e la sete, come i sapori, i suoni e i profumi sono la via attraverso cui il nostro essere corporeo riceve le sue soddisfazioni, così gli affetti sono le vie per cui giunge all’anima la sua gioia. Quando gli affetti sono rettamente usati, essa è felice; quando invece restano imperfetti, compressi, o peggio, vengono frustrati, l’anima non può esser felice. La nostra autentica, vera gioia consiste non nel sapere, non nell’aspirare o nel perseguire uno scopo, ma nell’amare, nello sperare, nel rallegrarsi, nell’ammirare, nel venerare, nell’adorare.

Se realmente è così, abbiamo nello stesso tempo una ragione per dire che l’unione con Dio, e nulla meno, costituisce la felicità dell’uomo. Benché infatti molti siano, oltre a Dio, i soggetti di conoscenza, i motivi di azione e le fonti di emozione, il nostro cuore esige qualcosa di più vasto e di più duraturo delle creature. Il nuovo e l’improvviso eccitano, ma non esercitano un influsso; ciò che è utile o piacevole non suscita venerazione; l’interesse personale non muove a riverenza, come il puro conoscere non eccita l’amore. Solo Chi ha creato il cuore umano può riempirlo.

Mercoledì 5 dicembre
Mt 15,29-37

Sento compassione per la folla.

Che Iddio onnipotente agisca nell’universo, questo sì lo possiamo concepire. Ma non possiamo invece afferrare la meravigliosa verità che egli non perde di vista nessuno e si preoccupa di ogni singolo uomo.

Dio ti vede in tutta la tua individualità e «ti chiama col tuo nome» (Is., 43, 1); dovunque tu sia, lui ti vede e ti comprende, perché è lui che ti ha fatto. Egli conosce ciò che c’è in te, tutti i tuoi sentimenti personali e i tuoi pensieri, le tue inclinazioni e le,tue simpatie, la tua forza e la tua debolezza. Egli è presente nel giorno in cui gioisci come in quello in cui soffri; prende parte alle tue speranze e alle tue tentazioni, si interessa alle tue ansie e ai tuoi rimpianti, come agli alti e bassi del tuo spirito. Egli ha contato i capelli del tuo capo e i cubiti della tua statura, ti cinge e ti porta sulle sue braccia, ti solleva e ti depone a terra. Tiene d’occhio il tuo volto, sia quando sorridi che quando piangi, sia quando ti senti in buona salute che quando sei ammalato. Dio guarda con tenerezza fin le tue mani e i tuoi piedi, ascolta la tua voce come pure il battito del tuo cuore e il soffio del tuo respiro. Tu non ami te stesso più di quanto egli ti ama; non puoi dolerti di una pena più di quanto egli stesso si duole che tu debba sopportarla, e se egli te la impone è come se tu stesso ti sobbarcassi ad essa, se fossi previdente, per ottenere in se­guito un bene maggiore.(…)

Sei stato scelto per appartenergli anche più degli altri tuoi simili sparsi nel mondo. Sei uno di coloro per i quali il Cristo ha offerto l’ultima preghiera, suggellandola col suo sangue prezioso.

Giovedì 6 dicembre
Mt 7,21.24-27

Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio.

Vivere in cielo con i pensieri, le motivazioni, le finalità, i desideri, i gusti, le preghiere, le intercessioni, perfino mentre si è ancora sulla terra, sembrare come gli altri, essere impegnati come gli altri, passare inosservati nella folla o persino essere disprezzati od oppressi, o forse in altre condizioni, ma avere comunque un canale segreto di comunicazione con l’Altissimo, un dono che il mondo non conosce.

Non dovete nascondere il vostro talento o tenere celate le vostre virtù. Desidero laici non irruenti nel parlare né litigiosi, ma persone che conoscano la propria religione, che la pratichino, che sappiano qual è il loro ruolo, che sappiano cosa hanno e cosa non hanno, che conoscano il loro credo tanto bene da poterlo diffondere, che conoscano così bene la storia da poterlo difendere. Desidero laici intelligenti e   istruiti (…) Desidero che ampliate le vostre conoscenze, coltiviate la ragione, riflettiate sulla relazione di verità, impariate a vedere le cose così come sono, a capire in che modo la fede e la ragione sono in rapporto fra loro, quali sono le basi e i principi del cattolicesimo.

Venerdì 7 dicembre
Mt 9,27-31

Avvenga per voi secondo la vostra fede.

Quanto più la mano di Dio è segreta, tanto più è potente; quanto più è silenziosa, tanto più è terribile. Approfittiamo perciò di quello che ogni giorno, ogni ora che passa ci insegnano. Il mondo sembra proseguire per il suo corso ordinario. Non vi è nulla di celestiale nelle notizie di ogni giorno, nel volto della massa, nelle azioni dei potenti, nelle decisioni dei superbi. E tuttavia Gesù con il suo Spirito è presente; la presenza del Figlio eterno, molto più gloriosa, più potente di quando egli era visibilmente sulla terra, è con noi.

Sabato 8 dicembre
Lc 1,26-38

Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te.

Fin dagli inizi i cristiani hanno definito Maria con il titolo di «Madre di Dio». Non è semplicemente la madre dell’umanità del Signore o del suo corpo: Maria deve essere bensì considerata madre del Verbo stesso, del Verbo incarnato. Dio, nella persona del Verbo, seconda persona della santissima Trinità, si è umiliato sino a diventare suo figlio. Canta la Chiesa: «Non hai disdegnato il grembo della Vergine». Egli prese da lei la sostanza della sua carne    umana e, di questa rivestito, giacque dentro di lei. Egli fu nutrito e allattato da lei, ebbe le sue cure, riposò fra le sue braccia.

Nel piano divino di salvezza, Maria non occupa un semplice posto a caso: il Verbo di Dio non entrò semplicemente in lei per poi uscirne. No: egli assorbì nella propria Persona divina il sangue di lei, la sostanza della sua carne; divenendo uomo da lei, egli ricevette quei lineamenti e quelle caratteristiche fisiche con le quali si sarebbe presentato all’umanità. Mentre cresceva, poi, le fu sottomesso e le obbedì. Con lei visse per trent’anni, sotto lo stesso tetto, con un rapporto ininterrotto che fu condiviso soltanto da san Giuseppe. Per tutto quel lungo periodo Maria assistette alla sua crescita, vide le sue gioie, le sue sofferenze, le sue preghiere, poté godere del suo sorriso e del tocco delle sue mani, delle sue parole affettuose, dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti.

Ora, fratelli miei, che cosa sarebbe stato appropriato a una creatura così favorita? Che cosa si dovrà dare a una creatura che ebbe un simile rapporto con l’Altissimo? Che cosa è appropriato concedere a questa donna che l’Onnipotente si è degnato rendere non sua serva, ma sua amica, non sua confidente, ma sua collaboratrice, la sorgente del suo secondo essere, la nutrice della sua fragile infanzia, la maestra dei suoi primi anni?

Darò quella risposta che fu data da un re pagano per premiare un suo fedele suddito: Nulla sarà troppo elevato per colei cui Dio deve la propria vita umana; nessuna grazia sarà eccessiva, nessuna gloria sarà esagerata. Sia rivestita delle vesti regali, la pienezza della divinità cioè fluisca in lei: in maniera che sia lo Specchio della giustizia, la Rosa mistica, la Torre d’avorio, la Casa d’oro, la Stella del mattino.

NOTIZIE

BENEDETTO XVI SARÀ SU TWITTER

Benedetto XVI sbarca su Twitter. Il 3 dicembre il Pontefice sarà presente su uno dei social network più utilizzati al mondo, nello stesso giorno ci sarà la presentazione ufficiale dell’account del Papa  nella Sala Stampa vaticana.

I brevi messaggi che il Santo Padre affiderà al Social network, nella maggior parte dei casi saranno delle sintesi delle sue omelie, catechesi e udienze, più i messaggi letti negli Angelus della domenica.

Benedetto XVI conferma ancora una volta la sua attenzione alle nuove forme e ai nuovi spazi di comunicazione, che possono divenire luoghi di riflessione, in cui i messaggi di senso vengono condivisi. Come evidenziava nel messaggio per la 46.a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità».

La presenza del Vaticano sulla rete, probabilmente, è legata anche all’avvicinarsi della prossima Giornata Mondiale dei giovani a Rio de Janeiro. Il Papa ha invitato proprio i giovani a farsi interpreti della sfida della nuova evangelizzazione, da portare avanti anzitutto sul web e sui nuovi media.


REGALI DI NATALE CON PRODOTTI DELLE TERRE TERREMOTATE

Pacchi di Natale e ceste regalo con i prodotti della terra terremotata d’Emilia. L’idea è nata da un gruppo di imprese sociali della provincia di Modena, impegnate nel commercio equosolidale. Insieme a prodotti emiliani e provenienti da aziende colpite dal sisma si propongono anche prodotti del sud del mondo  abitualmente commercializzati dalle botteghe del commercio equosolidale.

Sul sito web www.nataleperlemilia.it si possono trovare alcune proposte di pacchi già composti con alcune selezioni di prodotti ed anche la possibilità di comporre a piacimento i propri pacchi regalo.
L’elenco dei prodotti proposti per la composizione dei pacchi regalo è ancora aperto, quindi è possibile anche segnalare altri produttori da aggiungere all’elenco.

L’obiettivo naturalmente è raccogliere fondi per la ricostruzione dei locali danneggiati e trovare nuovi acquirenti fuori dal mercato locale, attualmente in difficoltà. Importante per la diffusione e il coordinamento di questa iniziativa l’aiuto concreto dell’Azione Cattolica Italiana, che promuoverà l’iniziativa sul sito e opererà un’azione di sensibilizzazione alle presidenze diocesane.

30 Nov 2012 02.02 Post 5 Commenti

Giornale versione solo testo

VOTA IL TUO LIBRO DELLA FEDE

Grande successo per Il mio libro della fede, la nuova iniziativa di A Sua Immagine. Partecipa anche tu al nostro referendum: Vota il tuo libro della fede. 40 titoli, 40 capolavori, 40 classici della spirito di ogni tempo, scelti per noi da Elio Guerriero. Vota il tuo preferito e scrivici perché.

E poi partecipa agli scontri settimanali diretti e aiuta il tuo classico a vincere!

Ogni domenica ad A SUA IMMAGINE le classifiche aggiornate e il libro preferito dai grandi protagonisti.

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IL VANGELO CON DON LORENZO MILANI

Pubblichiamo spunti di riflessione al Vangelo, tratti da pensieri e scritti di don Lorenzo Milani. Considerato una figura di riferimento per il cattolicesimo socialmente impegnato. Ricordato per il suo impegno civile nell’istruzione dei poveri, per la sua difesa dell’obiezione di coscienza e per il valore pedagogico della sua esperienza di maestro.

 

Lunedì 26 novembre
Lc 21,1-4

 

Vide una vedova povera, che gettava due monetine. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere

 

Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso.

 

I poveri non hanno bisogno dei signori. I signori ai  poveri possono dare una cosa sola: la lingua, cioè il mezzo di espressione. Lo sanno da sé i poveri cosa dovranno scrivere quando sapranno scrivere. E allora se vuoi trovare Dio e i poveri bisogna fermarsi in un posto e smettere di leggere e di studiare e occuparsi solo di far scuola ai ragazzi dell’età dell’obbligo e non un anno di più, oppure agli adulti. Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. È inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non Dio. Ai poveri dai scuola subito prima d’esser pronta, prima d’esser matura, prima d’esser laureata, prima d’esser fidanzata o sposata, prima d’esser credente. Ti ritroverai credente senza nemmeno accorgertene.

Martedì 27 novembre
Lc 21,5-11

 

Badate di non lasciarvi ingannare.

 

Non posso dire ai miei giovani, che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.

Quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede. Chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore, cioè che ama la legge più degli altri. Non capisco perché qualcuno possa confonderlo con l’anarchico. Preghiamo Dio che ci mandi molti giovani capaci di tanto.

Questa tecnica di amore costruttivo per la legge l’ho imparata insieme ai ragazzi mentre leggevamo il Critone, l’Apologia di Socrate, la vita del Signore nei quattro Vangeli, l’autobiografia di Gandhi, le lettere del pilota di Hiroshima.

L’ho applicata, nel mio piccolo, anche a tutta la mia vita di cristiano nei confronti delle leggi e delle autorità della Chiesa. Severamente ortodosso e disciplinato e nello stesso tempo appassionatamente attento al presente e al futuro. Nessuno può accusarmi di eresia o di indisciplina. Nessuno d’aver fatto carriera. Ho 42 anni e sono parroco di 42 anime! Del resto ho già tirato su degli ammirevoli figlioli. Ottimi cittadini e ottimi cristiani. Nessuno di loro è venuto su anarchico. Nessuno è venuto su conformista. Informatevi su di loro. Essi testimoniano a mio favore.

Mercoledì 28 novembre
Lc 21,12-19

 

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.

 

Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.

Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se son uomini che per le loro idee pagano di persona.

 Giovedì 29 novembre
Lc 21,20-28

 

Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

 

Piero, ho sentito preti e giornali dire che tutte le cose sindacali e sociali sono materia. Che non bisogna che il prete si faccia trascinare dal suo cuore di uomo, da motivi terreni.

Che il pensiero del benessere è eresia. Che ai poveri Gesù parlava solo di croce e di cielo.

Ci credo Piero. Lo credo con tutto il cuore, con tutto me stesso. Appunto. È al cielo che li voglio portare i miei figlioli. Son partito per questo e ancora non penso altro che a questo.

Ma se mi chiede ragione di quel che fa il governo cattolico, che gli posso dire? Potrò ingannarlo? Potrò dirgli che attenda? Che questa legge è quella che Dio ha posta?

Io non posso dirgli queste cose. Non mi crederebbe. E ha ragione. Lui n’ha bisogno di me suo prete per mille altre cose troppo più grandi di questa stupida cosa del lavoro e del governo.

N’ha bisogno per il perdono di Dio di cui ha avuto sete fino a oggi e di cui avrà bisogno anche domani. N’ha bisogno per il Corpo di Cristo che l’aiuti ad affrontar la vita e il matrimonio e la vecchiaia e poi la morte e poi la Vita Eterna. Parlargli d’altre cose? Tenere il discorso sempre su quello della fede?

Non mi parrebbe vero, credimi. Ma son anche maestro di morale e confessore e se mi interroga devo rispondergli. E di chi è la colpa se nove volte su dieci la sua domanda sarà su questo campo umiliante? Ah avessi una posizione così limpida da poter rispondere: «A me lo vieni a dire? Che c’entro io, l’uomo dei Sacramenti, il pontefice tra la terra e il cielo coi misfatti dei forti di questa terra? Pensa all’anima tua, pensa a salvarti. Chiedimi il libro di Dio, il Corpo di Cristo, il suo Perdono».

Penso ora che è ancora troppo dono di Dio che io l’abbia ancora qui a domandarli a me i suoi perché. So che è l’ultimo giorno. Domani non verrà più. C’è un altr’uscio, non lontano dal mio dove c’è qualcuno che saprà dargli le risposte che attende.

Mi par già di sentirti protestare: «Che c’entra? Sei te Lorenzo che non sei riuscito a mostrargli la Croce, a predicargli il Vangelo nudo e crudo e la dottrina sociale della Chiesa».

No Piero. Se il colpevole di questa umiliazione dell’uomo non fosse in nulla aggiogato al mio carro, io potrei dire a Mauro che pieghi il capo all’uomo come fosse dinanzi a Dio. Per salvarsi l’anima e in sconto dei suoi peccati. Potrei leggergli la lettera di S. Paolo agli Efesini. Quella che don Divo cita contro di me. Ma così come sono non posso leggergliela. S. Paolo, quando scriveva quella lettera era in prigione. Vittima con le vittime. Lui sì che poteva additare la Croce. Ma chi è dall’altra parte non può. Io non posso. Non posso neanche se mi ci son trovato solo per un imprevedibile coincidere di circostanze storiche che non dipendono da me. II fatto resta e cioè che son compromesso col governo.

Il governo s’è alleato col Faraone contro Babilonia. L’ha stimato prudenza. Ed io ho taciuto. Non mi son fatto buttar nel pozzo come Geremia. Anzi ho avuto onore dal governo e aiuto d’ogni genere. Ecco qual è il muro che mi impedisce di andare incontro al povero e additargli la Croce. Se lo facessi suonerebbe come un orribile scherno.

Venerdì 30 novembre
Mt 4,18-22

 

Essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

 

Proprio perché Gesù è la parola ultima e definitiva di Dio, è giusto che Dio taccia, è giusto, cioè, che Dio non dica altre parole, non riveli cose nuove alla sua Chiesa. In realtà, con Gesù, con la sua persona e con la sua parola Dio ci ha dato tutto e ci ha detto tutto, cosicché non può dirci più nulla di radicalmente nuovo, nulla che non sia contenuto in Gesù.

 Dove è scritto che il prete debba farsi voler bene? A Gesù o non è riuscito o non è importato.

Conosco per esempio un giovane prete che si è reso simpatico a tutto il suo popolo. Nessuno dice male di lui. Sempre allegro, festoso con tutti, comunisti e democristiani, poveri e ricchi.

Misuriamo quanto ha pagato tutto questo e quanto gli ha fruttato. L’ha pagato al prezzo di parlare solo di sport e di evitare con cura ogni discorso impegnativo. Non ha sconvolto i sonni o l’ appetito a nessuno. Lavorerà la Grazia per lui, si diffonderà intorno a lui in modo misterioso che io non posso misurare. Ma se s’ ha da far lavorare la Grazia sola si poteva andare tutti alla Certosa. S’ andava più diretti e si otteneva di più. Siamo o non siamo sacerdoti secolari? E allora bisogna discutere anche sui migliori mezzi umani.

Io al mio popolo ho tolto la pace. Non ho seminato che contrasti, discussioni, contrapposti schieramenti di pensiero. Ho sempre affrontato le anime e le situazioni con la durezza che si addice al maestro. Non ho avuto né educazione, né riguardo, né tatto. Mi sono attirato contro un mucchio d’ odio, ma non si può negare che tutto questo ha elevato il livello degli argomenti di conversazione e di passione del mio popolo. Quel mio amico secondo me insegna poco e a pochi, io invece avrò seminato zizzania, ma insegno anche a chi mi darebbe fuoco.

 

Sabato 1 dicembre
Lc 21,34-36

 

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano.

 

Non sono più tempi in cui la gente credeva alla parola solo perché la sentiva infocata e rotta dal pianto. Nessuno si fida più di nulla che non sia vissuto prima che detto.

Ed è giusto. E Gesù stesso ha molto più vissuto che parlato. E molto più insegnato col nascere in una stalla e col morire su una croce che col parlare di povertà e di sacrificio.

La via che conduce alla Verità è stretta e ha da ambo i lati precipizi. Esistono eresie di sinistra ed eresie di destra. Siamo nella Chiesa apposta per sentirci serrare dalle sue rotaie che ci impediscano di deviare tanto in fuori che in dentro. Queste rotaie sono nel Catechismo diocesano e per portarsele in casa bastano 75 lire. Dopo di che sai preciso cosa puoi dire e cosa no. Tutto quel che non è proibito è permesso e credimi che non è poco.

Del resto, se ti restasse ancora qualche scrupolo hai nella Chiesa un altro motivo di serenità ed è che essa è viva ed è lì apposta per richiamarci coi suoi decreti ogni volta che ce ne fosse bisogno. Se questa tranquillità la Chiesa non ci potesse dare non meriterebbe davvero star con lei. Si potrebbe andare a brancolare nel buio della libertà come i lontani.

 NOTIZIE

PAPA: LA GIUSTIZIA FALLISCE SE IL CARCERE NON RIEDUCA

La giustizia penale non può essere ridotta alla questione della disciplina dei reati, ma deve sempre guardare al rispetto della dignità dell’uomo». Lo ha detto Benedetto XVI ricevendo i partecipanti alla conferenza dei direttori delle amministrazioni penitenziarie del Consiglio d’Europa.

«Occorre impegnarsi in concreto-ha proseguito il pontefice- e non solo come affermazione di principio, per una effettiva rieducazione della persona, richiesta sia in funzione della dignità sua propria, sia in vista del suo reinserimento sociale. L’esigenza personale del detenuto di vivere nel carcere un tempo di riabilitazione e di maturazione è, infatti, esigenza della stessa società».

Benedetto XVI ha esortato gli operatori penitenziari ad avere sempre un profondo rispetto della persona, ancor più oggi vista la crescente presenza di detenuti stranieri in situazioni di grande difficoltà. Il Papa, inoltre, ha sottolineato: «Una detenzione fallita nella funzione rieducativa diventa una pena diseducativa, che, paradossalmente, accentua, invece di contrastare, l’inclinazione a delinquere e la pericolosità sociale».

A SAN PIETRO UN  PRESEPE LOW COST

Presepe low cost per il Vaticano. In tempi di crisi il Governatorato della Città del Vaticano rinuncia alla spesa per il tradizionale allestimento del presepe in Piazza San Pietro.

A donare il presepe sarà la regione Basilicata, così quest’anno la Natività sarà ambientata tra i sassi di Matera. L’iconografia classica sarà arricchita di elementi locali tipici: ci saranno abiti classici della tradizione, e l’ambientazione sarà in una delle chiese rupestri di Matera. Saranno rappresentati scorci del Sasso Caveoso e di quello Barisano, con effetti luce che vanno dal giorno alla notte. L’opera, di 225 metri quadrati, è stata realizzata dal maestro lucano Francesco Artese, con statuine tra i 35 e i 50 centimetri, e abiti realizzati a mano sui modelli della tradizione contadina.

L’idea del Governatorato, guidato dal cardinale Giuseppe Bertello, è di un cambiamento che si protragga anche nei prossimi anni per alleggerire le spese a carico dell’amministrazione vaticana, offrendo alle Regioni che lo richiedono la possibilità di donare al Papa un presepe che possa essere anche un veicolo di promozione delle Regione stessa. Non si esclude che a donare i prossimi presepi siano anche stati stranieri.

Oltre al presepe, come da tradizione, sotto l’obelisco verrà eretto anche il tradizionale albero di Natale, che quest’anno proviene dal Molise.

22 Nov 2012 09.09 Post 2 Commenti

GIORNALE VERSIONE SOLO TESTO

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IL VANGELO CON FRERE ROGER SCHUTZ

Pubblichiamo spunti di riflessione al Vangelo, tratti da pensieri e scritti di Roger Schutz. Conosciuto semplicemente come Frère Roger, Schutz è stato un monaco svizzero, fondatore della comunità monastica ecumenica a carattere internazionale di Taizé. Papa Benedetto XVI lo ha definito fedele servitore di Dio. Lungo il corso della sua vita ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua opera rivolta alla difesa della dignità umana, per i servizi umanitari, la ricerca della pace, la formazione della gioventù.

IL VANGELO CI INVITA AD ABBANDONARCI A CRISTO

Lunedì 19 novembre
Lc 18,35-43

La tua fede ti ha salvato.

Con i giovani, vorremmo anzitutto cercare di andare alle sorgenti della fiducia della fede. Possono capire che ciò che conta prima di tutto, è passare, sempre e di nuovo, dall’inquietudine e persino dal dubbio, alla fede?  E la fede è una realtà semplicissima, un’umilissima fiducia in Dio.

Il Vangelo ci invita ad un atteggiamento essenziale: abbandonarci in Cristo. Allora, c’è come una scelta da fare, una decisione da prendere. Quale decisione? La decisione di vivere nella riconoscenza a Dio, sì, in una gioia interiore, una gioia rinnovata in ogni momento. E per questo, abbiamo bisogno di uno spirito risoluto.

Se la pianta non si orienta verso la luce, appassisce. Se il cristiano rifiuta di guardare la luce, se si ostina a guardare solo le tenebre, cammina verso una morte lenta; non può crescere né costruirsi in Cristo.

A poco a poco Cristo trasforma e trasfigura tutte le forze ribelli e contraddittorie che ci sono dentro di noi. Piangere sulla nostra ferita ci trasformerebbe in uno strazio, in una forza che aggredisce con violenza noi stessi e gli altri, soprattutto chi ci è più vicino. Una volta trasfigurata da Cristo, la ferita si trasforma in una fonte di energia, in una sorgente da cui scaturiscono le forze di comunione, di amicizia e comprensione. Questa trasfigurazione è l’inizio della risurrezione sulla terra, è vivere la Pasqua insieme a Gesù; è un continuo passare dalla morte alla vita.

Martedì 20 novembre
Lc 19,1-10

Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Può succedere che Dio sembri allontanarsi. Ce ne sono che rimangono sconcertati dall’impressione di un silenzio di Dio. La fede è come uno slancio di fiducia mille volte ripreso nel corso della nostra vita. Ricordiamocelo! Non è la nostra fede che crea Dio, e non sono i nostri dubbi che potrebbero relegarlo nel niente. Così anche quando non ne proviamo una risonanza sensibile, la misteriosa presenza di Cristo non se ne va mai. Se ci può essere in noi l’impressione di un’assenza, c’è innanzitutto lo stupore della sua continua presenza. Quando delle inquietudini pervengono ad allontanarci dalla fiducia della fede, certuni si chiedono: vivo forse l’attitudine di un non credente? No, sono dei vuoti di incredulità, niente di più.

Il Vangelo ci invita a donare sempre di nuovo la nostra fiducia a Cristo, e a trovare in lui una vita di contemplazione. E il Cristo dice a ciascuno di noi questa parola del vangelo: Cerca, cerca e troverai.

Mercoledì 21 novembre
Lc 19,11-28

Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci.

Se ognuno potesse comprendere: Dio ci accompagna fino alle nostre insondabili solitudini. A ciascuno dice: «Sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti  amo». Sì, Dio non può che donare il suo amore, in questo è tutto il Vangelo. Quello che Dio ci chiede e ci offre è semplicemente di ricevere la sua misericordia infinita.

Che Dio ci ami è una realtà talvolta poco accessibile. Ma quando scopriamo che il suo amore è soprattutto perdono, il nostro cuore si rasserena e anche si trasforma.

Ed eccoci capaci di abbandonare in Dio ciò che prende d’assalto il nostro cuore: qui è la sorgente dove ritrovare la freschezza dello slancio.

Riusciamo a comprenderlo bene? Dio si fida così tanto di noi che per ciascuno ha un invito. Qual è questo invito? Ci chiama ad amare come lui stesso ci ama. E non c’è un amore più profondo che arrivare fino al dono di sé, per Dio e per gli altri.

Chi vive di Dio sceglie di amare. E un cuore deciso ad amare può irradiare una bontà senza limite.

Per chi cerca di amare nella fiducia, la vita si riempie di una bellezza serena.

Chi sceglie di amare e di dirlo attraverso la propria vita, è condotto a interrogarsi su una delle più importanti domande che ci sono: come alleggerire le pene e i tormenti di coloro che sono vicini o lontani?

Ma cosa vuol dire amare? Sarà forse condividere le sofferenze dei più maltrattati? Sì, proprio questo. Sarà forse avere un’infinita bontà di cuore e dimenticare se stessi per gli altri, in modo disinteressato? Sì, certamente. E ancora: cosa vuol dire amare? Amare è perdonare, vivere da riconciliati. E riconciliarsi è sempre una primavera dell’anima.

Giovedì 22 novembre
Lc 19,41-44

Se avessi compreso quello che porta alla pace!

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace»: qual è questa pace che Dio dona?

Prima di tutto è una pace interiore, una pace del cuore. È quella che permette di volgere uno sguardo di speranza sul mondo, anche se spesso è lacerato da violenze e conflitti.

Questa pace di Dio è anche un sostegno affinché riusciamo a contribuire, con grande umiltà, a costruire la pace laddove è minacciata. Una pace mondiale è così urgente per alleviare le sofferenze, soprattutto perché i bambini di oggi e di domani non conoscano l’angoscia e l’insicurezza.

Nel suo Vangelo, in una folgorante intuizione, san Giovanni definisce chi è Dio in tre parole: «Dio è amore». Se solo cogliessimo queste tre parole, andremmo lontano, molto lontano. Che cosa ci attrae in queste parole? In esse troviamo questa luminosa certezza: Dio non ha mandato Cristo sulla terra per condannare, ma perché ogni essere umano sappia di essere amato e possa trovare un cammino di comunione con Dio.

I cristiani vivono un tempo in cui la vocazione all’universalità, all’ecumenismo, alla cattolicità, deposta in loro dal

Vangelo, può trovare un compimento senza precedenti. A partire dal IV secolo, ci sono stati pochi periodi più decisivi per i cristiani. Avranno essi il cuore sufficientemente largo, l’immaginazione sufficientemente aperta, l’amore sufficientemente ardente per rispondere a uno dei primi appelli del Vangelo: ogni giorno correre il rischio di riconciliarsi, essere lievito di fiducia in tutta la pasta umana?

Esiste una via sulla nostra terra per giungere a capire tutto dell’altro?

Un giorno mi dissi: se quella via esiste, comincia da te stesso e impegnati, proprio tu, a capire tutto di ogni uomo. Quel giorno ebbi la convinzione che la decisione presa sarebbe rimasta valida fino alla morte. Si trattava, in verità, di ritornare, e ritornare ancora per tutta la vita, a quella decisione: cercare di capire tutti piuttosto che essere capito.

Venerdì 23 novembre
Lc 19,45-48

Tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Felice chi cammina dal dubbio verso l’umile fiducia! Da parte mia, posso dire che a un dato momento della mia giovinezza ci fu un vacillamento della fede. Non mettevo veramente in dubbio l’esistenza di Dio. Ciò di cui dubitavo era la possibilità di vivere in comunione con lui. Desideravo talmente essere onesto che mi capitava di non più  osare pregare. Pensavo che bisognava conoscere Dio per pregare. Un bel giorno, aprendo un antico libro, sono caduto su delle righe in vecchio francese. L’autore scriveva che se Dio non fosse comunicabile, Cristo ce lo faceva conoscere: «Il Cristo è lo splendore di Dio». Questo non l’ho dimenticato. È Cristo che ci permette di capire che Dio ci ama.

Quando la Chiesa è attenta ad amare e a comprendere il mistero di ogni essere umano, quando incessantemente ascolta, consola e guarisce, diventa ciò che è di più luminoso in se stessa: il limpido riflesso di una comunione.

Cercare riconciliazione e pace implica una lotta all’interno di sé. Non è un cammino facile. Nulla di duraturo si costruisce facilmente. Lo spirito di comunione non è qualcosa d’ingenuo, è allargare il proprio cuore, è profonda benevolenza, esso non ascolta i sospetti.

Per essere portatori di comunione, avanzeremo, ciascuno nella propria vita, sulla strada della fiducia e di una bontà del cuore sempre rinnovata?

Su questo cammino ci saranno talvolta degli insuccessi. Allora ricordiamoci che la sorgente della pace e della comunione è in Dio. Lungi dallo scoraggiarci, invocheremo il suo Spirito Santo sulle nostre fragilità.

E, in tutta la nostra vita, lo Spirito Santo ci permetterà di riprendere il cammino e di andare, da un inizio a un nuovo inizio, verso un avvenire di pace.

Sabato 24 novembre
Lc 20,27-40

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Poco prima della sua morte, Cristo assicura i discepoli che riceveranno una consolazione: egli manderà lo Spirito Santo che sarà per loro un sostegno e un consolatore, e resterà con loro per sempre.

Nel cuore di ciascuno, ancora oggi egli mormora: «Non ti lascerò mai solo, ti invierò lo Spirito Santo. Anche se sei nella disperazione più profonda, io resto vicino a te».

Accogliere la consolazione dello Spirito Santo è cercare, nel silenzio e nella pace, di abbandonarci in lui. Allora, anche se accadono dei fatti gravi, diventa possibile superarli. Siamo così fragili da aver bisogno di consolazione?

A ognuno capita di essere scosso da una prova personale o dalla sofferenza degli altri. Ciò può arrivare fino a far tremare la fede e spegnere la speranza. Ritrovare la fiducia della fede e la pace del cuore significa talvolta essere pazienti con se stessi.

C’è una pena che segna in modo particolare: la morte di una persona cara che forse ci era d’aiuto nel nostro cammino terreno. Ma ecco che una tale prova può essere trasfigurata, allora diventa apertura a una comunione.

A chi si trova all’estremo della sofferenza, può essere restituita una gioia del Vangelo. Dio viene a rischiarare il mistero del dolore umano al punto che ci accoglie in un’intimità con lui.

Eccoci allora collocati su un cammino di speranza. Dio non ci lascia soli. Ci permette di avanzare verso una comunione, questa comunione d’amore che è la Chiesa, allo stesso tempo così misteriosa e così indispensabile.

Il Cristo di comunione ci fa questo immenso dono della consolazione.

II 40 LIBRI DA VOTARE

Agostino Le confessioni Città Nuova
Dionigi Areopagita I nomi divini Esd – Edizioni Studio Domenicano
Benedetto di Norcia La regola Città Nuova
Giovanni Damasceno Tre discorsi contro coloro che calunniano le sante immagini Città Nuova
Guglielmo di Saint-Thierry Lettera d’oro Paoline
San Bernardo Del dovere di amare Dio Edizioni Paoline
Ildegarde di Bingen Sciviae Libreria Editrice Vaticana
Anselmo Menologio (contenuto in Orazioni e meditazioni) Jaca Book, 1997
Bonaventura Itinerario della mente in Dio Città nuova
San Francesco Fioretti Porziuncola
Caterina di Siena Dialogo della divina Provvidenza ESD – Edizioni Studio Domenicano
Antonio Rosmini Delle cinque piaghe della santa Chiesa Città Nuova
Anonimo L’Imitazione di Cristo Messaggero di Padova
Tommaso Moro Utopia Giunti
Erasmo da Rotterdam Elogio della follia Bur Rizzoli
Ignazio di Loyola Esercizi spirituali ADP – Apostolato della Preghiera
Teresa d’ Avila Libro della mia vita Paoline
San Giovanni della Croce Il cantico spirituale EDB – Dehoniane Bologna
Angelo Silesio Il pellegrino Cherubico San Paolo, 1992
Francesco di Sales Trattato dell’amore di Dio Città Nuova, 2011
Louis Grignion de Montfort Trattato della vera devozione alla santa Vergine San Paolo, 2009
Pascal Pensieri Rusconi, 2011
Nicodemo l’AgioritaMacario di Corinto La Filocalia Qiqajon
John Henry Newman Apologia pro vita sua Jaca Book
Teresa di Lisieux Storia di un’anima Edizioni OCD
Romano Guardini Lo spirito della liturgia Morcelliana
Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) Il mistero del Natale Queriniana
Faustina Kowalska Diario. La Misericordia divina nella mia anima Libreria Editrice Vaticana
D. Bonhoeffer Resistenza e resa San Paolo, 1996
H.U. von Balthasar Il cuore del mondo Jaca Book
Primo Mazzolari Tu non uccidere San Paolo
P. Teilhard de Chardin Il fenomeno umano Queriniana
René Voillaume Come loro, nel cuore delle masse San Paolo, 1999
Giovanni XXIII Giornale dell’anima San Paolo
Lorenzo Milani Lettera a una professoressa Libreria Editrice Fiorentina
Davide Maria Turoldo Canti ultimi Garzanti
Francois-Xavier van Thuan Cinque pani e due pesci, Dalla sofferenza del carcere una gioiosa testimonianza di fede San Paolo
J. L. Gonzalez-Balado (a cura di) I fioretti di Madre Teresa San Paolo
Giovanni Paolo II Dono e mistero Libreria editrice Vaticana
Josemaría Escrivá de Balaguer Cammino Mondadori

16 Nov 2012 04.04 Post 26 Commenti

IL GIORNALE NELLA VERSIONE SOLO TESTO

Lunedì 12 novembre
Lc 17, 1-6

Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

La scelta di Gesù non avviene in un entusiasmo d’amore, ma è un atto razionale.  Quando hai sperimentato che Gesù ha parole di vita, razionalmente, anche se tutto in te dà contro, dici: «Io ti scelgo, mio Signore. Le tue parole entrano nel mio essere e risolvono tutti i miei interrogativi, perché le tue parole sono vita, ora io non sono più solo, il mio essere ha trovato la sua sorgente, la comunione è piena. Ora in questa comunione tutto quello che io vivo non è più il termine della mia vita, ma lo spazio dove manifesto una vita che è con te nella profondità, è con i miei fratelli». Quando non c’è la scelta, o meglio la scelta non diventa lotta vitale, ti accomodi: ogni tanto sei con Cristo, poi lo molli, non per sempre, ma ti accomodi sulle posizioni che non ti turbano più. Ciò che conta è la scelta che mi riporta ogni giorno a convertirmi.

Che significa la parola perdono? Significa grande dono. È difficile perdonare? Sì, tanto, perché le offese sia verbali sia fisiche sono ferite che entrano nel vivo dello spirito come un coltello nella carne. Dove si trova la forza di perdonare? Solo nella fede, cioè in Gesù scelto perché amato. Il perdono viene dato senza condizioni però esige il cambiamento di chi viene perdonato proprio perché si vuole il suo bene e si desidera che non nuoccia ad altri.

Martedì 13 novembre
Lc 17,7-10

Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili.

Noi siamo figli di Dio, non possiamo comportarci come quelli che non conoscono il Signore. Che responsabilità! Che voglia di  cambiare  pagina,  di dire: «Signore, cambio completamente!». Non è solo speranza, è l’apertura di un mondo completamente diverso: il mondo di Dio in mezzo al mondo degli uomini.

Solo mettendo il nostro cuore nel cuore di Dio e lasciando entrare la sapienza di Dio nella nostra vita ragioniamo alla moda di Dio. Quanto tempo perso a ragionare alla moda degli uomini!

Gesù è molto deciso: «Date loro voi stessi», cioè: «Scoprite il cuore, spremete le meningi, datevi da fare, non chiudete gli occhi; dopo aver visto, non fate finta di non aver visto». Chi è pieno di se stesso non può uscire da sé ma si incontra col suo denaro, con i suoi mobili, col suo portafogli e quindi richiude il circolo e ricade su se stesso; si incontra con la sua posizione sociale che non può mettere in discussione, che costituisce il termine della sua vita, la sua schiavitù, il suo ultimo fine, perciò non ne può uscire. Queste persone non possono entrare nel Regno dei cieli, perché il loro atteggiamento è la chiusura definitiva, non hanno altra cosa da contemplare se non se stessi nelle varie manifestazioni di gloria, di  onore,  di  potenza, di sicurezza.  Noi  siamo  su questa terra per un’altra realtà; quando uno ha posto tutto il suo cuore nelle cose di questo mondo non c’è più spazio per Dio, ma non c’è spazio neppure per l’uomo, né per lui stesso.

Per questo i momenti più significativi della vostra vita saranno quando vi metterete in ginocchio davanti al buon Dio, lasciando che venga dentro di voi. La nostra vita può veramente essere spesa soltanto per Qualcuno che è infinito, e quindi può occupare tutto lo spazio del nostro essere.

Mercoledì 14 novembre
Lc 17,11-19

Gesù maestro, abbi pietà di noi!

Non sembra che l’uomo cerchi Dio nei giorni della sua vita, affannato per le cose, per il lavoro, ma proprio questo affanno così tremendo che occupa tutto l’uomo nasconde in fondo una grande fame di vedere Dio.

Poi quale altro tipo di fame c’è in noi? Dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, ed abbiamo fame di vivere come Dio, cioè di essere suoi figli. Tutte le nostre sofferenze, tribolazioni, anche le più strane di questa terra, derivano dal fatto che noi non viviamo da figli di Dio, ma abbiamo dentro la fame profonda di vivere da figli di Dio.

Nel suo infinito amore Dio, che è Padre, ha mandato suo figlio Gesù ed è lui che sazia questa fame. Fuori di Cristo non trovate la risposta a questa fame essenziale e profonda. Dice Gesù: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda». Ogni giorno possiamo mangiare di quella carne e bere di quel sangue, possiamo unirci alla persona di Cristo che nutre la nostra vita individuale e comunitaria. Quando senti quella spinta forte ad amare, anche donando la vita, ecco, rimani in Gesù. Quando senti dentro di te che devi andare a cercare il fratello col quale è da molto tempo che magari non ti incontri, è Gesù che spinge dentro di te! Lascia che il Signore venga! E’ Lui che opera dentro di te! Lascialo venire!

Giovedì 15 novembre
Lc 17,20-25

Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!

Il regno di Dio appartiene a chi lo sceglie e lo vuole momento per momento nell’impegno della storia.

Non può conquistare il Regno chi vuole addormentarsi per sfuggirlo. La vigilanza è la caratteristica del cristiano ed è necessaria per essere sempre in grado di scegliere bene ciò che è eterno, ciò che è vero, ciò che è giusto. L’uomo che sa scegliere vive veramente bene la vita e la gioca pienamente.

È rivelandosi a noi che permette che Lo amiamo. Questa è la pedagogia di Dio. Non attraverso l’esortazione, ma attraverso la rivelazione di Se a noi. Poi aggiunge ancora: «Se uno mi ama, il Padre mio ed io verremo a lui e porremo dentro di lui la nostra dimora».

Ecco la pienezza dell’Avvento di Dio. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che operano in noi perché ci trasformiamo in Lui!

Il desiderio profondo dell’uomo di essere completamente nella pienezza, si manifesta, se siete attenti, si attua potentemente dentro il cuore dell’uomo.

Allora questa presenza dinamica, cioè attiva di Dio dentro di noi va lasciata venire, va lasciata fare, e mi permetto di suggerire qualche cosa. Non solo Cristo è venuto e ha inteso salvarci ed operare in noi non come individui, ma ha inteso salvarci come popolo, per cui la Comunità non è altro che l’espressione di questa azione di Dio che Egli compie in noi, ma insieme.

È il momento più profondo, allora. Lasciarlo venire dentro di noi come individui, ma come individui in comunione in una Comunità. Non ti farai santo se non in quella Comunità in cui la Vocazione ti ha posto e/o in quella Vocazione che ti viene rivelata dal Signore. È questa, allora, la riscoperta. In più, il Signore opera perché tu trasformi il mondo.

Quando senti quella spinta forte ad amare, anche donando la vita, ecco, rimani in Gesù.

Quando senti dentro di te che devi andare a cercare il fratello col quale è da molto tempo che magari non ti incontri, è Gesù che spinge dentro di te! Lascia che il Signore venga! È Lui che opera dentro di te! Lascialo venire!

Dio si è fatto uomo, è diventato uno di noi perché noi potessimo diventare come Loro, uno di Loro, cioè della famiglia di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Per noi, il Signore è venuto e verrà personalmente.

Venerdì 16 novembre
Lc 17,26-37

Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà.

Che fiducia grande e che speranza! Il regno di Dio si manifesta nello stupore dei nostri piccoli sforzi in mano a una potenza illimitata; nell’aiuto inatteso ed inaspettato; nell’intimità straordinaria con Dio di ogni uomo nella preghiera; nella bellezza presente in ogni creatura; nel miracolo d’amore di una vita spesa per Gesù e donata interamente a lui; nella sofferenza accettata in una viva speranza.

Che gioia sapere che il regno di Dio cresce per una sua forza intima e agisce nonostante i miei limiti. Però c’è una condizione: che io dica sempre di sì al Signore, che io lo lasci agire entro di me. Tutti noi abbiamo dei talenti, cioè delle capacità.

Il Signore ci dice che tutto quel che siamo cresce nella misura in cui si dona. In ogni situazione non difendetevi mai, donatevi continuamente, e se venite trattati male avete la possibilità di donarvi gratuitamente, senza chiedere risposta, e sarà gioia piena! In questo respiro il cuore si riempie e cambiano d’importanza le cose.

Sabato 17 novembre
Lc 18,1-8

Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?

Non temere, continua solo ad avere fede», cioè non lasciarti dominare dagli avvenimenti ma in essi vivi la tua relazione (fede) con il Signore Gesù. Negli avvenimenti vivi “Qualcuno”. Tutto ciò che accade nella vita, può essere vissuto in due modi radicalmente opposti. L’uomo senza relazione con il Signore è solo, soccombe quando viene a trovarsi nella malattia, nella vecchiaia, nella morte, nella povertà. L’uomo che è solo non vuole ciò che gli reca dolore. La fede è una chiamata all’abbandono in Dio. Ogni chiamata crea relazione tra chi chiama e chi è chiamato.

La persona che è in relazione con il Signore, non è più incapsulata in se stesso, ma sviluppa la relazione con il Signore, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore.

Come due fidanzati che camminano insieme, se incappano nella pioggia non solo non si lasciano, ma si stringono ancor più forte la mano l’un l’altro, così chi è nella fede intensifica il dialogo d’amore con Dio, vive in positivo tutti gli avvenimenti. «Sia fatto secondo la tua volontà», è la preghiera d’amore più frequente.

Siate un segno d’amore. Non rendetevi strumenti di Satana! Io vi scongiuro, vi supplico. State camminando bene, non lasciatevi vincere dal male! L’avete in voi la forza per poter superare le prove, le tentazioni, e avete la grazia dell’autorità che vi è vicina. Vi supplico nel nome del Signore: non lasciatevi vincere da Satana che vi tormenta e vi distrugge, e ricordatevi che si veste sempre da angelo per potervi ingannare!

NOTIZIE

BENEDETTO XVI: «LAVORARE PER LA PACE IN SIRIA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI»

«Dobbiamo fare tutto il possibile perché un giorno potrebbe essere troppo tardi».
Nuovo appello di Benedetto XVI per la pace in Siria. Dall’inizio della crisi più volte il pontefice è intervenuto per chiedere la fine della spirale di violenza e la ricerca di una via per il dialogo.

A causa degli scontri che continuano sul territorio, il Vaticano ha rimandato l’invio della delegazione di padri sinodali a Damasco, annunciata durante il Sinodo dei Vescovi e voluta per esprimere la vicinanza spirituale della Chiesa alla popolazione siriana e alle comunità cristiane del Paese.

A dare la notizia della cancellazione della visita, lo stesso Benedetto XVI che ha spiegato di aver invece affidato una missione speciale al cardinal Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, che è in Libano per portare aiuti alla popolazione siriana e rafforzare l’impegno umanitario nella Regione. A questo scopo sarà devoluta una donazione del Sinodo dei Vescovi, alla quale il Santo Padre ha voluto aggiungere un contributo pari a 1 milione di dollari Usa.

TELEFONO AZZURRO: «AUMENTANO GLI ABUSI SUI MINORI»

In Italia negli ultimi anni sono triplicati i fenomeni di   abuso sui minori e in tutto il mondo i dati sui maltrattamenti di bambini e adolescenti sono drammatici.

È il triste quadro tracciato dal dossier L’emergenza infanzia e adolescenza in Italia e nel mondo, curato dal Centro studi di Telefono Azzurro.

Nel mondo, sono oltre 215 milioni i minori implicati nel lavoro minorile e ogni anno scompaiono circa 8 milioni di bambini. Nel nostro Paese risultano in aumento percosse e maltrattamenti e, in percentuale minore, i casi di abuso psicologico e di inadeguatezza genitoriale.

Tra le varie forme di abuso, quello sessuale, continua ad affliggere le vite di molti bambini. Anche internet presenta una minaccia sempre più grave per i più piccoli. Secondo una recente ricerca, più del 17% dei ragazzi è stato molestato online. Un ragazzo su cinque è stato adescato e quasi uno su dieci ha ricevuto offerte di denaro e regali in cambio di atti sessuali.
Il presidente di telefono Azzurro, il prof. Ernesto Caffo, in un’intervista a Radio Vaticana rintraccia le cause del fenomeno nella crisi delle reti sociali, incapaci di dare le risposte necessarie. Spiega: «La carenza di risorse economiche porta le famiglie a non avere tempo da dedicare ai bambini; la carenza di risorse economiche nei servizi sociali, di assistenza, fa sì che molte volte le famiglie non abbiano quell’appoggio nel sistema  educativo, nel sistema di supporto di comunità che sarebbe necessario.

CEI E CONFESERCENTI INSIEME PER DIRE NO AL LAVORO DI DOMENICA


La domenica è un giorno di riposo, di raccoglimento, un momento da passare in famiglia. Sono queste le ragioni della campagna «Libera la domenica», promossa da Confesercenti e condivisa dalla Conferenza episcopale italiana. L’iniziativa intende raccogliere firme, per abolire la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali, introdotta dal decreto Salva Italia, restituendo alle Regioni il potere di disciplinare i calendari di apertura in base alle esigenze territoriali.

La liberalizzazione delle aperture degli esercizi commerciali, secondo Confesercenti, «non ha portato benefici, anzi 80 mila imprese stanno per chiudere». Le domeniche aperte «non hanno incentivato i consumi, hanno favorito la grande distribuzione trasferendo verso di essa quote di mercato degli esercizi piccoli e medi e hanno messo in ginocchio un settore già fortemente minacciato dalla crisi».

Convinto l’appoggio della Cei, che domenica 25 novembre farà sua la campagna proponendo la raccolta firme sui sagrati delle Chiese. «Non si tratta di difendere solo un valore religioso – spiega mons. Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione Cei per i Problemi sociali e i Lavoro  – ma una intera dimensione antropologica e sociale che viene ad essere compromessa. La domenica, e non un giorno qualunque, è il tempo del riposo, della famiglia, del raccoglimento spirituale che restituiscono dignità alla persona e al lavoro».

09 Nov 2012 09.09 Post 8 Commenti

Giornale versione testo

IL VANGELO CON CARLO MARIA MARTINI

Pubblichiamo spunti di riflessione al Vangelo, tratti da pensieri,  scritti, opere di Carlo Maria Martini. Biblista ed esegeta, è stato arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002. Noto come il cardinale del dialogo, cercò sempre un ponte con i non credenti e con le altre religioni, a cominciare dall’ebraismo, i cui fedeli   amava definire fratelli maggiori. Uomo attento ai segni dei tempi, di sé disse: «Sono conscio di avere confidato soprattutto sulla parola di Dio, di essermi buttato fin dall’inizio in questa perigliosa impresa con la coscienza sì dei miei limiti e delle mie inadeguatezze, ma pure con fiducia totale nella sua Parola. E questo perché sono cristiano e so di essere nato e sostenuto dalla Parola.

Lunedì 5 novembre
Lc 14,12-14

Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi.

Povertà invisibili o “sommerse”, cosiddette da “quarto mondo”. Il fenomeno è presente ormai in quasi tutti i paesi europei dove alcune categorie di persone, oltre a vivere in condizioni di gravissimo disagio fisico e psichico, hanno perso la legittimazione di “soggetti di diritto” perché non sono garantite da protezione giuridica e sociale. Ricordo a modo esemplificativo: “senza tetto” o “barboni”; immigrati e nomadi, soprattutto clandestini; malati mentali, la cui sofferenza psichica non è riconducibile ai canoni classici dell’intervento clinico o terapeutico; anziani non autosufficienti e/o cronici per i quali spesso non è garantito neppure il diritto alla tutela della salute e alla dignità della vita quotidiana; tossicodipendenti con patologie comportamentali o psichiatriche; malati di AIDS, soprattutto in fase avanzata, isolati e abbandonati.
Queste povertà, insieme alle più tradizionali, evidenziano un denominatore comune: la mancanza di “relazionalità”. Per esse invochiamo una prossimità del tutto nuova, che non chiede moltiplicazione ripetitiva di servizi tradizionali, ma evoca un “prendersi cura” non delegabile e che solo un attento vigilare può suscitare.
Oggi si prospetta una grande sfida da cui dipendono le sorti prossime venture del nostro Paese. E’ necessario creare una cultura della vigilanza, capace di contrastare la cultura della protesta, del mugugno, dell’impotenza, della disillusione, della depressione, della rivalsa, dell’autoconsolazione, della chiusura in se stessi a doppia mandata.
L’interrogativo che ci deve in qualche modo mobilitare può essere formulato così: come recuperare una pedagogia della vigilanza diffusa? E’ stato detto negli anni scorsi che bisognava passare da una stagione dei diritti a una dei doveri; ora è il momento delle responsabilità. Ciò significa, per esempio, sotto l’aspetto civile che ci interessa, rendersi attivi, non aspettando che lo Stato o gli altri si muovano, informandosi e facendo valere ragionevolmente le proprie istanze.

Martedì 6 novembre
Lc 14,15-24

Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!

Anche se costituito in una condizione e in una natura che egli riceve per generazione e condivide con tutti i suoi simili, l’uomo trova la ragione prima della sua grandezza nel fatto di provenire, secondo il nucleo originario e inconfondibile del suo essere, immediatamente dal Dio creatore, che dall’eternità lo ha chiamato per nome; e nel fatto di dover tornare a Colui che è al tempo stesso il suo principio e il suo destino, con una decisione (o, meglio, con una serie di decisioni) di cui egli porta la responsabilità totale, perché non è condizionabile in modo determinante da nessuna creatura diversa da sé.
Pur generato e nutrito in una comunione universale di vita che è la Chiesa, il cristiano ha un pregio inestimabile perché è stato amato personalmente dal Padre, che lo ha voluto suo figlio; è stato personalmente raggiunto dall’azione redentrice di Cristo, che per lui ha versato il suo sangue; è guidato dallo Spirito nella positiva risposta personale alla divina chiamata alla salvezza. Dal “noi” e sul “noi” della Chiesa emerge e si definisce l’io del credente, il quale si apre al “tutto” della cattolicità.
Davanti al Padre, che è la sorgente della mia vita e il mio traguardo, davanti al dramma dí un destino che è giocato una volta per tutte, davanti ai sì e ai no che decidono della mia sorte etema, ci sto io, non il gruppo, la classe, la comunità. Non sono solo perché lo Spirito domanda in me e per me ciò che io non so chiedere e il mio Salvatore mi sta accanto, mi avvince a sé, mi partecipa i suoi sentimenti filiali. Ma nessuno può sostituirmi in questa impresa.

La Chiesa, nata dalla Parola di salvezza, costruita dai sacramenti, guidata dal Signore e dallo Spirito che distribuiscono i vari ministeri, ha il compito di assumere l’ansia e l’impegno di promozione umana e di dirigerlo verso qualcosa che non si limita alla promozione orizzontale, ma costituisce un “di più” non pleonastico o facoltativo, ma essenziale e decisivo per la salvezza dell’uomo.

Questo “di più”, da un lato, può essere espresso facendo riferimento al Vangelo, al Regno, alla realtà di Gesù morto, risorto e vivente nella Chiesa come esprimenti l’infinito amore del Padre che chiama l’uomo alla partecipazione alla sua stessa vita; dall’altro, può essere intravisto anche mediante una riflessione antropologica che colga l’uomo come aperto al mistero, paradossale promontorio sporgente sull’Assoluto, essere eccentrico e insoddisfatto, che soltanto in una incondizionata dedizione all’imprevedibile piano di Dio trova le condizioni per realizzare la propria autenticità.

Mercoledì 7 novembre
Lc 14,25-33

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali” (1Tim 6, 9-10).
E’ la temperanza a stroncare le radici di quell’avidità che crea ingiustizia.
Sotto questo aspetto, la temperanza riguarda anche il lusso, le spese sfrenate nel vestire, nella casa, nelle seconde e terze case, nei divertimenti; essa aiuta infatti a raggiungere la moderazione che conviene alla situazione di ciascuno e che non è eccedenza, ostentazione, sperpero.
La temperanza è importante perché rende la vita bella e armonica.
L’uomo deve ricavare il suo comportamento dalla ragione, dalla riflessione, dalla ragione illuminata dalla fede.
L’impegno per agire così è chiamato anche ascesi, esercizio, allenamento: si tratta di un’autoeducazione della volontà, che parte dall’intelligenza e dalla ragionevolezza. E tutti sappiamo che è molto importante allenarci con sacrifici al dominio di sé, alle piccole rinunce. Là dove i ragazzi non vengono aiutati a rinunciare a qualche cosa, ma si concede loro tutto, non saranno mai allenati, educati al dominio di sé. Bisogna dunque imparare a compiere volentieri piccoli e spontanei sacrifici, perché questa è la grande lezione tradizionale della temperanza cristiana.

Giovedì 8 novembre
Lc 15,1-10

Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta

Dio cerca ciò che è perduto con grande attenzione.
Dio vuole la salvezza di ciascuno di noi, anche di uno solo. Chi sogna un cristianesimo con programmi preordinati di tipo cosmico, un cristianesimo che non può attardarsi nella ricerca di una pecora o di una dramma o di un figlio che ha lasciato la casa patema, difficilmente comprende e accoglie il Vangelo della grazia, Ancora, le parabole mostrano una sorta di accanimento da parte del pastore, della donna e del padre.
Il Dio della misericordia infatti si prende a cuore il singolo uomo come se fosse l’unico, quasi a dire: Tu sei importante per me, tu mi manchi, per te metto in questione la mia vita.
Infine, Gesù sottolinea la gioia del ritrovamento; ne fa il tema dominante, contrapposto alle lacrime della ricerca. Quando il pastore ritrova la pecora «se la mette in spalla tutto contento e va a casa, chiama gli amici e i vicini», affinché si rallegrino con lui. La donna, ritrovata la dramma, «chiama le amiche e le vicine». TI padre dice ai servi: «Presto! Portate il vestito più bello e rivestite mio figlio, mettetegli l’anello al dito e i suoi calzari ai piedi, portate il vitello grasso e ammazzatelo, mangiamolo e facciamo festa. E cominciarono a far festa». Gioia, festa, banchetto, musica e danze sono collegate con il ritrovamento del perduto.

Venerdì 9 novembre
Gv 2, 13-22

Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!

“Quale bellezza salverà il mondo?”. Non basta deplorare e denunciare le brutture del nostro mondo. Non basta neppure, per la nostra epoca disincantata, parlare di giustizia, di doveri, di bene comune, di programmi pastorali, di esigenze evangeliche. Bisogna parlarne con un cuore carico di amore compassionevole, facendo esperienza di quella carità che dona con gioia e suscita entusiasmo: bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita, perché solo questa bellezza rapisce veramente i cuori e li rivolge a Dio. Occorre insomma far comprendere ciò che Pietro aveva capito di fronte a Gesù trasfigurato (“Signore, è bello per noi restare qui!”: Mt 17,4) e che Paolo, citando Isaia (52,7), sentiva di fronte al compito di annunciare il vangelo (“Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!”: Rom 10,15).

Per chi si riconosce amato da Dio e si sforza di vivere l’amore solidale e fedele nelle diverse situazioni di prova della vita e della storia, diventa allora bello vivere questa fine secolo, questo nostro tempo, che pur ci appare così pieno di cose brutte e laceranti, cercando di interpretarlo nei suoi enigmi dolorosi e conturbanti. E’ bello cercare nella storia i segni dell’Amore Trinitario; è bello seguire Gesù e amare la sua Chiesa; è bello leggere il mondo e la nostra vita alla luce della croce; è bello dare la vita per i fratelli! E’ bello scommettere la propria esistenza su Colui che non solo è la verità in persona, che non solo è il bene più grande, ma è anche il solo che ci rivela la bellezza divina di cui il nostro cuore ha profonda nostalgia e intenso bisogno.

Sabato 10 novembre
Lc 16,9-15

Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole

Non è la mancanza di tempo in quanto tale che ci assedia e ci inquieta, e neppure la molteplicità degli impegni che sembrano gravare su di noi o la complessità dei problemi da risolvere. E’ piuttosto la percezione del fatto che il senso della nostra esistenza dipende strettamente dal tempo. Noi sentiamo – in qualche momento come una fitta dell’animo – che il nostro vivere consiste proprio nell’avere tempo, e non averne più significa morire. D’altra parte, nulla di ciò che di buono riusciamo a compiere o ad ottenere, riesce a fermare il tempo, a trattenerlo in modo stabile e definitivo nella nostra vita. Tutto infatti, non appena è raggiunto, di nuovo deve affrontare il tempo che passa: con le sue incognite, con il declino che lo accompagna.
Il denaro anzitutto. Se il tempo è denaro, l’accumulo del denaro e la libertà di spenderlo mi convincono di essere padrone del tempo: del mio e di quello degli altri. E posso arrivare a pensare che il mio tempo vale molto, solo perché costa molto denaro; o che il tempo degli altri vale poco, solo perché io posso comprarlo per il mio vantaggio.
Anche l’ambizione del dominio, inteso come esasperazione della forza, della riuscita, del successo in ogni campo della vita, è un modo illusorio di possedere il tempo. Il potere, per esempio quello politico, coltivato come fine a se stesso, come ebbrezza della propria potenza e del proprio dominio sull’altro, genera l’impressione di poter durare a dispetto del tempo, prolunga la fantasia di attraversarne il logorio senza esserne travolti.
Infine, la spasmodica ricerca del godimento in ogni forma, mira a neutralizzare il tempo, è una sfida alla sua caducità. Riempire il giorno e la notte di eccitazioni, concentrarsi puntigliosamente nella cura del proprio piacere corporeo, del proprio benessere fisico e psichico, significa aggrapparsi alla vita biologica, pensando che il tempo del suo godimento sia tutto il bene di cui possiamo disporre.

Ostentare ricchezza, potere, sicurezza, salute, attivismo, sono tutti espedienti per esorcizzare l’angoscia del tempo che ci sfugge dalle mani. Parlo di “cosmesi” della morte, appunto perché noi cerchiamo di abbellire il consumarsi del tempo, che della morte è il simbolo, esaltandoci nel consumo di beni illusoriamente duraturi. L’esorcismo funziona come un “trucco” escogitato per prolungare la nostra partita con la morte; eppure sappiamo che la partita non potrà durare all’infinito, e la morte avrà l’ultima mossa.

Ma è possibile che proprio sotto questa verità, che alimenta la nostra angoscia, si nasconda anche un’altra verità capace di liberarci? è pensabile che in quell’affanno che ci spinge a percorrere strade illusorie, ci sia una provocazione salutare che dovremo portare coraggiosamente allo scoperto? In altre parole: siamo così sicuri che la morte sia sotto ogni aspetto la fine del tempo?

“State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra” (Lc 21, 34 ss).

C’è però un altro modo di affrontare il problema. Tra l’illusione di possedere il tempo e la disperazione per il suo venirci meno sta un atteggiamento completamente diverso, evocato con il termine vigilare.

Vigilare è la capacità di ritornare a prendersi il tempo necessario per aver cura della qualità non puramente clinica e commerciale della vita. Il tempo per imparare a riconoscere il significato delle nostre emozioni impulsi, tensioni per non rimuoverle troppo in fretta anestetizzando l’eventuale disagio che ci procurano, e rendendo così sterile la profondità dell’esperienza nella quale esse potrebbero introdurci. L’abitudine al consumo superficiale dei sentimenti ci rende fragili; assegnare all’occasionale immediatezza delle emozioni un ruolo decisivo per la nostra identificazione e la nostra condotta (“io adesso mi sento così, faccio così decido così”) ci espone al grave rischio di conferire alla pressione delle circostanze un potere assoluto sul nostro destino. Se non siamo vigili, saranno i nostri riflessi condizionati, e non il nostro io, a decidere per noi. Compito incongruo con la dignità dell’uomo e curiosamente contraddittorio nei confronti della gelosa difesa della libertà individuale, che segna irrevocabilmente la nostra cultura.

Dalla sterilità delle emozioni e dall’illusione alla quale si espone una vita sentimentale priva di discernimento, ci protegge la vigile cura del tempo vissuto. Si può tuttavia dire che tutti i modi di vegliare, che esemplificano le qualità essenziali del vigilare, sono come momenti particolari di quella grande veglia che è l’esistenza umana di fronte al tempo definitivo che viene: il tempo della vita eterna con Dio, che è come la “grande festa” della vita, alla quale ogni uomo che viene nel mondo è destinato, in attesa di esservi formalmente invitato non appena è in grado di prendere da solo la propria decisione.

Espressione della dimensione vigiliare del tempo vissuto è l’attesa cristiana del Signore che viene: nel fluire del tempo, per riscattare il desiderio dell’uomo e restituirlo alla propria libertà; alla fine del tempo, per sigillare il tempo dell’attesa e la reciproca speranza di una comunione irrevocabile.

Vigilare è perciò disponibilità a coltivare, senza censurarne l’emozione che prima o poi sfiora ogni uomo, il presentimento di una profondità della vita e del tempo, dei gesti e delle cose, del corpo e dell’anima, che risuona alla nostra coscienza come una promessa. Una verità del tempo vissuto, che non ci proietta semplicemente “al di là”, oltre le opere e i giorni che scandiscono i ritmi della nostra vita quotidiana, bensì percorre la loro trama con il filo prezioso di delicati trasalimenti e di folgoranti intuizioni.

Molti eventi, certo, battono alla mia porta: per tante cose mi è chiesto di avere tempo e in tanti modi mi viene offerto di condividerlo e di cederlo. Se però rimango vigile, e cerco di tenere desti i sensi e lo spirito di fronte a tutto ciò che il tempo conduce in prossimità della mia casa, nei colpi che risuonano alla porta potrò riconoscere la voce del Signore, e distinguerne il tono amico che chiede a ogni istante di poter entrare. L’angoscia del futuro e della morte allenterà così la sua stretta mortale, e l’ansia del presente si scioglierà nell’emozionante tensione dell’attesa.


LE NOTIZIE

MESSAGGIO DEL PAPA PER I MIGRANTI. «FAVORIRE AUTENTICA INTEGRAZIONE, CON DIRITTI E DOVERI»

«Il cammino di integrazione comprende diritti e doveri, attenzione e cura verso i migranti perché abbiano una vita decorosa, ma anche attenzione da parte dei migranti verso i valori che offre la società in cui si inseriscono». Lo scrive il Papa nel Messaggio per la Giornata del migrante e del rifugiato che si celebrerà il prossimo 13 gennaio. Il Pontefice invita la Chiesa a non cadere nel «mero assistenzialismo, per favorire l’autentica integrazione, in  una società dove tutti siano membri attivi e responsabili».
Accanto a questa azione di promozione umana, la Chiesa, sottolinea il Pontefice, «non trascura di evidenziare gli aspetti positivi, le buone potenzialità e le risorse di cui le migrazioni sono portatrici. In questa direttrice prendono corpo gli interventi di accoglienza che favoriscono e accompagnano un inserimento integrale di migranti, richiedenti asilo e rifugiati nel nuovo contesto socio-culturale, senza trascurare la dimensione religiosa, essenziale per la vita di ogni persona».

Benedetto XVI rileva che «mentre vi sono migranti che raggiungono una buona posizione e vivono dignitosamente, ve ne sono molti che vivono in condizioni di marginalità e di privazione dei fondamentali diritti umani, oppure che adottano comportamenti dannosi per la società in cui vivono». E ricorda che «la materna sollecitudine della Chiesa si esplica anche nel soccorso della povertà e della sofferenza, che non di rado produce drammi e tragedie».


5 MILIONI DI IMMIGRATI IN ITALIA MA NON SONO NUMERI

Sono circa 5 milioni gli immigrati in Italia. A rivelarlo è il Dossier di Caritas e Migrantes, realizzato dalla cooperativa    Idos. Il messaggio che il Dossier ha scelto per il 2012 è Non sono numeri. Si è voluto così ridare centralità alla dignità degli immigrati in quanto persone.

Dai dati emerge che nel 2011 sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri Paesi, di cui 15,2 milioni i rifugiati e 26,4 gli sfollati interni. Delle oltre  277mila domande di asilo presentate nella sola Europa, la maggior parte è proveniente da persone dell’Europa dell’Est e dal martoriato continente africano.

Il ruolo degli stranieri è ancora fondamentale nella società, nonostante la crisi si sia fatta sentire in modo pesante sui posti di lavoro. Attualmente gli occupati stranieri sono circa 2,5 milioni e rappresentano un decimo dell’occupazione totale. Nello stesso tempo tra gli stranieri è aumentato il numero dei disoccupati (310mila, di cui 99mila comunitari) e il tasso di disoccupazione (12,1%, quattro punti più in più rispetto alla media degli italiani). Gli immigrati sono concentrati nelle fasce più basse del mercato del lavoro.

I principali settori per i quali il contributo degli immigrati risulta fondamentale sono: l’agricoltura, l’industria, l’edilizia, i trasporti e, in generale, i lavori a forte manovalanza. Dai dati messi a disposizione dalle organizzazioni delle cooperative, risulta che gli immigrati incidono per oltre un sesto nelle cooperative di pulizie e per oltre un terzo in quelle che si occupano della movimentazione merci.

L’Italia ha bisogno di maggiore integrazione per gli stranieri, e questo perché, secondo Caritas-Migrantes, il loro arrivo andrà a compensare sempre più il calo della natalità degli italiani. Il 63% degli stranieri vive al Nord, il 23,8% al Centro e solo il 12,8% al Sud. Il 54% è cristiano. Per il ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, il parlamento deve fare di più: «Credo che dobbiamo vedere il tema dell’immigrazione in maniera nuova: come un elemento di crescita e di sviluppo del nostro Paese».


Ucciso l’ultimo cristiano rimasto al centro di Homs. Si chiamava Elias Mansour, cristiano greco-ortodosso di 84 anni; aveva deciso di restare a casa per prendersi cura del figlio disabile. Aveva rivelato che se avesse incontrato i ribelli, «avrebbe ricordato loro i dieci Comandamenti e le Sacre Scritture», purtroppo non ha avuto successo. L’Agenzia Fides fa sapere che non si hanno notizie circa la sorte del figlio della vittima.

Fides parla anche di combattimenti in corso nell’area di Wadi Sayeh – abitata da cristiani e musulmani sunniti – fra esercito regolare e ribelli. Colpito anche un convento dei gesuiti nel quartiere di Hamidiyeh. La struttura ha subito lievi danni ma non ci sono vittime. I gesuiti e gli sfollati che vi si trovano stanno bene.

02 Nov 2012 12.12 Post 8 Commenti