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BENEDETTO XVI: «LAVORARE PER LA PACE IN SIRIA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI»

«Dobbiamo fare tutto il possibile perché un giorno potrebbe essere troppo tardi».
Nuovo appello di Benedetto XVI per la pace in Siria. Dall’inizio della crisi più volte il pontefice è intervenuto per chiedere la fine della spirale di violenza e la ricerca di una via per il dialogo.

A causa degli scontri che continuano sul territorio, il Vaticano ha rimandato l’invio della delegazione di padri sinodali a Damasco, annunciata durante il Sinodo dei Vescovi e voluta per esprimere la vicinanza spirituale della Chiesa alla popolazione siriana e alle comunità cristiane del Paese.

A dare la notizia della cancellazione della visita, lo stesso Benedetto XVI che ha spiegato di aver invece affidato una missione speciale al cardinal Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, che è in Libano per portare aiuti alla popolazione siriana e rafforzare l’impegno umanitario nella Regione. A questo scopo sarà devoluta una donazione del Sinodo dei Vescovi, alla quale il Santo Padre ha voluto aggiungere un contributo pari a 1 milione di dollari Usa.

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08 Nov 2012 02.02 News Nessun Commento

MONS.NOSIGLIA: I ROM NON SONO STRANIERI MA CONCITTADINI


MONS.NOSIGLIA: I ROM NON SONO STRANIERI MA CONCITTADINI


«Non stranieri ma concittadini e familiari di Dio», è la coraggiosa Lettera pastorale che l’Arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia ha dedicato ai popoli nomadi (rom e sinti). Arriva dopo due anni di impegno da parte dell’arcivescovo con visite nei campi, incontri con operatori e l’avvio in Diocesi di un gruppo di lavoro.

«Conosco tanti di voi. Ho nel cuore – scrive Nosiglia – gli occhi di tanti uomini, donne, bambini, ragazzi e nella mia preghiera trovate tutti posto. Conosco le vostre sofferenze, le umiliazioni, le difficoltà, ma anche i vostri sogni, le speranze, la fatica di raggiungere una vita migliore. So che sperate un futuro più bello per i vostri figli. Vorrei dirvi: abbiate fiducia! Abbiate fiducia nella possibilità di dare un’istruzione, una casa, un lavoro ai vostri figli! Abbiate fiducia di poter essere  amici di noi non rom e non sinti, ma tutti figli dello stesso Dio».

«Avere fiducia significa – prosegue l’Arcivescovo – non credere di risolvere i problemi della vita con la violenza o con la delinquenza e l’illegalità», ma piuttosto affermare «la dignità dei vostri popoli con l’onore di una vita buona, rispettosa di voi stessi e degli altri».

Nosiglia, rivolto ai rappresentanti delle istituzioni, esorta ad: «offrire parità di diritti. Sento la vergogna di campi più o meno autorizzati che sono al di sotto della soglia di vivibilità, in cui cresce la violenza e la delinquenza». Ancora: «È doveroso assicurare alla giustizia coloro che delinquono, ma non possiamo accettare la generalizzazione che si compie ai danni di tutto un popolo, costituito prevalentemente da minori».

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26 Ott 2012 05.05 News 1 Commento

EGITTO: UNA TV PER I CATTOLICI

EGITTO: UNA TV PER I CATTOLICI

Sarà la prima rete televisiva cattolica egiziana. Uno strumento per mostrare la ricchezza del mondo cattolico che opera nel Paese, guidato politicamente dai Fratelli Musulmani. Il suo nome sarà Salam, che in arabo vuol dire pace. Vedrà la luce entro il 2013, ma la fase progettuale è già entrata nel vivo.

Sono cominciati i primi incontri con operatori televisivi già attivi su altri network, per selezionare lo staff che lavorerà al progetto. Si inizierà con l’emissione di trasmissioni per due ore al giorno, per poi allargare progressivamente il palinsesto. «Ovviamente – spiega il vicario apostolico di Alessandria, Adel Zaiki – siamo partiti cercando collaboratori all’interno della nostra comunità, e speriamo di attivare presto sinergie con le emittenti cattoliche di altri Paesi. Potranno essere coinvolti anche copti ortodossi e musulmani». «In Egitto la nostra identità cattolica spesso non viene distinta da quelle dei copti ortodossi e dei protestanti, che dispongono di parecchi network mediatici. Nell’attuale situazione egiziana, ci sembra utile avere uno strumento per mostrare a tutti la ricchezza dello sguardo cattolico, anche sul terreno della dottrina sociale. É un piccolo sogno che vogliamo realizzare in tutta umiltà, come contributo all’unità dei cristiani e di tutti gli egiziani.

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26 Ott 2012 05.05 News Nessun Commento

LA FEDE CHE PORTA IN MISSIONE

Puntata speciale di A Sua Immagine dedicata alle missioni.

“Ho creduto perciò ho parlato”, è il versetto scelto per la Giornata Missionaria Mondiale, che verrà celebrata domenica 21 ottobre. Il tema, tratto dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, fa riferimento è al rapporto essenziale tra missione e fede e sarà l’argomento della trasmissione.

Rosario Carello, ci mostrerà territori di missione: Mozambico, Tanzania, Colombia, Guatemala, fino in Papua Nuova Guinea. Conosceremo da vicino la vita e le attività di numerosi missionari. Scopriremo come è nata la loro vocazione e in che modo vivono il dono della fede come ricchezza da condividere.

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SIRIA, ATROCITÀ DELLA GUERRA RACCONTATE DAI BAMBINI

La crisi siriana non si arresta e il prezzo più alto lo pagano i bambini.

«In alcuni casi i bambini sono stati usati come scudo umano in modo da poter avanzare verso obiettivi militari e alcuni sono stati uccisi». È la drammatica situazione descritta a Radio Vaticana dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio Onu di Ginevra. Il prelato ha lanciato un appello alla comunità internazionale, affinché se ne occupi e ha ribadito: «Ci sono circa 280 mila rifugiati nei Paesi limitrofi alla Siria e in alcuni campi, come in Giordania, più del cinquanta per cento delle persone presenti sono minorenni. Inoltre, ci sono centinaia di minori non accompagnati abbandonati in nei campi, non sanno cosa fare e  portano il peso di esperienze traumatiche». Dichiarazioni che giungono in concomitanza con la pubblicazione del rapporto Atrocità taciute, stilato da Save The Children. Testimonianze di decine di bambini e adolescenti siriani, costretti ad abbandonare le loro case per raggiungere i campi rifugiati.

«Mi hanno appeso al soffitto per i polsi e poi hanno iniziato a colpirmi», quella di Khalid, quindicenne siriano, è solo una delle numerose   esperienze raccontate. Le conseguenze del trauma subito dai bambini sono drammatiche: alcuni manifestano comportamenti autolesionistici, altri soffrono di incubi notturni, incontinenza o depressione. «Si stanno commettendo atti di violenza orribili sui bambini in Siria. Un’assistenza adeguata potrà aiutarli a superare lo shock subito, ma questi crimini devono essere raccontati e documentati perché chi ne è responsabile possa essere chiamato a risponderne», dichiara Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. Lanciata anche una petizione internazionale rivolta all’Onu.

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27 Set 2012 01.01 News 1 Commento

UOMINI E RELIGIONI

Sarajevo, a vent’anni dalla guerra, ha ospitato un grande incontro di religioni mondiali, insieme nello Spirito di Assisi. Tre giorni di dialogo e preghiera (9-11 settembre) fortemente voluti dalla Comunità di Sant’Egidio.

A Sua Immagine racconta lo storico evento. Rosario Carello ripercorrerà i momenti più significativi del meeting Living Together is the Future. Religioni e Culture in Dialogo.

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SIRIA PREGHIERA E DIGIUNO DI UN PRETE COME RISPOSTA AL CONFLITTO

Un segno forte di non violenza, una grande testimonianza di fede. La preghiera e il digiuno di un prete cattolico in Siria  per ricordare a tutti coloro che stanno soffrendo, a quanti stanno combattendo un’insensata e cruenta guerra civile, che l’unica fonte di salvezza e speranza è Dio. Secondo l’Agenzia Fides, nella città di Qusayr (nei pressi di Homs), un prete cattolico, che preferisce conservare l’anonimato, si è stabilito in città, in una casa parrocchiale, con il solo scopo di fare un’esperienza di continua preghiera e digiuno, per implorare da Dio la pace e la riconciliazione. Come spiega il sacerdote, la sua presenza, «segno di contraddizione», sarà un’esperienza che i fedeli di tutte le religioni potranno comprendere, in quanto «le armi della preghiera e del digiuno sono importanti nel cristianesimo e nell’islam». La speranza è che fedeli cristiani e musulmani possano unirsi a lui.

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31 Mag 2012 01.01 News Nessun Commento

ANCORA STRAGI DI CRISTIANI IN NIGERIA E KENYA

Non si arrestano le violenze contro i cristiani nel mondo e ancora una volta è l’Africa teatro delle persecuzioni.

Due attacchi distinti in Nigeria e Kenya, perpetrati contro fedeli riuniti in preghiera, hanno provocato la morte di 21 persone, decine sono i feriti ma il drammatico bilancio potrebbe peggiorare. «La persecuzione religiosa – ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco -  non è purtroppo un fatto nuovo. Si sperava che fosse qualcosa ormai ampiamente superato, ma di fatto non lo è in alcune parti del mondo». «Ma i cristiani  africani – ha osservato – reagiscono alle persecuzioni con forza e senza volontà di vendetta».

I fatti: a Kano, nel nord della Nigeria, un gruppo di uomini ha attaccato con bombe e armi da fuoco un teatro nei pressi dell’Università della città, usato dagli studenti cristiani per le funzioni religiose. «Le esplosioni e i colpi di arma da fuoco sono andati avanti per oltre 30 minuti», è la testimonianza di uno studente all’ agenzia Reuters. Un primo bilancio parziale conta 20 morti.

A Kano negli ultimi mesi si sono verificati sanguinosi attentati ad opera di Boko Haram, la setta islamica che vuole imporre la Sharia nel Paese, con centinaia di vittime, in gran parte civili. Il presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, il primo presidente cattolico del Paese, ha condannato gli attentati definiti brutali e opera di assassini malvagi. Jonathan ha invitato «i nigeriani a non disperare, a rimanere uniti nella condanna e nel rifiuto al terrorismo che ha come obiettivo la destabilizzazione della nazione e delle sue più vitali istituzioni».

A Nairobi invece, una granata è stata lanciata all’interno di una chiesa, che fa riferimento alla congregazione Casa dei miracoli di Dio, poco prima dell’inizio della funzione, provocando la morte di una persona e numerosi feriti. Autori dell’attentato sono probabilmente gli Shabaab somali.

L’Unione europea ha auspicato che gli autori delle stragi siamo portati al più presto davanti alla giustizia.

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03 Mag 2012 01.01 News Nessun Commento

LE AVVENTURE DI UN MISSIONARIO

Rosario Carello incontra Padre Angelo Campagnoli, fondatore della missione del Pime in Thailandia.

Attraverso la straordinaria testimonianza di un missionario che ha vissuto 32 anni in Paesi buddhisti, vero e proprio “ponte” tra la cultura cristiana e le altre, comprenderemo meglio la storia e la vita della “terra dell’eterna primavera“. Padre Campagnoli ci racconterà la difficoltà ma anche la ricchezza che può nascere dall’incontro con persone che seguono un’altra tradizione religiosa. Ci darà il suo personale ricordo del beato padre Clemente Vismara, conosciuto in Birmania.

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PAKISTAN. PADRE CRISTIANO PERDONA L’ASSASSINO DI SUA FIGLIA

Si conclude con la forza del perdono l’ennesima violenza consumata in Pakistan contro i cristiani.

A trovare il coraggio per un atto di così grande fede è il papà di Mariah Masih, una giovane ragazza cattolica violentata e uccisa nel novembre dello scorso anno da Arif Gujjar, che voleva sposarla e convertirla all’Islam.

Secondo quanto riferisce l’agenzia Fides, Manisha Masih, il padre della ragazza ha perdonato pubblicamente il giovane assassino, nel corso di un incontro ufficiale tra la comunità musulmana e quella cattolica, tenutosi nei pressi di Samundari, nella provincia del Punjab.

Su Arif Gujjar pendeva l’accusa di assassinio. La polizia locale lo aveva arrestato e tenuto in custodia per 45 giorni. Il ragazzo era stato poi scagionato e rilasciato senza essere processato. La famiglia aveva contestato la decisione e il 21 marzo ha presentato una istanza chiedendo che il caso fosse trasferito alla competenza dell’Ufficio di polizia di Faisalabad.

È in questa fase che c’è stata la ricerca di un compromesso fra le parti, andato a buon fine anche grazie alla mediazione di alcuni avvocati e di musulmani moderati. Durante l’incontro alla presenza di 75 persone di fede islamica e 35 cattolici, la comunità musulmana ha presentato le scuse ufficiali a Manisha Masih, esprimendo rammarico per l’accaduto. La famiglia cattolica di Mariah ha risposto con il perdono.

Un sacerdote, contattato da Fides a Faisalabad, commenta: «La famiglia cristiana di Manisha Masih non aveva altra scelta, essendo fra le poche famiglie cristiane in un villaggio musulmano. Il perdono è auspicabile, viene da Dio ed è sempre una testimonianza di amore al nemico. Ma troppo spesso ai cristiani in Pakistan è negata la giustizia, e i delitti contro i cristiani restano impuniti».

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19 Apr 2012 12.12 News Nessun Commento