libertà religiosa
EGITTO: UNA TV PER I CATTOLICI
EGITTO: UNA TV PER I CATTOLICI
Sarà la prima rete televisiva cattolica egiziana. Uno strumento per mostrare la ricchezza del mondo cattolico che opera nel Paese, guidato politicamente dai Fratelli Musulmani. Il suo nome sarà Salam, che in arabo vuol dire pace. Vedrà la luce entro il 2013, ma la fase progettuale è già entrata nel vivo.
Sono cominciati i primi incontri con operatori televisivi già attivi su altri network, per selezionare lo staff che lavorerà al progetto. Si inizierà con l’emissione di trasmissioni per due ore al giorno, per poi allargare progressivamente il palinsesto. «Ovviamente – spiega il vicario apostolico di Alessandria, Adel Zaiki – siamo partiti cercando collaboratori all’interno della nostra comunità, e speriamo di attivare presto sinergie con le emittenti cattoliche di altri Paesi. Potranno essere coinvolti anche copti ortodossi e musulmani». «In Egitto la nostra identità cattolica spesso non viene distinta da quelle dei copti ortodossi e dei protestanti, che dispongono di parecchi network mediatici. Nell’attuale situazione egiziana, ci sembra utile avere uno strumento per mostrare a tutti la ricchezza dello sguardo cattolico, anche sul terreno della dottrina sociale. É un piccolo sogno che vogliamo realizzare in tutta umiltà, come contributo all’unità dei cristiani e di tutti gli egiziani.
UOMINI E RELIGIONI
Sarajevo, a vent’anni dalla guerra, ha ospitato un grande incontro di religioni mondiali, insieme nello Spirito di Assisi. Tre giorni di dialogo e preghiera (9-11 settembre) fortemente voluti dalla Comunità di Sant’Egidio.
A Sua Immagine racconta lo storico evento. Rosario Carello ripercorrerà i momenti più significativi del meeting Living Together is the Future. Religioni e Culture in Dialogo.
ANCORA STRAGI DI CRISTIANI IN NIGERIA E KENYA
Non si arrestano le violenze contro i cristiani nel mondo e ancora una volta è l’Africa teatro delle persecuzioni.
Due attacchi distinti in Nigeria e Kenya, perpetrati contro fedeli riuniti in preghiera, hanno provocato la morte di 21 persone, decine sono i feriti ma il drammatico bilancio potrebbe peggiorare. «La persecuzione religiosa – ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco - non è purtroppo un fatto nuovo. Si sperava che fosse qualcosa ormai ampiamente superato, ma di fatto non lo è in alcune parti del mondo». «Ma i cristiani africani – ha osservato – reagiscono alle persecuzioni con forza e senza volontà di vendetta».
I fatti: a Kano, nel nord della Nigeria, un gruppo di uomini ha attaccato con bombe e armi da fuoco un teatro nei pressi dell’Università della città, usato dagli studenti cristiani per le funzioni religiose. «Le esplosioni e i colpi di arma da fuoco sono andati avanti per oltre 30 minuti», è la testimonianza di uno studente all’ agenzia Reuters. Un primo bilancio parziale conta 20 morti.
A Kano negli ultimi mesi si sono verificati sanguinosi attentati ad opera di Boko Haram, la setta islamica che vuole imporre la Sharia nel Paese, con centinaia di vittime, in gran parte civili. Il presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, il primo presidente cattolico del Paese, ha condannato gli attentati definiti brutali e opera di assassini malvagi. Jonathan ha invitato «i nigeriani a non disperare, a rimanere uniti nella condanna e nel rifiuto al terrorismo che ha come obiettivo la destabilizzazione della nazione e delle sue più vitali istituzioni».
A Nairobi invece, una granata è stata lanciata all’interno di una chiesa, che fa riferimento alla congregazione Casa dei miracoli di Dio, poco prima dell’inizio della funzione, provocando la morte di una persona e numerosi feriti. Autori dell’attentato sono probabilmente gli Shabaab somali.
L’Unione europea ha auspicato che gli autori delle stragi siamo portati al più presto davanti alla giustizia.
PAKISTAN. PADRE CRISTIANO PERDONA L’ASSASSINO DI SUA FIGLIA
Si conclude con la forza del perdono l’ennesima violenza consumata in Pakistan contro i cristiani.
A trovare il coraggio per un atto di così grande fede è il papà di Mariah Masih, una giovane ragazza cattolica violentata e uccisa nel novembre dello scorso anno da Arif Gujjar, che voleva sposarla e convertirla all’Islam.
Secondo quanto riferisce l’agenzia Fides, Manisha Masih, il padre della ragazza ha perdonato pubblicamente il giovane assassino, nel corso di un incontro ufficiale tra la comunità musulmana e quella cattolica, tenutosi nei pressi di Samundari, nella provincia del Punjab.
Su Arif Gujjar pendeva l’accusa di assassinio. La polizia locale lo aveva arrestato e tenuto in custodia per 45 giorni. Il ragazzo era stato poi scagionato e rilasciato senza essere processato. La famiglia aveva contestato la decisione e il 21 marzo ha presentato una istanza chiedendo che il caso fosse trasferito alla competenza dell’Ufficio di polizia di Faisalabad.
È in questa fase che c’è stata la ricerca di un compromesso fra le parti, andato a buon fine anche grazie alla mediazione di alcuni avvocati e di musulmani moderati. Durante l’incontro alla presenza di 75 persone di fede islamica e 35 cattolici, la comunità musulmana ha presentato le scuse ufficiali a Manisha Masih, esprimendo rammarico per l’accaduto. La famiglia cattolica di Mariah ha risposto con il perdono.
Un sacerdote, contattato da Fides a Faisalabad, commenta: «La famiglia cristiana di Manisha Masih non aveva altra scelta, essendo fra le poche famiglie cristiane in un villaggio musulmano. Il perdono è auspicabile, viene da Dio ed è sempre una testimonianza di amore al nemico. Ma troppo spesso ai cristiani in Pakistan è negata la giustizia, e i delitti contro i cristiani restano impuniti».
NIGERIA. ALLARME PER I CRISTIANI DOPO LE STRAGI DI PASQUA
NIGERIA. ALLARME PER I CRISTIANI DOPO LE STRAGI DI PASQUA
Pasqua di sangue per i cristiani della Nigeria. Resta ancora altissimo il livello di allarme per la comunità cristiana nigeriana, dopo l’esplosione di un’autobomba a Kaduna, che ha ucciso 38 persone e ne ha ferite gravemente altre 50. L’attacco, avvenuto nei pressi di una chiesa durante le funzioni religiose pasquali, al momento non è stato rivendicato ma le autorità sono propense ad attribuirlo alla setta fondamentalista Boko Haram, legata ai terroristi di al Qaida. Il gruppo islamico, infatti, aveva minacciato attacchi contro le comunità cristiane durante la Settimana Santa.
Probabilmente opera di Boko Haram anche i tre attacchi separati che negli Stati di Yobe e di Borno, negli ultimi due giorni hanno lasciato sul terreno altri sette morti, rimasta vittima anche una bambina, nelle città nordorientali di Dikwa e di Potiskum.
Questa serie di attentati coordinati non avrebbe matrice religiosa ma sarebbe piuttosto espressione di una strategia di destabilizzazione del governo del presidente Goodluck Jonathan, il primo capo di Stato di religione cattolica nella storia nigeriana, in un Paese diviso tra nord a maggioranza musulmano e il sud cristiano. Il presidente, in un comunicato diffuso dal portavoce Reuben Abati, ha condannato «qualunque tipo di violenza ai danni di inermi cittadini» e ha rassicurato «tutti i nigeriani e i Paesi amici che il governo sta facendo tutto il possibile per contrastare il terrorismo e ogni forma di violenza in atto nel Paese».
LAOS, CRISTIANI SFIDANO LE AUTORITÀ PER CELEBRARE LA PASQUA
LAOS, CRISTIANI SFIDANO LE AUTORITÀ PER CELEBRARE LA PASQUA
In Laos i cristiani celebrano la Settimana Santa, sfidando i divieti delle autorità. Secondo quanto riferiscono gli attivisti di Human Rights Watch for Lao Religious Freedom (Hrwlrf), due comunità protestanti della provincia meridionale di Savannakhet si sono radunate davanti alle loro chiese – sequestrate da tempo – e hanno celebrato la Domenica delle Palme.
Le comunità cristiane hanno richiesto alle autorità la restituzione dei luoghi di culto.
Sirikoon Prasertsee, direttore di Hrwlrf, riferisce che «i cristiani sono determinati a far sentire la loro voce», a costo di «farsi arrestare e imprigionare», anche in vista della Pasqua.
Finora il governo laotiano non ha assunto una posizione ufficiale sulla richiesta di restituire i luoghi di culto. Intanto si moltiplicano gli appelli di Ong e attivisti per i diritti umani, che si rivolgono alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite perché Vientiane rispetti la Convenzione Onu sui diritti dell’uomo, la Costituzione del Paese e il principio inalienabile della libertà religiosa.
In Laos, nazione guidata da un regime comunista, la maggioranza della popolazione è buddista; su un totale di sei milioni di abitanti, i cristiani sono il 2% circa della popolazione. I casi più frequenti di persecuzioni a sfondo religioso avvengono ai danni della comunità cristiana protestante.
TERRA SANTA. ATTACCHI AI CRISTIANI, IL CUSTODE SCRIVE AL PRESIDENTE ISRAELIANO
Con una lettera al presidente israeliano Shimon Peres, padre Pierbattista Pizzaballa ha chiesto di fermare gli atti vandalici contro le chiese. L’appello del Custode di Terra Santa giunge dopo la serie di scritte incivili ritrovate sulla chiesa battista di Narkis Street, in un cimitero cristiano sul monte Sion e sul monastero greco-ortodosso nella Valle della Croce. Insulti contro la Madonna, Gesù e i fedeli cristiani. «Gesù è morto»; «Morte ai cristiani», «Vi crocifiggeremo», slogan offensivi e violenti, che secondo padre Pizzaballa hanno varcato il limite e sono sintomo di razzismo e odio.
«Queste azioni – si legge nella lettera del Custode – da quanto so non hanno portato a nessun arresto. Non è mio costume scrivere lettere come questa. Le varie comunità cristiane vivono tranquillamente e pacificamente in Israele, con rispetto, apprezzamento e buoni rapporti sia con ebrei che con musulmani. Nel corso degli anni abbiamo imparato a ignorare le provocazioni e continuare la nostra vita quotidiana. Tuttavia, questa volta pare che sia stato varcato il limite così che non possiamo restare in silenzio. Gli slogan scioccanti scritti sui siti cristiani di preghiera, specialmente a Gerusalemme, feriscono i sentimenti di tutti i cristiani in Israele, indipendentemente dal loro credo, come pure le centinaia di migliaia di pellegrini che visitano Gerusalemme e la Terra Santa, e altri milioni da tutto il mondo. Le sarei grato – conclude il Custode rivolgendosi al presidente Peres – se utilizzasse tutta la sua influenza con le autorità in modo che questo modo di fare sia sradicato e queste azioni fermate».
INDONESIA, BAMBINI CATTOLICI RAPITI E CONVERTITI ALL’ISLAM
Oltre mille bambini cattolici di Timor Est sono stati rapiti dieci anni fa, convertiti all’islam e costretti con la forza in Indonesia, dove frequentano collegi islamici e sono affidati ad “educatori musulmani” che li hanno resi di fatto prigionieri.
A dare la notizia è l’agenzia Fides che racconta anche del tentativo di alcuni operatori umanitari e di rappresentanti dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati di riportare i ragazzi nella loro famiglia di origine, tentativo purtroppo fallito. Il dramma di questi ragazzi risale al 1999, quando durante il conflitto per l’indipendenza di Timor Est dall’Indonesia, numerose persone varcarono i confini verso Timor Ovest per sfuggire alle violenze dei miliziani filo-indonesiani. Tra di loro vi erano oltre 4000mila bambini. Molte famiglie decisero di affidare i propri figli a membri dell’esercito e a organizzazioni umanitarie indonesiane, con la speranza di salvezza e di un futuro migliore. Oltre 1.000 di quei bambini non hanno mai più fatto ritorno a Timor Est. Una fonte locale ha riferito all’agenzia Fides che alcuni genitori timoresi hanno rintracciato i loro figli ma i responsabili dei collegi si rifiutano di lasciarli andare.
Padre Benny Susetyo, segretario della Commissione episcopale per il dialogo interreligioso, afferma «è un caso molto triste, un patente abuso: come Commissione abbiamo sollevato la questione, insieme con altre organizzazioni della società civile come Kontras. La poniamo al governo, alle Nazioni Unite, alle organizzazioni musulmane, come questione fondamentale che tocca i diritti umani, la tutela dei diritti dei bambini, la libertà religiosa».
«Casi come questo – prosegue Padre Susetyo - mostrano come i rapporti fra politica e religione abbiano un serio impatto sulla libertà dei cittadini, soprattutto delle minoranze. Urge limitare la strumentalizzazione della religione in politica».
BLOGGER MUSULMANA DIFENDE CRISTIANI PERSEGUITATI
L’intellettuale blogger musulmana, Sana Saleem, si è esposta in prima linea per difendere la comunità cristiana perseguitata in Pakistan.
L’indignazione di Sana Saleem ha preso le mosse dall’ennesimo episodio di violenza perpetrato ai danni di persone di fede cristiana, in cui sono rimasti coinvolti anche bambini. Nei giorni scorsi un gruppo di quattro persone islamiche ha attaccato una chiesa cristiana pentecostale nella New Colony Mianwali a Manghopir (quartiere di Karachi), hanno schiaffeggiato i bambini, saccheggiato la chiesa, danneggiato gli arredi sacri e calpestato le bibbie. A scatenare la furia degli aggressori, provenienti da un moschea nelle vicinanze, sarebbero stati i canti dei piccoli cristiani, accusati di aver disturbato la preghiera islamica.
Secondo quanto riportato dall’Agenzia Fides, la comunità cristiana non ha voluto sporgere denuncia per timore di ritorsioni.
A prendere le difese della piccola comunità locale è stata l’intellettuale e blogger musulmana Sana Saleem che ha definito l’episodio «atroce, barbarico, spregevole». Sana Saleem sui giornali pakistani e internazionali ha dichiarato che «ciò accadrà ancora, perché questo non è solo fanatismo, ma odio cieco che il nostro silenzio alimenterà». Ha aggiunto «se non troviamo la forza di prendere posizione contro il bigottismo, di esprimere indignazione contro questa barbarie, di essere compassionevoli verso coloro che soffrono, saremo sulla buona strada verso l’autodistruzione».
PAKISTAN, VIETATO SCRIVERE GESÙ NEGLI SMS
Vietato scrivere Gesù negli sms. È l’ultima imposizione dell’Autorità delle Telecomunicazioni pakistane, che ha emanato un provvedimento che obbliga le società di telefonia mobile a censurare i messaggi di testo contenenti parole ritenute indecenti. Il provvedimento contempla il nome Gesù Cristo fra le parole considerate oscene o nocive del senso del pudore. Oltre 1600 le parole vietate a far da compagnia al nome di Gesù.
Le Chiese cristiane e le organizzazioni per i diritti umani in Pakistan hanno dato battaglia. Padre John Shakir Nadeem, Segretario della Commissione per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale, dichiara all’agenzia Fides: «Perché includere il nome di Cristo? Cosa ha di osceno? Bandirla è una violazione del nostro diritto di evangelizzare e ferisce i sentimenti dei cristiani».
Decisivo è risultato l’intervento del Ministro di stato per l’Armonia, il cattolico Akram Gill, che ha sollevato la questione nel gabinetto dei Ministri e in un colloquio personale con Mohammed Yaseen, Presidente dell’Autorità pakistana per le Telecomunicazioni, evidenziando che «tale inspiegabile misura non contribuisce a creare un clima di armonia interreligiosa in Pakistan». Il Presidente Yaseen ha modificato la lista, cancellando ufficialmente il nome di Gesù Cristo dalle parole vietate.
La Chiesa in Pakistan ha mostrato sollievo per «poter continuare l’opera di evangelizzazione con le nuove tecnologie».
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